Il weekend appena trascorso ci ha regalato un gran premio assolutamente insolito e inaspettato. Tra i muretti di Marina Bay, abbiamo assistito alla nascita di un mito per il popolo ferrarista e ad un’incredibile debacle Mercedes. Ma andiamo con ordine, e come al solito svisceriamo tutto per bene con i nostri punti focali sull’ultimo evento disputato.

Vettel, nasce una nuova leggenda ferrarista.  Ebbene si, Sebastian Vettel, come se già non avesse dato abbastanza al popolo ferrarista in un anno che doveva essere di “apprendistato”, con la prestazione di Singapore è entrato di diritto anche nel cuore di quei ferraristi maggiormente restii ad accettarlo al posto di Alonso. Il tedesco, per dirla tutta, con 4 corone iridate sulla testa “è già” una leggenda della Formula Uno, ma con quello che ha fatto a Marina Bay si è guadagnato quel tipo di “rispetto emozionale” che si dava ai campioni di una volta. A gente tipo Ayrton Senna ad esempio, che faceva battere il cuore dando tutto quello che aveva (e anche di più) per cercare di stare davanti alla concorrenza. O a Michael Schumacher, che riusciva a rendere possibili cose che facevano gridare al miracolo….E’ bastata già la pole position di sabato, che su pista asciutta mancava alla Ferrari dal lontano 2010 (praticamente da quando i GP andavano in onda in… bianco e nero). Il giro di qualifica di Seb è stato micidiale. Un assassinio, una coltellata, una “mazzata” incredibile che ha “terrorizzato” anche i tifosi a casa che guardavano la diretta in tv. Uno di quei giri d’altri tempi, quando ancora il pilota faceva la grande differenza sul mezzo. Vettel ha rifilato al secondo qualificato (Ricciardo) un distacco di quelli impossibili, roba che a primo impatto ti fanno pensare che per forza di cose abbia… tagliato una chicane. E invece no, tutto regolare. Semplicemente Seb è stato un “mostro”, ed ha continuato ad esserlo anche domenica. Ha dominato la gara dal primo all’ultimo giro, non mollando mai la posizione. Per un attimo, sembrava di rivedere quel cannibale che distruggeva i campionati con una “macchina blu”. Ha condotto la sua gara ideale, partendo con pista libera e imponendo il suo ritmo, giocando con il povero Ricciardo che quando credeva di riuscire ad avvicinarsi, vedeva Seb fargli “ciao ciao” con la mano per poi scomparire dopo appena 2 curve dalla visuale. Terza vittoria stagionale per la Ferrari (tutte con Vettel), in un gran premio dove la superiorità dell’accoppiata auto/pilota è stata schiacciante. E alla Ferrari, una roba simile, non la si vedeva dai tempi “dell’altro” tedesco.

Ma la Mercedes c’era a Singapore? Ok sì, la domanda è un po’ provocatoria. Ma alzi la mano chi non sta pensando la stessa cosa. La casa di Stoccarda, fra i guard-rail di Marina Bay è caduta in uno stato di incredibile mediocrità. Mai all’altezza di Ferrari e Red Bull, a partire già dalla qualifica. Vedere Hamilton “mangiarsi” un distacco di un secondo e mezzo, è una di quelle cose che non avresti mai creduto di dover vedere. E le cose in gara non sono certo migliorate, anzi. I 2 piloti del team campione del mondo infatti, non sono mai stati in grado di rendersi protagonisti, girando finchè hanno potuto fra la quarta e la quinta posizione e non apparendo mai minacciosi per nessuno. E se Rosberg deve “nascondersi” per i 25 secondi di distacco presi da Vettel a fine gara (con ben 2 Safety Car che hanno azzerato tutto), a Hamilton è andata ancora peggio. Prima rottura stagionale per lui, con conseguente ritiro e uno “zero” in classifica. Nessuno di loro ha saputo spiegarsi il motivo di un crollo prestazionale simile. Ma quello che è certo, è che devono trovare il bandolo della matassa per contenere l’avanzata di Vettel. E’ difficile, perché sicuramente è stato un caso isolato e Hamilton ha un bel vantaggio. Ma mancano ancora sei gare, e Sebastian negli anni ci ha abituato a cose simili. Quel che è certo, è che Rosberg dovrebbe già iniziare a guardarsi le spalle. Perché Seb è li con lui.

Red Bull rimette le ali. Nel gran premio dove la potenza del motore conta solo relativamente, i “bibitari” hanno fatto vedere che le accuse contro Renault forse non sono così infondate. Tra le stradine di Singapore, Ricciardo e Kvyat volavano letteralmente, mettendo in mostra la bontà di un telaio che appare fuori dal comune. Nei cambi di direzione, le vetture austriache andavano contro ogni legge della fisica, proiettandosi in alcuni destra/sinistra da mal di testa. In condizioni normali, avrebbero sicuramente vinto loro la gara. Ma la sorte ha voluto farli andare forte proprio nel giorno in cui Sebastian Vettel era particolarmente “indemoniato”.  Se davvero i “tori” dovessero riuscire ad accaparrarsi un motore all’altezza per la prossima stagione, daranno un gran filo da torcere alla concorrenza.

Safety car reale e “virtuale”. A Singapore, com’era logico aspettarsi, la Safety car ha dovuto fare un po’ di straordinari. Prima per un incidente tra Massa e Hulkenberg (quest’ultimo subito penalizzato per la prossima gara), e dopo per l’invasione di pista di un anonimo e singolare individuo, che più che un invasore sembrava essere uno che non aveva la più pallida idea di dove si trovasse. Ma fin qui tutto ok. A Marina Bay, si sa, con guard-rail e muretti così vicini la vettura di emergenza è quasi una formalità. Ma quella che merita un piccolo pensiero, è la “virtual safety car”. Si tratta della nuova “genialata” introdotta da quest’anno, che praticamente in caso di emergenza evita l’ingresso fisico in pista della safety car vera. L’idea “sarebbe” quella di far rallentare tutti senza però neutralizzare la corsa, congelando quindi la situazione attuale e i relativi distacchi. Come detto però, l’idea “sarebbe” questa, ma non lo è. Questa procedura, infatti, non fa altro che confondere ancora di più il pubblico e “falsare” la corsa, con piloti che girano a volte anche 4 secondi più veloce di altri. Che senso ha quindi continuare ad utilizzare questa pseudo-soluzione? Non sarebbe più facile far entrare da subito la safety car fisica, risparmiandosi così queste figuracce? O se proprio si vuole mantenere la regola della safety virtuale, perché non costringere i piloti a girare con un limitatore inserito durante tale regime, in modo da non avere modo di girare più veloce di altri? Da rivedere assolutamente.  

Formula Uno, hai perso l’umanità. Per concludere, va fatta una nota negativa allo sport automobilistico più amato del pianeta. Domenica, nella festa di fine gara, abbiamo assistito alla scena di un addetto che “impediva” a Vettel di salire sul podio portandosi una bandiera Ferrari al seguito. Scena questa particolarmente triste per uno sport che “vive” di emozioni. Quanto sarebbe stato bello ed “emozionale” vedere Seb sventolare al cielo la bandiera da lassù? Forse sarebbe il caso di guardarsi un po’ indietro, quando la Formula Uno era uno sport più “umano”. Perché non c’era nulla di sbagliato nel permettere ad un pilota di far contento il pubblico, in uno sport che di pubblico vive…

Daniel Limardi

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