IndyCar propulsione ibrida

Il presidente dell’IndyCar, Jay Frye, ha recentemente dichiarato che, come conseguenza della diffusione del coronavirus, l’introduzione della propulsione ibrida nel campionato potrebbe essere posticipata. Mentre vengono confermati dei contatti con la Ferrari, i piani futuri della Serie verranno svelati nei prossimi trenta giorni.

Next generation

Nell’agosto dello scorso anno la stessa IndyCar aveva annunciato un rinvio nell’introduzione della propulsione ibrida con i motori di nuova generazione. L’architettura dei nuovi propulsori dovrebbe portare ad un incremento di cilindrata, passando dagli attuali 2.2 litri a 2.4 litri, con una potenza stimata intorno ai 900 cv.

La scaletta temporale inizialmente prevedeva il 2021 come data di debutto dei nuovi propulsori. Il rinvio aveva però spostato tutto al 2022, con una vera e propria next generation di monoposto, visto il coincidente debutto dei nuovi telai.

Discussioni aperte per un nuovo fornitore?

Il contagio da coronavirus ha però scombinato i piani.

Jay Frye, presidente dell’IndyCar, ha sintetizzato così l’attuale situazione: “Il mondo è stato ‘chiuso’ per qualche mese, quindi tutto è stato posticipato in qualche maniera. Al momento stiamo cercando di capire come controllare quello che possiamo controllare.”

Sui motori di nuova generazione Frye è ottimista per quanto riguarda il piano di introduzione nel 2022 e sottolinea come le discussioni siano aperte con “differenti fornitori” per quanto riguarda un terzo nome da affiancare a Chevrolet e Honda.

Effettivamente questo tavolo di discussione è un “oggetto” in evoluzione, dato che, ad oggi, un eventuale nuovo fornitore non è ancora stato formalmente scelto.

Ferrari

Apriamo una parentesi relativa agli uomini di Maranello. Come dichiarato di Mattia Binotto, in Ferrari stanno valutando un possibile ingresso nel mondo IndyCar. L’introduzione della componente ibrida verrebbe incontro al know-how maturato dalla Ferrari.

Mark Miles, AD di Penske Corporation, ha recentemente dichiarato: “Abbiamo certamente un rapporto con la Ferrari su molti livelli. Lo ha Roger Penske e il presidente della Indycar Jay Frye, di sicuro lo ha il nostro staff di ingegneria. Ci sono comunicazioni, ma non voglio commentare su dove si trovino attualmente.”

Pur essendo slegato dal discorso sui propulsori, ma potenzialmente interessante per Maranello, sul fronte dei telai Miles ha aggiunto: “Quello che è più probabile è che ci sarà un unico fornitore, con l’aggiunta di alcune opportunità, per i costruttori, di sviluppare il telaio.”

Trenta giorni per il futuro

Nonostante l’ottimismo, nella realtà dei fatti il coronavirus ha rallentato alcuni processi relativi alle valutazioni sulla nuova propulsione.

Frye ha ammesso come sia necessario, a questo punto, avere un piano B, ma che, in ogni caso, l’idea è quella di portare avanti il discorso dei motori da 2.4 litri, eventualmente posticipando l’introduzione della componente ibrida.

La situazione attuale è ovviamente molto fluida: oltre al discorso puramente tecnico, bisogna prendere in considerazione l’aspetto finanziario.

Dato che le tempistiche possono diventare critiche, il presidente IndyCar ha cercato di dare una stretta sulle decisioni relative al futuro: “Speriamo nei prossimi trenta giorni di avere concluso le valutazioni ed avere un buon piano sostenibile (dal punto di vista economico, ndR) fino al 2027.”

Attualmente l’IndyCar sta pianificando il campionato 2020, che dovrebbe svolgersi su quattordici gare. Dal punto di vista economico, stando a quanto dichiarato da Jay Frye, lo stop dovuto coronavirus non ha generalmente creato sensibili impatti sulla serie e le scuderie.

Questo sarà sicuramente un periodo denso di decisioni per il campionato made in the USA. Tra circa un mese dovremmo avere a disposizione una decisione in merito al prossimo ambito propulsivo delle monoposto americane, decisione che andrà ad inserirsi in un quadro più ampio che abbraccia il futuro a breve e medio termine dell’IndyCar.

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Luca Colombo

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