Talento giovane e forse ancora non del tutto sbocciato, Lance Stroll è stato oggetto di aspre critiche per il suo avvio di stagione difficile e pieno di errori, così come per il suo approccio alla carriera automobilistica leggermente sopra le righe; sono in molti a pensare che il peso del portafogli della sua famiglia sia maggiore di quello del suo talento. Nell'hospitality Williams a Spa abbiamo incontrato invece un ragazzo semplice e dai modi educati, che si è rivelato molto più umile di quanto possa sembrare.

Campione della Formula 3 europea la scorsa stagione, Lance Stroll ha sempre bruciato le tappe. Già dai tempi delle gare in kart le sue possibilità economiche l’hanno messo su un gradino inevitabilmente diverso rispetto a tutti gli altri, quando girava infatti con un motorhome personale. Categoria dopo categoria ha mantenuto sempre questo approccio in un certo senso esagerato, confermato anche con l’ingresso in Formula 1 e i tanti test privati sostenuti per prepararsi all’esordio. La stessa Williams è in pratica una sua azienda…

Lance, sei il più giovane di questa F1: come è nata l’idea di diventare un pilota?

E’ iniziato tutto quando avevo sei anni; mi hanno regalato un kart e ho iniziato a girarci nel parcheggio della nostra casa in Canada; mio padre è sempre stato un grande appassionato di corse, così anno dopo anno la cosa è diventata sempre più seria. Andavo sui circuiti in estate a girare così per divertirmi e da lì ho iniziato. 

Come hai vissuto il passaggio dal Canada all’Europa?

E’ stato un grande passo; mia sorella voleva andare a scuola in Svizzera e al tempo stesso io volevo continuare con i kart. Così abbiamo deciso. Ho studiato spesso a casa, poi per un anno alla scuola internazionale di Ginevra e ho terminato gli studi a casa, ma ad essere sincero non sono mai stato un grande fan della scuola. 

Qual è il tuo rapporto con Felipe? Quali sono le differenze tra i vostri stili di guida, dato che vi separano così tanti anni?  

E’ ottimo avere un punto di riferimento come lui. Ci conosciamo da diverso tempo e tra compagni ci si confronta sempre: avere un pilota esperto come lui è certamente un’ottima casa. Alla fine siamo compagni ma comunque avversari, per cui quando saliamo in macchina ognuno spinge al massimo per cercare di stare sempre davanti. 

Qual è il prossimo compagno che ti piacerebbe avere in squadra?

La cosa più importante è che sia un buon uomo squadra, che condivida il progetto e con cui si possa lavorare bene. Non è un discorso di esperienza, quanto piuttosto di essere un buon compagno.

Sei soddisfatto dei tuoi risultati finora? Con che spirito affronti la seconda parte di stagione?

Sì perché ho avuto dei momenti difficili, però sono riuscito a raccogliere bei punti, un podio, e nel complesso è stata una buona prima metà di stagione. Credo che Canada e Baku siano stati dei momenti cruciali per il mio campionato, ma ero sicuro che prima o poi i risultati sarebbero arrivati ed ero convinto fosse solo questione di tempo. Finalmente quando tutto è andato bene ho potuto mostrare il mio valore; infatti, da qui in poi voglio sicuramente raccogliere altri punti e continuare a guidare bene, è tutto quello che possiamo fare al momento, lavorare gara per gara.

Qual è la cosa più difficile che ti sei trovato ad affrontare? 

Il livello di questo campionato è estremamente competitivo soprattutto a centro gruppo. Questione di un decimo qui, un decimo là, sufficienti a cambiare tutto un weekend. In particolare sulle piste che non si addicono troppo alla nostra macchina con molto carico e pochi rettilinei facciamo molta fatica e per noi è ancora più complicato. La vera sfida è proprio in questo livello estremamente alto. 

Che effetto ti fa correre contro campioni come Raikkonen e Alonso che hanno il doppio dei tuoi anni?

Tutti dobbiamo essere esordienti prima o poi, io sono giovane ma ho tempo davanti a me per crescere e costruire la mia carriera come pilota. Ma in ogni caso è fantastico correre fianco a fianco con questi campioni. 

Com’è stato il passaggio dai kart alle monoposto e poi alla Formula 1?

E’ stato un enorme cambiamento perchè nei kart è quasi tutta una questione di materiali mentre con le monoposto cambia tutto, la macchina diventa preponderante. I kart sono come una scuola, con le monoposto tutto diventa più professionale, lavori con una squadra, eccetera… Allo stesso modo, dalla Formula 3 alla F1 è un salto incredibile: la squadra è più grande, ci sono più ingegneri, la macchina è più veloce e complicata, le gomme sono più determinanti. In Formula 3 la preparazione fisica è comunque importante, quindi da quel punto di vista non ho vissuto grandissime differenze, quello che è un vero e proprio salto è la velocità delle macchine, ci sono così tanti treni di gomme, il grip va trovato al volo, ma si può perdere in un attimo. La F3 è molto più tollerante, ma la Formula 1 non perdona gli errori: i carichi di benzina sono molti più importanti, è una sensazione del tutto nuova e molto più complicata. 

Il tuo feeling con questa pista? 

E’ molto, molto…lunga. Ci ho corso in Formula 3, e devo dire che era quasi noiosa, i rettilinei non finiscono mai. Ma con le macchine di Formula 1 è sensazionale, una pista velocissima che ha un po’ di tutto, opportunità di sorpasso e curve veloci: uno spettacolo in particolare con le macchine di quest’anno, così veloci.  

Ti senti una persona diversa rispetto ai tempi della F3 e alla tua conquista del titolo, avvenuta meno di un anno fa?

Ovviamente è un mondo diverso, ma mi sento ancora la stessa persona che ero un anno fa. Le mie routine sono più o meno le stesse; certo, ora si tratta di viaggiare molto di più, ma se ripenso al weekend di Imola in cui ho vinto il campionato…wow! Che grandissima emozione!

Da Spa Francorchamps – Stefano De Nicolo’ 

   

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