Michael Schumacher compie oggi 47 anni. Chiudendo gli occhi per un attimo, il tempo sembra essersi fermato a quel maledetto 29 Dicembre 2013, ovvero da quando il campionissimo tedesco sta combattendo la sua battaglia più difficile. Giorno dopo giorno, il sostegno dei tifosi sparsi in tutto il mondo non ha mai cessato di manifestarsi, nell’auspicio di poter presto ricevere notizie confortanti sullo stato di salute del sette volte campione del mondo di Formula 1. Uno capace di imprese impossibili, di prodezze memorabili, come solo i Grandi dello sport sono capaci di fare. Regalare emozioni, come è riuscito a fare Schumi, non è certo cosa facile: ma oggi, soprattutto alla luce di quanto accaduto due anni fa a Meribel, rivivere la carriera del tedesco assomiglia ad un affascinante romanzo, fatto di alti e bassi, di cadute e sogni, dove la tenacia e la passione hanno fatto da comune denominatore per oltre vent’anni. 

Riavvolgendo però il nastro del tempo agli inizi dell’avventura del tedesco nel Circus, non tutti forse conoscono le vicissitudini che ne accompagnarono l’esordio, avvenuto in maniera a dir poco rocambolesca. Tutto nasce a Londra, nei pressi di Hyde Park. E’ il dicembre del 1990: nel centro della capitale inglese il traffico impazza, con lo shopping e la corsa agli ultimi regali natalizi. Tra gli automobilisti bloccati in coda, al volante della propria Alfa Romeo, c’è Bertrand Gachot, pilota di Formula 1 in procinto di trasferirsi tra le fila dell’esordiente scuderia di Eddie Jordan. Lussemburghese di nascita, belga di nazionalità, padre francese e madre tedesca, Gachot è un europeista convinto, tanto da correre con la bandiera dell’Unione Europea dipinta sul casco. Un tipo apparentemente tranquillo, insomma: ma in quel pomeriggio londinese qualcosa va storto. Un piccolo tamponamento con un taxi: roba da poco, sulle prime. Eppure i due scendono dalle rispettive auto, con i toni che si fanno sempre più accesi. Alla fine, Gachot estrae una bomboletta di spray urticante e la spruzza sul volto del taxista. Uno strumento di difesa perfettamente regolare in Germania, dov’era stata acquistata. Un’arma, invece, secondo le severissime leggi inglesi. Inevitabile, scatta la denuncia nei confronti del pilota. Successivamente, però, l’episodio viene progressivamente dimenticato dal pilota, il quale inizia la stagione al volante della verde Jordan inanellando risultati sempre più incoraggianti: è quinto a Montreal, sesto a Silverstone e Hockenheim.

Se non fosse che, verso metà Agosto, va in scena il processo per quella futile lite: ed è qui che Gachot trova sulla propria strada un inflessibile (e, molto probabilmente, anche in cerca di pubblicità) giudice britannico. La condanna è di quelle esemplari: diciotto mesi di carcere. Roba da far impallidire chiunque, roba capace di stroncare una carriera che sembrava finalmente sul punto di poter decollare. E così, mentre il povero Gachot viene rinchiuso in cella, Eddie Jordan è costretto a darsi da fare per cercare un sostituto, visto che la gara di Spa-Francorchamps è praticamente alle porte. La logica vorrebbe che sul tracciato più impegnativo del Mondiale la scelta potesse cadere su un pilota navigato, uno abituato a confrontarsi con le sfide da “pelo” di Eau Rouge e Blanchimont. Invece, l’eccentrico irlandese si affida al suo istinto, puntando sul talento di quel giovane tedesco fortemente caldeggiato dalla Mercedes, la quale per “convincere” definitivamente il buon Eddie mette sul piatto anche una corposa offerta economica: si tratta del 22enne Michael Schumacher, messosi in luce soprattutto nel Mondiale Sport con i prototipi della casa di Stoccarda. Pur senza aver mai visto prima il tracciato (anche se il manager Will Weber aveva assicurato a Jordan il contrario) Schumacher si adatta con una velocità incredibile alla modesta 191, realizzando uno straordinario settimo tempo in qualifica e staccando di oltre mezzo secondo l’esperto compagno di squadra, il romano Andrea De Cesaris. La gara, però, dura solo poche centinaia di metri, visto che Schumacher è subito costretto al ritiro con la frizione in fumo: ma tanto era bastato per scatenare le attenzioni di mezzo paddock, interessatosi di colpo a quel misterioso tedescone arrivato dal nulla.

Tant’è vero che, nei giorni che separano la gara belga dal successivo appuntamento di Monza, succede un  mezzo finimondo. Flavio Briatore, allora team principal Benetton, fiuta l’affare e si getta a capofitto sul pilota tedesco, nel tentativo di strapparlo alla concorrenza. Seguono ore di trattative serrate, tra avvocati, incontri nel cuore della notte e proposte di contratto. Alla fine, nella prima sessione di prove libere del venerdì, Schumacher si presenta in tuta e casco nel box Benetton, pronto ad affiancare il pluri-decorato Nelson Piquet in pista. Il tutto ai danni del malcapitato Roberto Moreno, scaricato senza troppi complimenti nel breve volgere di poche ore e “girato” alla Jordan. 

Strana la vita, ripensando a come tutto possa cambiare nel giro di pochi istanti, magari in seguito ad una serie di coincidenze. Da lì in poi, è la storia a parlare per Michael Schumacher: una storia fatta da sette titoli iridati, 91 Gran Premi vinti, 68 pole position e 19 stagioni ad alti livelli in Formula 1. Eppure, se in quel pomeriggio londinese le cose fossero andate diversamente, se il “povero” Gachot non fosse finito in prigione, forse anche la storia di questo sport sarebbe stata diversa. Già, a proposito: e Gachot? Scarcerato dopo alcuni mesi di detenzione, alle prese con uno stato di depressione causato dalle vicissitudini che lo avevano visto coinvolto, avrebbe impiegato parecchio tempo per archiviare definitivamente quella sfortunata vicenda, tra petizioni dei suoi colleghi ed interrogazioni al Parlamento Europeo. In ogni caso, la sua carriera era ormai definitivamente compromessa.

Eppure, gli strani casi della vita non sono mai destinati ad esaurirsi: tra porte che si chiudono ed altre che, inaspettatamente, si riaprono. Perchè è proprio di pochi giorni fa una notizia che lega nuovamente i cognomi al centro di questa singolare vicenda: Schumacher e Gachot. Il figlio di Bertrand, infatti, è stato appena ingaggiato dal team di proprietà di Ralf Schumacher, ex-pilota nonchè fratello di Michael, per prendere parte alla prossima edizione dell’ADAC F4. Forse una piccola ricompensa, forse un segno del destino, forse un modo per sdebitarsi. Chissà: ma a volte la vita sembra tutta una questione di “sliding doors”.

Marco Privitera

 

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