Sarà forse un caso. O molto più probabilmente non lo è. Perchè tutti coloro che ogni anno si recano a Monza in occasione del Gran Premio d’Italia, dai piloti ai giornalisti, dai tecnici ai tifosi, non mancano di sottolineare il fascino particolare, l’atmosfera unica, il profumo di storia che emana questo luogo magico. Perchè Monza non è una pista come tutte le altre. E non lo diciamo per puro spirito nazionalistico, ma perchè sono i fatti a confermarlo. A partire dalle caratteristiche della pista, ormai uniche nel panorama iridato della Formula 1. Velocità di punta elevatissime (circa 345 km/h quest’anno, almeno venti di più nel recente passato) che richiedono un carico aerodinamico quasi inesistente, con piloti costretti a dover gestire una monoposto che diventa “critica” nei curvoni e nelle strette chicane. Per non parlare del contesto in cui si snoda il tracciato, ovvero lo splendido Parco di Monza, dove monoposto lanciatissime si lanciano in un budello che sembra restringersi ad ogni curva, in mezzo a due file di alberi che quasi oscurano la visibilità, prima di rigettarsi sul palcoscenico finale della Parabolica e del rettilineo dei box. E questo per una, due, cinquantatre volte, sino a percorrere gli oltre 300 km che solo per un coraggioso e fortunato eletto avranno il sapore del trionfo. Perchè Monza significa anche passione, bagno di folla, podio. “Quello di Monza è il miglior podio del mondo”: e se l’ha detto lui, Sebastian Vettel, nonostante i fischi ricevuti per la sola colpa di non indossare una tuta rossa, possiamo davvero crederci. Perchè a Monza è unico anche il modo di esprimere il tifo e le emozioni: in maniera genuina, spontanea, senza mezze misure. Prendere o lasciare: ma senza lasciarsi prendere dalle apparenze. Fischi ma, soprattutto, tanti applausi ci sono stati infatti per tutti i protagonisti, per tutti gli eroi che hanno regalato spettacolo in pista. Perchè a Monza succede anche di vedere tifosi della Ferrari che si alzano in piedi ad applaudire i rivali a fine gara nonostante la sconfitta, di sentire i tifosi sulle tribune cantare all’unisono l’inno di Mameli, così come di ammirare tante bandiere sventolare insieme per una grande festa di sport, da quella tedesca a quella spagnola, da quella polacca a quella finlandese. Ed a proposito di bandiere, capita anche di vedere ragazze in lacrime dopo aver ricevuto un autografo su una di esse da Raikkonen, oppure di incontrare tifosi di Alonso girare con un auto-discoteca realizzata artigianalmente, così come di assistere a scene di piloti e addetti ai lavori sommersi dall’entusiasmo della gente, capace di accalcarsi per ore fuori dai blindatissimi cancelli del paddock. Come accaduto a Davide Valsecchi, l’unico pilota italiano con un piede in Formula 1, che arrivando con la propria auto in circuito si vede attorniato con grida del tipo: “Varsecchi sei er mejo”, oppure “Vieni in Ferrari”. Ma lo stesso affetto viene riservato anche a Gerhard Berger, a Jules Bianchi, a Giancarlo Minardi, tanto per citare quelche nome. Fino all’esplosione di gioia finale: dopo la bandiera a scacchi, quando tutti sfruttano chi un cancello aperto, chi un buco nella rete per entrare di corsa in pista, per quella manifestazione di euforia e passione collettiva che rende anch’essa Monza, e l’Italia, unica al mondo.

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