Vi ricordate quando da bambini cantavamo il… girotondo arrivando al pezzo “tutti giù per terra”? Ecco, provate un po’ ad associarlo a quello che è successo nella rocambolesca gara Moto Gp di domenica in Australia, dove ben 8 piloti si sono auto-eliminati dalla gara con cadute pressoché identiche e, come se non bastasse, tutte alla medesima curva, la fatidica numero 4 (il tornante dopo la curva Stoner), ad eccezione del solo Marquez che è scivolato alla 10 (il tornante dopo lo scollino). La caduta del neo bi-campione iridato non pregiudica alcunché dal punto di vista del campionato (chiuso domenica scorsa a Motegi) ma rende più incerto il duello per il titolo a squadre (con il team Repsol che ora ha solo 40 punti di vantaggio sul team Yamaha). Ma il circuito australiano ha soprattutto regalato il secondo successo di Valentino Rossi, bravo a recuperare dall’ottava posizione al via fino a cogliere il suo secondo successo stagionale. E se qualcuno poteva avere ancora qualche perplessità sullo stato di forma del numero 46, ebbene…sono i risultati a parlare per lui.

La gara. Parte forte Jorge Lorenzo bruciando tutti e presentandosi per primo alla curva Doohan, dove si verifica un piccolo contatto tra Iannone e Crutchlow con il pilota Pramac che deve ricostruire la sua gara. Alla Southern Loop (curva 2) Marquez infila Lorenzo e i due si scambiano le posizioni, con il maiorchino che prova la risposta prima della curva 10 ma Marquez resiste. Dietro, intanto, Rossi scavalca Pedrosa, partito malissimo, ed è dietro alle due Yamaha Tech 3 di Espargarò e Smith. Nei giri successivi, Rossi si libera anche delle due Yamaha di Poncharal e inizia la sua rimonta su Lorenzo, con Marquez che ha già preso margine sul maiorchino e sta scappando via. Al 5° giro volano via prima Abraham e poi Iannone alla 4, dopo che quest’ultimo centra Pedrosa. Lo spagnolo è costretto di conseguenza al ritiro per una gomma tagliata e il cerchione rotto. Rossi nel frattempo battaglia con Lorenzo per la seconda posizione, mentre Crutchlow si stacca dal gruppo degli inseguitori e si porta al quarto posto solitario. A 10 giri dalla fine il colpo di scena che non ti aspetti: Marquez, che aveva 4” di vantaggio sulla coppia Rossi-Lorenzo, vola via alla frenata della 10 ed è costretto al ritiro. Fuori quindi tutte e due le Honda ufficiali. Rossi e Lorenzo sono primo e secondo con Crutchlow terzo, Aleix Espargarò quarto, Pol Espargarò quinto, Dovizioso sesto, Bradl settimo e Smith ottavo. Lorenzo è in evidente crisi con la gomma anteriore e Rossi ne approfitta per salutarlo e scappare via. Due giri ancora e altro tamponamento: questa volta è Bradl che alla frenata della 4 piomba addosso ad Aleix Espargarò rovinando la gara di entrambi. Bradl finisce a terra mentre Espargarò si ferma fuori pista con la moto danneggiata (Bradl infatti gli ha portato via la sella). Lorenzo alza il suo ritmo e Crutchlow ne approfitta per prenderlo e passarlo, mettendosi così in seconda posizione. Anche le Yamaha Tech 3 fiutano le difficoltà di Lorenzo e provano il colpaccio. Pol Espargarò si fa tradire dalla foga e cade anche lui alla 4 a 3 giri dalla fine, consegnando così il suo quarto posto al compagno di box Bradley Smith. All’ultimo giro succede quello che non ti aspetti: Crutchlow vola anche lui alla 4, regalando il secondo posto a Lorenzo e il primo podio in MotoGP a Smith. Sotto la bandiera a scacchi passa per primo Rossi con 6” di vantaggio su Lorenzo, poi Smith terzo a completare la tripletta Yamaha (non accadeva da Le Mans 2008), quarto e quinto posto per le Ducati di Dovizioso e Barbera, sesto Bautista, settimo Redding e via via tutti gli altri. Con questa vittoria Rossi sale a 108 in carriera su 310 Gp disputati (250 dei quali in classe regina), 8 vittorie a Phillip Island (2 in 250, 1 in 500 e 5 in MotoGP), consolida il secondo posto in campionato a -57 da Marquez (era a -82 dopo Motegi) con 8 punti di vantaggio su Lorenzo (255 Rossi contro i 247 di Lorenzo). Il Dottore ha ancora fame.

Marco Pezzoni

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