ignazio giunti
50 anni fa ci lasciava Ignazio Giunti

Un capitolo di Motorsport triste e commovente è la storia di Ignazio Giunti, di cui oggi ricorre il 50º anniversario dalla scomparsa. Una carriera nel mondo delle corse iniziata contro la volontà della sua nobile famiglia, dalle prime cronoscalate ai successi con Alfa Romeo e Ferrari in giro per il mondo. Fino al tragico incidente di Buenos Aires…

Nella prima metà degli anni ’60 si fa notare al volante di un’Alfa Romeo Giulia GTA nel Campionato Italiano Turismo. Il “reuccio di Vallelunga” (come viene soprannominato per via della sua imbattibilità sul tracciato alle porte di Roma) passa poi in Formula 3 nel 1966. Nello stesso anno entra anche a far parte dell’Autodelta, che proprio in quel momento si trasforma in Reparto Corse Alfa Romeo. Con la Giulia GTA vince nel 1967 il Campionato europeo della montagna nella categoria turismo, per poi passare nella categoria sport prototipi nel 1968 con la Tipo 33, con cui ottiene importanti risultati: vittoria nel Campionato italiano per vetture sport, secondo alla Targa Florio e quarto posto assoluto, nonché primo di categoria alla 24 Ore di Le Mans.

Il talento emerge e nel 1969 viene contattato da Enzo Ferrari. Il Drake lo mette sotto contratto per le gare di durata nel “Mondiale marche“, a quei tempi famoso quasi quanto la Formula 1. Nel 1970 guida allora la Ferrari 512S, con cui ottiene la vittoria nella 12 Ore di Sebring, il secondo posto nella 1000 km di Monza, e due terzi posti (Targa Florio e 6 Ore di Watkins Glen).

UN SOGNO CHIAMATO F1

Per Giunti arriva anche il momento del grande salto, partecipando al GP del Belgio di Formula 1 a Spa-Francorchamps, dove ottiene un sorprendente quarto posto al debutto al volante della Ferrari 312B. È al via anche in altri tre appuntamenti del Mondiale F1 1970 e vince inoltre la 9 Ore di Kyalami.

I risultati sono tali da guadagnarsi il rinnovo nel Campionato del mondo sportprototipi per il 1971, ma l’obiettivo vero rimane la F1. Il 10 gennaio 1971 è il giorno della gara inaugurale del “Mondiale marche”, con la 1000 km di Buenos Aires. Il compagno di squadra di Giunti è Arturo Merzario, su Ferrari 312PB.

Al 38° passaggio Ignazio Giunti è al comando della gara, davanti a lui Mike Parkes, su Ferrari 512, in attesa di essere doppiato. Il destino è però beffardo: all’uscita dell’ultima curva prima i due si trovano davanti una Matra che il pilota Beltoise spinge a mano dopo essere rimasto senza benzina. Parkes riesce a passare, ma per Giunti, uscito di traiettoria per doppiare l’avversario, l’impatto è inevitabile e fatale. Trasportato in ospedale, le ustioni dovute all’incendio scoppiato dopo il crash sono troppo gravi ed il pilota muore in circostanze evitabili. Una situazione molto pericolosa, che se gestita in maniera diversa avrebbe sicuramente salvato una vita.

Si spezza così il sogno di un ragazzo di 29 anni dotato di grande talento. Quello di un giovane che ha potuto sì assaporare il mondo della F1, ma di cui sarebbe stato probabilmente protagonista nel corso degli anni ’70.

Carlo Luciani

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La storia completa di Ignazio Giunti è inclusa nel libro “Veloci più del tempo. I protagonisti italiani del Motorsport dagli albori agli anni ’70

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