Stando a quanto dichiarato dalla CEO del tracciato di Spa-Francorchamps, Nathalie Maillet, tra i lavori pianificati per la manutenzione e lo sviluppo del circuito è prevista la re-introduzione della via di fuga in ghiaia presso la curva del Raidillon, teatro dell’incidente che è costato la vita ad Anthoine Hubert durante la gara sprint di F2 sabato scorso. A quanto si apprende, il cambiamento di filosofia in merito alla via di fuga esterna (ora in asfalto) non è dovuto al drammatico incidente del pilota francese, ma dovrebbe inserirsi nel contesto di lavori già pianificati in vista dell’abilitazione per la 24 Ore di motociclismo del 2022. Un tempismo drammatico che solleva una domanda: la presenza della ghiaia avrebbe evitato l’incidente e le sue conseguenze? Come sempre in questi casi, una risposta precisa e univoca è impossibile.




Qualche mese fa l’ufficio stampa del Circuito di Spa-Francorchamps aveva dichiarato che ci sarebbero stati dei lavori di ammodernamento del tracciato, soprattutto per venire incontro ai regolamenti della FIM (Federazione Internazionale Motociclismo) e quindi poter ospitare eventi di portata internazionale anche su due ruote.

Nathalie Maillet ha dichiarato: I lavori al Raidillon sono stati pianificati in vista della 24 Ore di motociclismo da organizzare nel 2022: le protezioni saranno rialzate e studiate di modo che collisioni frontali non siano più possibili; il disegno della curva non dovrebbe essere modificato, ma introdurremo nuovamente la ghiaia nella via di fuga: le modifiche dovrebbero essere di beneficio anche per le automobili, le discussioni sul posizionamento e profondità della ghiaia sono già avviate e speriamo di avere tutto pronto per la fine dell’anno”.

La curva del Raidillon è un velocissimo cambio di direzione in salita che si risolve in un curvone verso sinistra, introdotto dal veloce cambio di traiettoria in discesa dell’Eau Rouge: storicamente è uno dei punti più “da pelo” del campionato di Formula 1. La leggenda vuole che, telemetria alla mano, anche Senna alzasse impercettibilmente il piede nel complesso delle curve, sbeffeggiato dal compagno di scuderia Berger che eseguiva la manovra a tavoletta.

Negli ultimi anni il layout del tracciato è stato modificato in questo punto cruciale così da avere un’uscita dei box in posizione più sicura e un allargamento della via di fuga (tra l’altro il settore insiste di traverso su uno scollinamento), sfociando in un’appendice di asfalto a bordo pista. Alla luce del tragico incidente di sabato scorso, sorge spontaneamente una domanda: una via di fuga in ghiaia avrebbe salvato la vita di Hubert ed evitato a Correa (l’altro pilota coinvolto nell’incidente) diverse fratture critiche e un iter lunghissimo di riabilitazione?

Ovviamente la domanda non può avere una risposta precisa: con i “se” e con i “ma” non si va da nessuna parte e il motorsport implica intrinsecamente dei fattori di rischio che i piloti professionisti sono pronti ad accettare, demarcando così la netta differenza tra “loro” e “noi” che di professione facciamo tutt’altro.

Verosimilmente, una via di fuga in ghiaia avrebbe costituito un buon deterrente per i piloti nell’affrontare a tavoletta e “senza pensieri” (se tale concetto può essere passato) il velocissimo settore. Allo stesso tempo, però, una via di fuga simile a quella che si vede nelle riprese dell’incidente di Alex Zanardi, datato 1993, molto probabilmente non avrebbe fermato in maniera efficace una sbandata come quella di Hubert, perché verosimilmente la vettura avrebbe galleggiato sopra la ghiaia.

Il punto cruciale della discussione è un altro: il successivo impatto laterale (che a priori non può essere escluso, purtroppo) tra la vettura di Hubert e quella di Correa, chiamato in gergo T-Bone, è un urto in cui le energie in gioco sono troppo elevate, data la differenza di velocità. Inoltre la zona e la direzione dell’impatto fanno sì che lo smaltimento e la dissipazione delle energie richiedano un irrobustimento del telaio sostanziale (probabilmente impossibile da ottenere) anche per una monoposto ben progettata come le attuali F2, le quali si basano su criteri costruttivi uguali a quelli di una F1.

Sfortunatamente Hubert e Correa si sono trovati nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, in uno di quei momenti in cui l’imponderabile prende forma nella sua drammaticità. Come ha sottolineato Nathalie Maillet: “Quello che è successo è davvero terribile, ma ci ricorda che, sfortunatamente, non esiste il concetto di rischio zero nel mondo del motorsport.

Luca Colombo

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