In Thailandia Martín mostra la migliore delle forme, mettendo in atto la vittoria probabilmente più bella della sua carriera in MotoGP. Certo, le prestazioni dominanti della seconda metà di stagione sono tutte maiuscole, ma quella di Buriram tende a spiccare per il modo in cui il 25enne di Madrid ha conquistato il trionfo, regolando sia Binder sia il rivale Bagnaia in un confronto fisico e psicologico sportivamente devastante.

NESSUNA FUGA, 118 KM DI PURA TENSIONE

La perfezione Jorge Martín l'aveva già toccata con mano a Misano, portando a casa sia la Sprint Race sia il Gran Premio di San Marino e della Riviera di Rimini. In quel frangente nessuno era riuscito a impensierire il pupillo di Pramac Racing, seguito a distanza da un Bezzecchi mai così vicino da rubargli la prima posizione. Circa due mesi dopo, in Thailandia, il risultato conseguito è lo stesso - weekend dominato con Pole e vittoria di entrambe le gare - ma a differire è il modo attraverso il quale Martín detta legge.

Nei 26 giri percorsi al Chang lo spagnolo non allunga, anzi, è posto sotto pressione per l'intera distanza di una delle gare più belle dell'anno. Brad Binder sfrutta ogni energia possibile per battere la Ducati Pramac e tornare al successo a due anni e mezzo dall'unica vittoria ottenuta in MotoGP, braccando Martín per 21 tornate prima di affondare il colpo. Ad accentuare la tensione ci pensa Pecco Bagnaia, autore di una corsa tanto solida da includerlo nella bagarre per il primo posto fino all'ultimo giro.

DUE GIRI DIETRO A BINDER E NELLE GRINFIE DI BAGNAIA, POI LA RISPOSTA

Con tre piloti racchiusi in meno di un secondo da metà gara in poi il GP della Thailandia si trasforma in una competizione basata sui nervi, quanto mai sensibili quando i primi due nel mondiale si ritrovano a pochi metri di distanza l'uno dall'altro, separati per di più da un Binder che chiude le porte a suon di traversi in ingresso curva. In uno scenario così ostico Martín è pressoché perfetto, anche e soprattutto quando Binder - al giro 22 - buca la sua traiettoria prendendo il comando della corsa all'altezza dell'ultimo settore. Quell'apparente momento di difficoltà posiziona Martín appena davanti al leader del Mondiale, pronto ad affrontare uno scontro fisico già accennato al Sachsenring (vittoria di Jorge davanti a Pecco).

Ciò nonostante, passati due giri la Ducati Pramac torna sotto a Brad Binder, cancellando ogni dubbio sul calo prestazionale del madrileno, che torna al comando al 25° giro grazie ad un sorpasso chirurgico in curva 3. L'atmosfera, però, non accenna a raffreddarsi, anzi, c'è ancora spazio per lo spettacolo, enfatizzato dal tentativo di doppio sorpasso da parte di Bagnaia alla fine del penultimo passaggio. Nell'ingresso della curva 12 Binder e Martín non si aspettano di venire affiancati all'esterno dalla Ducati numero 1, ma Jorge non ci pensa due volte a chiudere sul cordolo esterno l'italiano, che dalla sua non si aspettava una frenata così anticipata dei due rivali. Infine, l'ultimo giro rasenta la perfezione, con Binder mai minaccioso se non in prossimità dell'ultima curva, zona in cui Martín blocca la KTM proteggendo l'interno, evitando al contempo di sacrificare l'uscita curva e di offrire l'incrocio all'avversario.

UNA VITTORIA DA CAMPIONE

Già prima del traguardo Martín si dimena, poi impenna e nel frattempo spacca pure il cupolino, testimonianza dell'adrenalina dettata da una battaglia agonisticamente preziosa, pronta a rendere questo GP un classico per gli anni a venire. I festeggiamenti di Jorge appena raccolta la bandiera a scacchi rappresentano il culmine della gara più bella mai corsa dallo spagnolo in MotoGP. Una prestazione superba, diversa da quello a cui ci ha abituato il portacolori Pramac negli ultimi tempi. Questa volta Martín è stato messo a dura prova anche a livello fisico, nel corpo a corpo più nudo e crudo, confrontandosi sia con uno dei piloti più audaci del paddock sia con colui che sta cercando di battere nella rincorsa mondiale. Jorge lascia Buriram con una nitida Lode tra le mani, unita alla consapevolezza che prima o poi l'albo d'oro della MotoGP accoglierà la sua firma.

Matteo Pittaccio