Avrebbe compiuto ottant’anni proprio pochi giorni fa Lucien Bianchi, fratello maggiore del nonno paterno di Jules. E mentre si attende di ricevere dal Giappone aggiornamenti sulle condizioni dello sfortunato pilota della Marussia, rimasto vittima di un terribile incidente a Suzuka, andiamo a ripercorrere la carriera dello zio, pilota veloce e versatile, capace di ottenere un podio in Formula 1 e notevoli prestazioni nei rally e nelle vetture sportive, prima di rimanere ucciso sul circuito di Le Mans nel 1969.

Lucien Bianchi (nato Luciano) nasce il 10 novembre 1934 a Milano. Suo padre lavorava come meccanico per l’Alfa Romeo e, quando Lucien è ancora bambino, viene trasferito in Belgio per lavorare al fianco del musicista jazz Johnny Claes, che nel tempo libero inizia a partecipare a diverse gare automobilistiche.

Lucien, insieme al fratello Mauro, entra a far parte presto del mondo del motorsport grazie proprio a Claes, e così nel 1951 fa il suo debutto nell’Alpine Rally nel 1951. Passa successivamente a guidare una Ferrari, con cui riesce a vincere il Tour de France Automobile per tre anni consecutivi (dal 1957, edizione che vince con Olivier Gendebien, al 1959) così come la Paris 1000.

Nel 1959 prova a qualificarsi al Gran Premio di Montecarlo di Formula 1 su una Cooper T51 dell’Equipe Nationale Belge, non riuscendo però a superare la tagliola delle qualifiche. Quello si rivela l’unico tentativo del 1959, anche se Bianchi ritorna l’anno successivo al volante di una Cooper T45 e una T51, partecipando a tre gare ed ottenendo il primo punto iridato al debutto nel Gran Premio del Belgio a Spa. Sempre nel 1960, inoltre, ottiene la vittoria nella 1000 km di Parigi.

Nella stagione 1961 il milanese si concentra maggiormente sulle vetture sportive e sui rally, ottenendo la vittoria nella Liegi-Sofia-Liegi ed imponendosi inoltre nella 500 Miglia del Nurburgring e nella 6 Ore di Watkins Glen. Ritorna nuovamente in Formula 1 partecipando a quattro eventi: al Gran Premio di Montecarlo corre con una Emeryson 1001 messa a disposizione del team Equipe Nationale Belge non riuscendo a qualificarsi, mentre in Belgio corre per il team UDT Laystall Racing con una Lotus 18, ritirandosi; nelle due prove successive (Francia e in Gran Bretagna) si schiera con una Lotus 18/21, ma è costretto al ritiro in entrambi gli eventi.

L’anno successivo vince la 12 Ore di Sebring con una Ferrari insieme a Jo Bonnier. Partecipa a due gare in Formula 1 nuovamente con la Equipe Nationale Belge, terminando il Gran Premio del Belgio in sesta posizione con una Lotus 18/21 e il Gran Premio di Germania al 16° posto su una ENB F1.

Negli anni successivi corre diverse gare nel campionato rally. Nel 1963 partecipa a un solo evento in Formula 1, nella gara di casa in Belgio. Guida una Lola Mk4 messa a disposizione da Reg Parnell, ritirandosi, dopodiché si ripresenta nuovamente nel 1965, questa volta guidando per la Scuderia Centro Sud, che gli mette a disposizione una BRM P57 con la quale conclude in 12° posizione.

Nel 1968 ritorna a correre in Formula 1 con la scuderia Cooper, che gli mette a disposizione una T86. Ottiene il terzo posto nel Gran Premio di Montecarlo, conquistando così il suo primo e unico podio in Formula 1, e va a punti anche nella gara successiva, il Gran Premio del Belgio. Dopo questi ottimi risultati si ritira però in tutte le altre gare a cui prende parte (Olanda, Germania, Stati Uniti e Messico). Conclude la stagione con 5 punti al 17° posto.

Sempre nello stesso anno riesce ad ottenere il successo più prestigioso della propria carriera, trionfando nella 24 Ore di Le Mans in coppia con Jo Bonnier e Pedro Rodríguez al volante di una Ford GT40; nella stessa edizione, suo fratello Mauro (anch’egli pilota) rimane gravemente ferito in un incidente in cui la propria vettura prende fuoco, in seguito al quale riesce a sopravvivere pur rimanendo sfigurato. Lucien corre inoltre la Londra-Sydney con la Citroën DS, ma è costretto al ritiro nelle battute conclusive a causa di un brutto incidente con un auto che non partecipa alla competizione, rimanendo infortunato ad una caviglia.

Dopo essersi ripreso dall’incidente firma un contratto con l’Alfa Romeo. Il 30 marzo 1969, mentre prova una T33 sul circuito di Le Mans, la sua macchina, a causa di un guasto meccanico, esce fuori pista all’altezza della curva Mulsanne, andando a schiantarsi contro un palo del telegrafo. Per il pilota non c’è scampo. Nelle sue poche apparizioni in Formula 1, Lucien Bianchi ha dimostrato di possedere un grande talento unito ad una notevole capacità di adattamento a vetture tra loro profondamente diverse. Una dote che di sicuro lo avrebbe portato a conquistare altri successi se la sua vita non si fosse improvvisamente spezzata sul circuito francese.

Chiara Zaffarano

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