Se i dollari e gli affari che gravitano attorno alla Formula 1 non contassero nulla o fossero giustamente subordinati al sentimento degli appassionati, si potrebbe stare certi che la tappa sul tracciato di Spa-Francorchamps non verrebbe mai messa in discussione e ogni anno ci sarebbe l'appuntamento fisso con i 7.004 km dell'Università dell'Automobilismo: ultimo esempio rimasto in Formula 1 di tracciato vero, in cui ogni curva e ogni allungo hanno un nome, una storia e non si perdono nell'anonimato come puntualmente succede sulle creazioni più recenti. Ma quando il fruscio delle banconote diventa musica, saltano fuori vincoli insormontabili per l'organizzazione, per cui l'inserimento di Spa nel calendario della Formula 1 degli ultimi vent'anni non è così scontato: infatti nel 2003 e nel 2006 in Belgio non si è corso.

 

La storia del tracciato delle Ardenne inizia intorno agli Anni Venti, quando viene disegnato il progetto per la statale che collega i centri abitati di Spa, Malmedy e Stavelot: ne risulta un circuito chiuso di quindici chilometri di forma triangolare, buono sia per la normale circolazione che per l’organizzazione di qualche evento automobilistico. Fino agli Anni Settanta, per il GP del Belgio viene utilizzata la configurazione originale, caratterizzata da altissime velocità medie (parliamo di valori attorno ai 240 km/h, davvero spaventosi per le auto dell’epoca) e da alcuni passaggi che fanno la differenza tra quelli bravi davvero e quelli no. Troppo veloce e troppo pericoloso, il tracciato viene modificato nel 1979 inserendo una nuova sezione e dimezzandone lo sviluppo totale: tuttavia, l’intervento non ne snatura la personalità ed il carattere di tracciato vero per piloti veri.

Spa presenta alcune peculiarità che gli altri circuiti non hanno e che lo rendono unico. Primo: il tracciato di Spa nasce come uno stradale che si snoda lungo le Ardenne. Si sale, si scende, si scollina e ci sono curve di ogni tipo: in appoggio, di trazione, varianti, a cominciare lentissimo tornantino iniziale (da tenere in debita considerazione alla partenza… perché le gare non finiscono alla prima curva) La Source, alla velocissima e temibile doppia curva con compressione dell’Eau Rouge – Radillon, da prendere in pieno e con la prospettiva dall’abitacolo tale per cui non si vede niente. Si va solo ad intuito. Secondo: lo sviluppo di Spa è tra le colline e un giro sulle Ardenne corrisponde a più di due giri a Monaco. Poiché il meteo a Spa non è mai del tutto clemente, la situazione asciutto-bagnato è estremamente variabile lungo un giro, rendendone la lettura tecnica e strategica molto complessa.

Chi si impone a Spa-Francorchamps di solito è uno bravo: Schumi ci è riuscito ben sei volte, Senna cinque, Raikkonen e Clark quattro. Proprio Schumi ha definito Spa il salotto di casa, non solo per la vicinanza con Kerpen (il paese in cui è nato), quanto per la storia che lo lega: esordio nel 1991 con la Jordan, prima vittoria in assoluto nel 1992 a bordo della Benetton-Ford, capolavoro assoluto nel 1995 sulla Benetton-Renault (con tanto di sverniciata in fondo al rettilineo del Kemmel su Damon Hill) con vittoria dopo il sedicesimo posto in qualifica e celebrazione del settimo Mondiale nel 2004. Ci può bastare per definire l’epopea del tedesco in Belgio? Ovviamente no.

Domenica 25 Agosto 1991 si corre il Gran Premio del Belgio: sulla griglia di partenza Ayrton Senna su McLaren – Honda è in pole position e la prima fila è completata da Alain Prost su Ferrari. Dalla settima piazza scatta un giovane, tale Michael Schumacher, su Jordan E191 in livrea verde Seven-Up: cosa ci fa lì? Salto indietro nel tempo: nel Dicembre del 1990, Bertrand Gachot (pilota titolare della Jordan) litiga con un taxista a Londra in seguito ad un incidente. Roba di poco conto, se non fosse che il belga, per qualche motivo, estrae e spruzza dello spray urticante sul taxista. Denunciato (lo spray urticante non è legale), Gachot viene convocato in tribunale attorno al giorno di Ferragosto 1991: le cronache dell’epoca riportano che il belga si dimostrò piuttosto irriverente nei confronti del giudice, che non esitò a farlo arrestare, forte anche di alcune pendenze passate con il fisco britannico.

Eddie Jordan, ritrovatosi improvvisamente senza uno dei due piloti, si fa convincere da un certo Willi Weber per far correre sul tracciato belga un giovane pilota di cui era manager, Schumi. La decisione si basa su tre motivi, di cui uno è una balla pazzesca. Il primo è che Schumacher era un pilota della galassia Mercedes (nel Campionato Sport) e si dice che da Stoccarda avessero pronti centocinquantamila dollari da versare a Jordan per far esordire il tedesco in Formula 1. Il secondo è che nei test organizzati a Silverstone, Schumi aveva ben impressionato Gary Anderson, capo-progettista della Jordan e personaggio che sapeva riconoscere alla prima occhiata un bravo pilota da uno mediocre. Il terzo è che Willi Weber garantisce una perfetta conoscenza del tracciato di Spa da parte di Schumi. Il resto è Storia, con la esse maiuscola.

Potevamo parlare di tantissime altre storie che hanno a che fare con il tracciato belga (ad esempio sul perché Kimi sia stato definito The King of Spa, di sorpassi impossibili, delle telemetrie di Berger e Senna ai tempi della McLaren – Honda per vedere chi faceva in pieno l’Eau Rouge…), ma ci piace il fatto che il tracciato più probante di tutti sia stato il luogo d’esordio di un Pilota che (piaccia o no) ha lasciato un’impronta nella storia dell’automobilismo e ha rivoluzionato il modo di approcciarsi alle corse.

E la balla spaziale raccontata a Eddie Jordan? Be’, Schumi non aveva mai girato a Spa-Francorchamps…

Luca Colombo

 

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