Suzuka 2000

La misura del tempo che passa spesso viene scandita da eventi esterni e ricorrenze: a volte le imprese sportive sottolineano il ticchettio dei secondi che fuggono e svegliarsi con il calendario che segna vent’anni da Suzuka 2000 fa un certo effetto. “Suzuka 2000”: una locuzione, tanti concetti.

Suzuka, con la sua forma ad otto, è da sempre un tracciato “avanti” nei tempi, dove accadono eventi che non ti aspetti, oltre all’assegnazione dei Mondiali. Nel 1994, ad esempio, un acquazzone fa sì che la gara venga divisa in due e si ragioni per somma dei tempi. Nel 1998 Schumi con il casco speciale si ferma al palo e poi si ritira con una ruota dechappata. Si dice che i sogni finiscono all’alba e, domenica 8 ottobre 2000, il ricordo del mondiale sfumato due anni prima era una memoria piuttosto viva.

Il 2000 è un anno in cui la Formula 1 esprime la sua grandeur in lungo e in largo. In pista scendono motori Ferrari, Mercedes, Honda, Ford, BMW, Peugeot e Renault. Non ci sono limiti a test o sviluppi: si può osare e la sfida al vertice tra Ferrari e McLaren – Mercedes non sarà spettacolare, ma è tosta. Il 2000 è anche il ventunesimo anno di digiuno mondiale dalle parti di Maranello. Un’eternità.

Sembra ieri e invece sono passati vent’anni. La stessa scuderia che quella domenica pianificava la strategia per puntare alla vittoria tirando come un cecchino, oggi sembra perdersi in un bicchiere d’acqua. Gli uomini che hanno reso possibile quella domenica di gloria e poi un ciclo vincente incredibile hanno preso strade differenti… o devono fare i conti con il destino.

Ai tempi Mamma RAI trasmetteva in diretta il Gran Premio del Giappone e poi, di solito, una differita nel pomeriggio. La comoda soluzione pomeridiana, raggiungibile “al buio” evitando telegiornali e televideo, quella domenica non era neanche un’opzione. Oggi, qualcosa di simile, non è nemmeno immaginabile. Il tempo passa e se ne va.

Dopo la gara Michael Schumacher disse: “È il mio terzo titolo mondiale, ma è il più bello, il più significativo: vincere con la Ferrari è stata tutta un’altra cosa. Per la storia di questa squadra, per il fatto che da ventun anni nessuno ci riusciva. Non so descrivere quello che provo, mi sento quasi un altro uomo. Arrivare fin qui è stata dura, durissima, ma non ho mai davvero pensato che non ce l’avremmo fatta.”

Sembra ieri, ma sono passati vent’anni. I bei ricordi lasciano sempre un retrogusto di nostalgia.

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Luca Colombo

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