IndyCar futuro

Il primo anno di IndyCar sotto la gestione di Roger Penske sta per andare in archivio e le recenti novità annunciate riguardo al futuro meritano di essere analizzate separatamente rispetto agli esiti di un campionato che verrà assegnato nel title-decider di St. Petersburg.

Catini in estinzione?

Il calendario IndyCar del 2021 prevede diciassette appuntamenti tra marzo e settembre, la 500 Miglia di Indianapolis a maggio e la chiusura a Laguna Seca. Sarebbe un calendario molto simile a quelli delle recenti stagioni, se non fosse per la percentuale di gare su ovale, che stenta a raggiungere il 25% del totale.

Le corse sui catini fanno parte della cultura USA, eppure l’anno prossimo in IndyCar correranno solo quattro gare su ovale. Ovviamente lo zoccolo duro dei tifosi non ha gradito la novità, additando Roger Penske come un traditore. In realtà la decisione ha una ragione di fondo parecchio solida: soldi.

Il trend degli ultimi anni nell’IndyCar dice che le corse su catino non “tirano” più come una volta. I motivi di questo calo non sono noti o forse sottendono ragionamenti più complicati, per cui ci limitiamo a riportare una dichiarazione di Mario Andretti: “Non so il perché, le competizioni sono buone, ma la gente non va più alle gare su ovale.”

Le gare sui catini non garantiscono più un determinato ritorno, così la gestione Penske ha sforbiciato dal calendario una tipologia di gare non abbastanza remunerativa. Del resto, il rimescolamento del calendario 2020 ha causato minori entrate e, in un certo senso, bisogna tenere in linea di galleggiamento il business.

Aggiornamenti tecnici per le gare su ovale

Coincidentalmente, nonostante le gare sugli speedway siano diventate una minoranza, non è passata inosservata la difficoltà nei sorpassi riscontrata sugli ovali. A quanto si apprende, i campanelli d’allarme sarebbero suonati con l’ultima Indy 500.

L’introduzione dell’Aeroscreen ha sconvolto il bilanciamento delle vetture rispetto allo scorso anno. Per correggere gli effetti dinamici indotti dal sistema di sicurezza, è stato necessario mettere più carico aerodinamico sull’ala anteriore, aumentando la resistenza e rendendo la vettura più suscettibile agli effetti nocivi della scia.

Per diminuire questa tendenza e riportare la spettacolarità ai livelli precedenti, i tecnici della Dallara avrebbero pensato a delle soluzioni correttive da installare sul fondo vettura. Queste soluzioni dovrebbero essere provate durante una sessione di test post-stagione ad Indianapolis, pianificati per fine ottobre.

Ricordiamo che una soluzione da implementare sui catini deve essere prima testata e poi approvata per entrare a far parte del kit aerodinamico da speedway.

Propulsori next-gen

Sempre in chiave futura, abbiamo visto la finalizzazione di un accordo sul lungo termine con i fornitori di unità propulsive, Honda e Chevrolet. Per quanto sia una conferma di qualcosa di consolidato, lo snodo è molto più cruciale di quanto si possa immaginare.

L’ultima volta che un campionato a ruote scoperte americano ha lasciato andare un fornitore chiave, sappiamo com’è finita. Il drop della Toyota nella Serie CART dei primi anni Duemila ha segnato la via verso l’ingloriosa bancarotta del 2003 (con la diatriba CART vs IRL e altre scelte discutibili ad indebolire la struttura).

Per rinforzare ulteriormente il concetto, possiamo vedere l’effetto destabilizzante dell’uscita di scena in Formula 1 da parte della Honda. Dall’oggi al domani, il Circus ha preso atto che non sono stati “fidelizzati” i fornitori chiave. Paradossalmente Red Bull e Alpha Tauri hanno un commitment fino al 2025, ma Honda ha avuto la possibilità di svincolarsi.

Sotto questo punto di vista, la situazione dell’IndyCar sembra essere migliore. Grantita una certa stabilità di intenti e confermati i fornitori principali, la Serie USA può stare alla finestra per attendere che qualche nuovo nome si faccia sotto.

I nomi nuovi sono facilmente riassumibili pensando all’interesse manifestato dalla Ferrari, ma non necessariamente si fermano a Maranello. Le potenziali ricadute sul goloso mercato automobilistico nord-americano e la possibilità di lavorare su una tecnologia ibrida da corsa non troppo esasperata contribuiscono a prospettare un ritorno d’investimento potenzialmente interessante.

Plausibilmente sono questi i termini sui quali Honda ha basato la parola fine in Formula 1 e il contemporaneo rinnovo in IndyCar. E probabilmente è questa la ricetta su cui basare l’appeal nei confronti di qualche nuovo player. Da questo punto di vista la Serie USA può permettersi di stare alla finestra e aspettare chi vuole bussare alla sua porta. Come recita un famoso pezzo di Diana Ross, “It’s your move”.

Luca Colombo

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