Vent’anni fa ci lasciava Joey Dunlop, ventisei volte vincitore al Tourist Trophy: il re delle corse su strada perdeva la vita a Tallinn. Due decenni dopo Joey è ancora il pilota più vincente sull’Isola di Man, oltre ad essere considerato uno dei più grandi motociclisti della storia.

Ci sono piloti che pur non avendo mai corso o vinto nel motomondiale sono autentiche leggende, uno di questi è sicuramente Joey Dunlop. Il nord irlandese classe 1952 si è imposto cinque volte nel campionato TT Formula 1. Joey ha vinto per 26 volte sul tracciato dell’Isola di Man dal 1977 al 2000, anno in cui si impose in tre categorie diverse: Ultralightweight, Lightweight e TT Formula 1.

Oltre alle ventisei vittorie vanno aggiunti anche 14 podi sul Mountain Course che lo rendono di fatto la leggenda dell’Isola di Man. I suoi successi non si sono comunque fermati sull’isola tra la Bretagna e l’Irlanda, Joey ha infatti vinto per 13 volte la North West 200 e per ben 24 volte l’UlsterGP. Oltre a questi successi si devono sommare le 162 vittorie nelle altre road race meno conosciute.

Il 2 luglio del 2000 a Tallinn in Estonia stava correndo nella categoria Ultralightweighst, dopo aver già vinto sia con la 600cc che con la 750cc. A causa dell’asfalto bagnato perse il controllo della moto ed andò a sbattere contro gli alberi a lato della strada perdendo la vita. Nonostante siano passati vent’anni è ancora uno dei motociclisti più amati. Il suo casco giallo con due linee nere è ancora oggi uno dei più riconosciuti dagli appassionati.

L’amore nei suoi confronti da parte dei motociclisti e di tutti i nord irlandesi è tale che nel 2015 il Belfast Telegraph, dopo una votazione dei suoi lettori, lo proclama lo sportivo più amato dell’Irlanda del Nord. Risultato non scontato, visto che ha avuto la meglio su George Best e di Rory McIlroy. Due veri pezzi da novanta dello sport. Il primo è una vera e propria icona del calcio mondiale, tanto da essere l’unico calciatore ad avere un aeroporto intitolato a suo nome. Il secondo è uno dei migliori golfisti al mondo.

Mathias Cantarini

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