Formula E

Si è chiuso al con il successo del britannico Jake Dennis (BMW Andretti) il terzo doubleheader della FIA Formula E 2021. Il Mondiale riservato alle monoposto elettriche si appresta a lasciare l’Europa dopo la prima competizione all’interno dell’autodromo di Valencia intitolato a Riccardo Tormo. Nel circuito appositamente modificato, che ospita tradizionalmente la finale del Motomondiale, sono molti gli spunti di riflessione che emergono, fatti che non possono passare inosservati dopo la bandiera a scacchi di domenica.

I limiti di un circuito permanente

L’emergenza sanitaria ha messo in ginocchio l’intero mondo dei motori. La Formula E, purtroppo, è una delle categorie che ha subito di più la crisi dovuta al Coronavirus vista la grande difficoltà di gareggiare nelle grandi città di tutto il mondo. Con fatica si è riusciti a terminare la stagione 2020/2021, un limite che si è riproposto nella stagione che stiamo commentando.

Valencia, la seconda struttura permanente ad ospitare la Formula E, se consideriamo tale anche il tracciato di Città del Messico, ha tolto il DNA alla categoria di Alejandro Agag, che nelle scorse giornate ha annunciato il calendario da qui alla fine della stagione. Montecarlo, finalmente nella sua versione completa, New York e Berlino tornano nei programmi insieme a Puebla. L’inedita località messicana sarà il cuore di un nuovo doubleheader in una pista permanente, una scelta che non piace agli stessi piloti.

Formula E: la bocciatura dei piloti

Il transalpino Jean-Éric Vergne (Techeetah) ed il brasiliano Lucas Di Grassi (Audi) hanno evidenziato i limiti delle macchine che non sono adatte per queste tipologie di tracciati. Gli ex campioni della formula non hanno criticato il disegno o la scelta, obbligata per certi versi, di recarsi in Spagna, ma già prima della FP1 segnalavano i limiti delle attuali monoposto in certe condizioni.

Puebla sarà un bis di quanto visto a Valencia? La risposta è sconosciuta, ma molto probabilmente non lo sarà, visto che nessuno ha mai gareggiato con delle Formula E nella pista messicana che in passato ha accolto il WTCC.

Black out: qualcosa non funziona

Al termine dell’E-Prix di Valencia è doveroso aprire una parentesi su quanto accaduto nel corso dell’ultimo giro del round 5, la competizione svolta sabato pomeriggio. Il campione in carica Antonio Felix Da Costa (Techeetah) ha controllato la competizione fino all’inizio dell’ultimo giro, quando quasi tutto il gruppo è rimasto senza batteria.

La classifica si è rivoluzionata nell’ultimo passaggio ed ha premiato l’olandese Nick de Vries (Mercedes), uno dei migliori a ‘gestire’ la batteria. La situazione è stata abbastanza imbarazzante con molti dei protagonisti che non sono riusciti a terminare l’evento.

Formula E: chi ha sbagliato?

L’errore è stato delle squadre, ma soprattutto della direzione gara e di un regola che distrugge lo spettacolo. I commissari sportivi hanno infatti ridotto, come accade dopo la Safety Car, l’energia a disposizione, un provvedimento esagerato che ha limitato quasi tutte le formazioni in pista.

Dopo anni di ricerca per riuscire a terminare le corse senza dover cambiare macchina, la Formula E si trova senza batteria a causa di una regola che non ha senso di esistere. Le squadre sarebbero difatti arrivate tranquillamente al traguardo se non ci fosse stato questo provvedimento. Vi immaginate una F1 ad esempio in cui, dopo una Safety Car, ogni squadra perde 10 litri di benzina per una decisione della direzione gara?

Il recupero dell’energia è fondamentale e fa parte della serie, ma ogni squadra deve essere libera di giocarsi le proprie carte. Nella serie è già successo che un pilota finisse l’energia prima della bandiera a scacchi, ma fu una storia differente. L’esempio più clamoroso fu a Mexico City nel 2019 quando, Pascal Wehrlein, perse l’appuntamento messicano negli ultimi 20 metri a favore di Di Grassi in una volata strepitosa.

La situazione vista a Valencia deve dunque far riflettere e non può passare inosservata in un campionato ricco di costruttori importanti, una realtà che dal 2021 è un campionato del mondo. La Formula E ci ha abituato infatti a finali incredibili e competizioni serrate fino alla bandiera a scacchi, un qualcosa non visto a Valencia per una regola che, in teoria, dovrebbe garantire più battaglia.

Formula E: bagnato, un problema?

Per la prima volta nella storia in Spagna si è consumata la prima competizione completamente bagnata della storia. Oltre alla discutibile scelta regolamentare già citata, anche a Valencia è mancato lo spettacolo della partenza. Per la terza volta in sei  gare, a Roma in particolare, la Safety Car è stata chiamata in causa per gestire lo start.

Una motivazione c’è e potrebbe essere ricongiunta alle gomme, mescola unica che si può utilizzare in tutte le condizioni. Un problema non può però passare inosservato in una categoria che si prepara ad uno step evolutivo in cui certi limiti come quello delle gomme potrebbe amplificarsi. Non è giunta l’ora di adottare due differenti mescole per una migliore performance?

Tutti ne parlano, nessuno cambia nulla

Ad ogni pista, su ogni circuito, si scatena puntualmente la discussione sul format delle qualifiche. Le sessioni, divise in quattro turni da sei piloti che si sfidano per ottenere un pass per la superpole, sono a detta di molti non eque e limitanti per coloro che disputano il primo turno.

Nel corso degli anni il format ha subito delle leggere modifiche, ma lo svantaggio dei piloti che si sfidano nel primo turno è notevole. Lasciamo a voi un commento in merito, ma qualcosa da cambiare c’è visto che chi vince ha la minima possibilità di ripetersi nella Top5 della sfida seguente visto che deve passare obbligatoriamente dal primo turno.

Appuntamento a Montecarlo

Il prossimo appuntamento di Montecarlo ci aspettiamo battaglia, la classica lotta all’ultimo giro con tutti i piloti che sono in grado di vincere. Le domande e gli interrogativi sono tanti nella speranza che lo ‘spettacolo’ visto sabato pomeriggio non si verifichi più, un attack mode che non ha funzionato.

Luca Pellegrini

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