La storia di Felipe Massa è fatta di grandi ritorni. Come quello alle corse in occasione del Gp Bahrein 2010, a sette mesi di distanza dallo sfortunato e terribile incidente in Ungheria. Ma ad un altro ritorno, questa volta ai livelli di competitività che era riuscito a mostrare in passato, abbiamo assistito durante la stagione 2012. Una metamorfosi repentina, visto che nelle prime gare di campionato il brasiliano si era dimostrato ancora l’ombra di sè stesso, sulla falsariga di quanto avvenuto durante tutta l’annata precedente. Distacchi abissali da Alonso in qualifica ed in gara, incapacità di gestire gomme e vettura, scarsa aggressività, avevano alimentato le voci che lo volevano in partenza da Maranello, addirittura con una clamorosa sostituzione a stagione in corso. Progressivamente però, il pilota brasiliano è risorto dalla crisi. Anche grazie all’aiuto di uno psicologo, come da lui stesso confermato durante un’intervista. Ma, di sicuro, l’iniezione di fiducia maggiore è venuto dai riscontri che provenivano dalla pista. Da metà stagione in poi, Felipe è difatti riuscito a portare a casa una serie importante di piazzamenti utili, culminati nei podi ottenuti in Giappone ed in Brasile, e riuscendo persino ad esprimersi su livelli velocistici molto vicini a quelli del proprio compagno di squadra. Il risultato ottenuto è stato quello di zittire le voci di mercato, e di guadagnarsi la riconferma in Ferrari anche per l’anno venturo, anche se i malumori serpeggianti nell’ambiente dei tifosi del Cavallino non si sono comunque del tutto esauriti. Molti, infatti, vorrebbero vedere un pilota in grado di dare maggiormente filo da torcere ad Alonso, mentre Massa, quando ha potuto, è sempre stato un fedele scudiero dello spagnolo, in linea con la politica scelta a Maranello. Alle malelingue, che lo vorrebbero legato indissolubilmente alla Ferrari perchè efficace veicolo promozionale per la Fiat in Brasile o, addirittura, perchè avente come proprio manager il figlio di Jean Todt, Massa ha dunque risposto, almeno per il momento, con i fatti: adattandosi progressivamente alla vettura e modificando il proprio stile di guida in funzione dell’utilizzo delle gomme Pirelli. Adesso, il brasiliano è chiamato all’ennesima prova: dimostrare di essere ancora un pilota da top team, definitivamente tornato ai livelli pre-Budapest e, soprattutto, pre-Alonso.

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