La rubrica "I miti del motociclismo" questa settimana vi parla di un pilota statunitense vincitore di quattro titoli in 500, capace di dominare di fatto la seconda metà degli anni '80: Eddie Lawson, "steady" nell'ambiente, il ragioniere delle due ruote perché in grado di vincere molto sbagliando poco. Lawson nasce l'11 marzo 1958 ad Upland, in California, ed inizia la carriera con le minimoto e sulle piste di dirt-track; il "grande pubblico" lo scopre però soltanto quando vince la 100 Miglia di Daytona nel 1981, anno in cui entra anche nel motomondiale, in sella ad una Kawasaki 250. 

L'anno successivo si riconferma dominatore della 100 Miglia di Daytona, conquistando anche l'AMA Superbike Championship, mentre nel 1983 sale in sella ad una Yamaha YZR 500 debuttando ufficialmente nella classe regina del motomondiale. Lawson chiude la sua prima stagione al quarto posto, dimostrando una costanza e un talento fuori dal comune: già nel 1984, infatti (grazie a quattro vittorie e a nove piazzamenti sul podio) riesce a conquistare il titolo.

I suoi duelli in pista con Spencer sono rimasti nella storia ed è proprio il rivale a portargli via il titolo nel 1985 per soli 11 punti. Il 1986 è invece un anno da ricordare per Lawson, che vince il suo secondo titolo in 500 e anche la 200 Miglia di Daytona.

Dopo quell'anno non riesce a replicare la conquista del titolo anche nella stagione seguente, nonostante 5 vittorie complessive, dovendosi inchinare a Wayne Gardner e Randy Mamola; ma il dispiacere dura poco, visto che nel 1988 si laurea nuovamente campione nella classe regina. Dopo aver conquistato l'ennesima titolo, Lawson annuncia la sua nuova sfida, comunicando il suo trasferimento dalla stagione successiva in sella alla Honda: la musica però non cambia, visto che anche nel 1989 riesce ad imporsi, al termine di un'accesissima battaglia proprio con la Yamaha di Wayne Rainey. 

Il 1990 vede Lawson tornare, alla corte del team Roberts, ma un brutto incidente nelle prove di Laguna Seca (in cui riporta la frattura della caviglia) lo esclude per parecchie gare, tagliandolo fuori dai giochi per il titolo. Quell'anno riesce comunque a consolarsi vincendo la 8 Ore di Suzuka.

Il pilota statunitense a fine stagione chiude con la Yamaha e passa in sella alla Cagiva, nel tentativo di riportare in vetta la casa italiana: nella sua esperienza di due stagioni con la casa varesina, Lawson riesce anche a conquistare un GP in Ungheria nel 1992, riuscendo però a collezionare soltanto un 6° ed un 9° posto in classifica finale. A fine stagione decide di appendere il casco al chiodo, dopo essere comunque riuscito nell'impresa di regalare la prima vittoria alla Cagiva dopo 10 anni di gare. Abbandonato il mondo delle due ruote, inizia la sua avventura con le auto: infatti nel 1996 prende parte alla Champ Car ottenendo come miglior risultato un sesto posto.

Lawson è stato un pilota costante, veloce e sempre attento alla messa a punto della moto, quasi in maniera maniacale, e tutto questo lo ha ripagato, dandogli la possibilità di battersi e spesso battere tutti i grandi campioni dell'epoca. Di sicuro è stato l'emblema del pilota che mette tutto se stesso nelle gare, forse non il più veloce ma di sicuro il più pulito, preciso, sempre pronto a portare la moto al limite.

Eddie Lawson: un pilota che entra di diritto nei "miti del motociclismo".

Alice Lettieri

 

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