Continuiamo la nostra rubrica dedicata ai miti del passato delle due ruote, parlando di una vera leggenda: Stanley Michael Bailey Hailwood, conosciuto dagli appassionati come “Mike the Bike”. Hailwood nasce il 2 aprile 1940 a Great Milton, in Inghilterra, figlio di un importante commerciante di motociclette, ma la vita agiata e le possibilità di studio e carriera non hanno la meglio sulla sua passione per le due ruote: infatti, già da bambino, Hailwood impara a guidare nel parco di casa. Frequenta il prestigioso Pangbourne College, ma lo abbandona per entrare nell’azienda di famiglia, almeno fino a quando il padre non lo manda a lavorare per la Triumph Motorcycles.

Prende parte alla sua prima gara nel 1957, a 17 anni, presentandosi sul tracciato con l’autista, cosa che inizialmente lo fa etichettare come un “figlio di papà” che corre solo grazie alla conoscenze di famiglia: ma questo pensiero dura poco, perché fin da subito Hailwood dimostra il suo talento, uno dei più puri mai visti nella storia. In quella gara si piazza 11esimo, ma già la gara successiva arriva quarto in 125 e quinto in 250. Ha quindi inizio l’ascesa della sua carriera: l’anno successivo vince ACU Stelle per la 125, 250 e 350, guadagnando il premio Pinhard, assegnato ai giovani per meriti sportivi.

Nel 1961 sulla Honda a quattro tempi, all’epoca poco conosciuta, vince il suo primo mondiale 250; l’anno successivo si lega alla MV Augusta, trionfando in 4 mondiali 500 consecutivi, prima di tornare in Honda, dove vince quattro campionati tra 250 e 350.

Sono anche gli anni in cui si corre il TT dell’Isola di Man, evento che vede Hailwood primeggiare per 14 volte: come nel 1965 quando scivola sull’olio e riesce a vincere anche senza cupolino, la moto gravemente danneggiata e sotto una pioggia scrosciante.

Dal 1965 ha incontrato un avversario del calibro di Giacomo Agostini, col quale ha dato vita a duelli epici e che di lui ha detto: “Un fenomeno come Hailwood deve ancora rinascere. Lui era l’unico capace di andare forte sia con la moto in perfette condizione , sia con un setting approssimativo. Per me, vincere contro di lui aveva un significato speciale: sapevo di aver battuto il miglior pilota di sempre”.

Quando la Honda si ritira dalle competizioni nel 1968, lo mette in aspettativa: ma questo in qualche modo sancisce il ritiro di Hailwood dalla carriera di pilota di moto a tempo pieno. Nello stesso anno, comunque, viene insignito della medaglia dell’impero britannico per i servizi allo sport.

Inizia in quel momento la sua avventura con le auto (con le quali si era già messo alla prova in passato) che non si rivela fortunata come con le moto ma che gli riserva comunque gioie, come il podio nella 24 ore di Le Mans; negli anni prende parte a vari campionati minori, fino ad approdare in F1 sulla Surtees, per poi passare alla Lotus, fino all’incidente del 1974 al Nürburgring che lo costringe al ritiro.

Oltre ad essere un grande pilota è stato un grande uomo, come dimostrato in Sud Africa nel 1973 quando la sua auto e quella di Clay Regazzoni si scontrarono prendendo fuoco; Hailwood, riuscito ad uscire dalla sua vettura, tornò nel rogo per salvare il collega svenuto e bloccato dalla cintura, azione che gli è valsa la medaglia di Re Giorgio per il valore civile. La carriera di Hailwood non si è comunque chiusa nel 1974, perché a 10 anni dal suo ritiro dalle due ruote è tornato in sella sulla Ducati 900SS per correre ancora il TT vincendo la corsa, cosa che ha ripetuto l’anno successivo sulla Suzuki RGA 500.

Hailwood ha perso la vita nel 1981, il 21 marzo, a seguito di un incidente automobilistico: mentre si trovava in auto con i suoi figli, infatti, un camion effettuò una manovra scorretta centrando la loro auto; nel tragico incidente perse la vita anche la figlia, mentre il figlio riuscì a salvarsi. A distanza di anni, Hailwood rimane un punto fermo per gli appassionati: ha vinto tantissimo in sella a molte moto diverse, cogliendo successi in periodi molto differenti, dimostrando che il talento non ha età e che la passione supera qualsiasi ostacolo.

Alice Lettieri

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