Nella mattinata odierna con una conferenza stampa è stato ufficializzata l’introduzione delle “Sprint Race” a partire dalla prossima stagione MotoGP. Una decisione che ha diviso non solo gli appassionati ma anche e soprattutto i piloti. Quest’ultimi venuti a conoscenza di questa novità solo ieri in diversi casi direttamente giornalisti nei briefing post sessioni. La novità essendo imposta dall’alto e soprattutto in questi modi ha spinto alcuni piloti a pensare ad un sindacato che ascolti le loro richieste.

FORMAT SIMIL SUPERBIKE

Seppur in conferenza stampa Carmelo Ezpeleta ha più volte ripetuto il concetto che quella della MotoGP non sarà una soluzione simile a quella del WorldSBK o della F1 è difficile non trovarci somiglianze. L’obiettivo di Dorna e FIM è quello di cercare di aumentare la visibilità, spettacolo ed interesse ad una MotoGP molto in difficoltà sotto tanti aspetti. La Sprint Race si disputerà il sabato pomeriggio di ogni GP alle ore 15, durerà esattamente la metà di una gara classica ed assegnerà la metà dei punti rispetto al normale.

Le qualifiche verranno disputate il Sabato mattina dopo la terza sessione di prove libere. Chiaramente ci sarà una sessione di prove in meno, le FP4, utili per provare i long run in vista della gara. Queste sono le linee guida date in questa conferenza. Ovviamente il programma nuovo è ancora sotto regime di studio e quindi è soggetto a cambiamenti. Con molta probabilità tra quindici giorni a Misano ne sapremo di più.

LE DICHIARAZIONI DI PILOTI E TECNICI

Come detto molti piloti non erano al corrente della novità fino a quando i giornalisti dopo le FP2 gli hanno chiesto pareri sulla novità. In molti sono rimasti disorientati dalla notizia comunicata dai giornalisti e non dall’organizzatore o dai team. Ennesima divergenza tra realtà e quanto riportato da Ezpeleta in conferenza stampa che affermava di averlo comunicato lui stesso a diversi piloti.

Il primo ad esprimersi con convinzione ed in modo poco edulcorato è il rookie di Gresini Racing Fabio Di Giannantonio: “Una grande cavolata. Facciamo già 22 gare quindi 22 weekend pieni di impegni fuori casa e già ora arriviamo esausti alla fine di alcune gare, dato che la MotoGP ti ammazza. Se vogliamo guardare la Superbike va bene, ma dobbiamo fare meno Gran Premi, oppure ridurre notevolmente il numero dei giri. Secondo me stiamo iniziando ad esagerare”.

Aleix Espargarò è più pacato ma non meno polemico: “Non mi piace l’idea. L’ho saputo poco fa e non da Dorna il che non credo sia l’ideale. Con tutto il rispetto la MotoGP non è la Superbike dato che ad esempio l’elettronica, l’aerodinamica ed il numero di ingegneri è superiore. Ottenere un buon assetto non è facile già con il format attuale, quindi se venisse ridotto il tempo a disposizione per lavorare sulla moto sarebbe davvero dura. Odio i test invernali, amo correre, ma non penso che questa sia una buona soluzione”.

Fabio Quartararo invece è deciso nella bocciatura ed è molto pragmatico: “Sarebbe davvero stupido inserire un altro format in MotoGP perché già 21 gare sono troppe e se ti infortuni ne salti tante. Mettere una gara il sabato prima di una gara è pericoloso, soprattutto perché in weekend come Assen e Mugello la domenica esci stanchissimo”. Anche il capotecnico del campione del mondo in carica, Diego Gubellini è allineato al pensiero del proprio assistito: “Uno dei problemi potrebbe essere che le gomme non hanno calo dovendo compiere pochi giri. Saranno tanti giri a ritmo di qualifica, dal punto di vista della pericolosità non andiamo a migliorare“.

Chi invece è più moderato e diplomatico è il campione del mondo Moto2 2018 Francesco Bagnaia: “Noi siamo piloti, veniamo in pista per correre: tuttavia, la nostra voce sarebbe da considerare”.

Giacomo Da Rold

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