Si decide tutto al via: questa puntata di “Focus” sarà un po' particolare, dato che, essendosi chiusi i giochi, anziché analizzare ogni fase del Gran Premio crediamo sia il caso di tirare due somme. Impossibile però redimersi dall’analisi dello “start”, visto che la gara si è decisa tutta in quel momento: Vettel parte bene dalla pole, in un circuito dove forse (vedi anche Sochi) è più conveniente partire dietro. Rispettivamente dalla seconda e terza casella scattano subito anche Verstappen ed Hamilton, i quali grazie all’effetto scia arrivano alla staccata della prima curva praticamente appaiati al leader. Seb tiene l’interno cercando la staccata furibonda, ma Max gli rimane affiancato all’esterno conscio che la curva successiva andrà a suo favore. La manovra riesce all’olandese, il quale dopo un mini-contatto con la Ferrari si porta in testa. Dietro di loro, Hamilton cerca di approfittare della bagarre per infilare la Rossa, e difatti in uscita di curva tre riesce a sopravanzarla. Qui però il disastro: Vettel, nel tentativo di difendere la posizione, perde il posteriore in accelerazione ritrovandosi costretto ad un poderoso controsterzo per non andare in testacoda. Il tedesco riesce a tenere dritta la propria vettura, ma la deviazione porta inesorabilmente la sua ala anteriore contro lo pneumatico posteriore di Lewis. A quel punto c’è poco fare: Seb si ritrova con metà ala danneggiata, mentre LH44 rimedia una foratura. I due saranno costretti a rientrare ai box e torneranno in pista da ultimi, lanciandosi poi in una rimonta spettacolare che però non lascerà alla Ferrari numero 5 nessuno spiraglio per tenere aperto il mondiale.   

Re Hamilton, quarto alloro per lui! Dando per scontato che il resto del Gran Premio sia poi una conseguenza prevedibile dello “start” appena analizzato, come anticipato in premessa tralasciamo la solita analisi dettagliata per fare spazio alle “somme finali”. Partiamo ovviamente dal “padrone”: oramai lo sapevano tutti e solo la matematica teneva accesa la fiammella a Maranello, ma come ormai praticamente scontato, il GP del Messico incorona Lewis Hamilton campione del mondo per la quarta volta in carriera. L’inglese avrà anche modi di fare discutibili, tatuaggi e credenze contestabili, e capelli spesso veramente inguardabili. Ma è innegabile che sul piede destro e sul talento, non sia possibile dire assolutamente nulla. Con il campionato appena disputato, beh…chapeau! LH44 non ha sbagliato praticamente mai, imponendo per giunta sempre un ritmo folle sia in qualifica che in gara, e facendo capire agli avversari che l’asticella per la corona sarebbe salita ad un livello veramente altissimo. Il campione del mondo si ritrova ora con ben 4 titoli iridati, un’elìte dove pochissime persone sono riuscite ad entrare. Per di più, ha un numero di pole position imbarazzante e anche le vittorie continuano a salire. Sembrava impossibile poterlo anche solo pensare fino ad un paio d’anni fa, ma a questo punto, dopo essersi già preso il primato delle partenze al palo, Hamilton può davvero battere anche gli altri record dell’imperatore Michael Schumacher. Amazing!

Delusione Ferrari: a fine gara, l’uomo con la faccia più tirata in assoluto è proprio lui… Vettel. Il tedesco ci credeva sul serio, e durante la stagione ha dimostrato di averne eccome. E’ stato l’unico ad essere davvero riuscito ad impensierire Hamilton, e ad un certo punto dell’anno sembrava addirittura il favorito per il titolo. Ha guidato da vero campione qual è, portando in pista velocità, aggressività, costanza e un talento innato sia in gara che per i giri decisivi in qualifica. Insieme a lui, una gran Ferrari. A Maranello in questa stagione hanno fatto il miracolo, recuperando un gap “biblico” rispetto alla prestazione della passata stagione, scegliendo (in modo contestatissimo) di affidarsi solo a tecnici interni piuttosto che a blasonati cognomi del circus. La scelta alla fine ha pagato eccome, portando allo sviluppo di una vettura che non solo ha recuperato il distacco dalla Mercedes, ma è arrivata in certi aspetti ad essere addirittura la monoposto migliore. Ci hanno tutti creduto e hanno tutti fatto un grandissimo lavoro, fino a quel maledetto Gran Premio di Singapore dove qualcosa nel giocattolo si è rotto. Da lì una serie di catastrofi hanno spazzato via la Ferrari dalla lotta, con errori inaspettati da parte di Vettel, e un’affidabilità che in più di un paio di occasioni si è dimostrata precaria. A tutto questo, si aggiunge un Kimi Raikkonen che (e qui tanti si arrabbieranno) è evidentemente inadeguato per il team di Maranello. Si ok, in due o tre gare è stato decisivo ed ha aiutato Seb, ma il calendario è formato da 20 GP, e in quanti di questi Kimi ha avuto una prestazione simile a quella del compagno? Dai su, tutti noi amiamo Raikkonen, ma come si fa a difenderlo ancora? Basta guardare non solo la classifica costruttori, ma anche quella piloti: dopo il 2007 (quando ha vinto il mondiale), Iceman ha avuto come compagni in Ferrari Massa, Alonso e ora Vettel. In tutte queste stagioni (tutte), ha sempre accumulato circa la “metà” dei punti del compagno di squadra, ed è stato sempre ultimo, a fine stagione, tra i driver dei top team nei rispettivi anni. Sarà anche un pilota affidabile e che non dà fastidio a nessuno, ma forse è il caso che a Maranello si prendano qualche rischio, e diano il sedile a qualcuno che possa portare punti? Dispiace ma è cosi…

Red Bull e Verstappen: dopo quello che si è visto in Messico, per il prossimo mondiale gli altri dovranno stare molto attenti al team dei bibitari. Già da un paio di gare la monoposto sembra tornata quella di qualche stagione fa, e così come già successo in passato, a Milton Keynes pare abbiano “di colpo” trovato qualcosa per recuperare più di un secondo e mezzo al giro rispetto a prima. Ok che sembra una cosa impossibile, ma se facciamo qualche passo indietro con la mente, ricorderemo che quel “geniaccio” di Adrian Newey non è nuovo a questi salti di prestazione allucinanti. La macchina ora va eccome, e sta già facendo parlare di sé per ipotetici soluzioni borderline. Per giunta, la squadra capitanata da Horner può contare su quella che di fatto è la migliore coppia di piloti in griglia, in special modo quel Max Verstappen che ormai è davvero una stella nascente. Per tutti i detrattori che lo vedevano sopravvalutato, la manovra messicana in curva 1 che l’ha poi lanciato verso la vittoria ha tolto ogni dubbio: Max è un campione non ancora titolato, e se la classe è questa e la vettura regge davvero il passo, sarà solo questione di tempo. Attenzione…

Alonso, eroe di giornata: forse non c’entra nulla in questa puntata di “somme mondiali”, ma dopo quello che lo spagnolo ha dimostrato in Messico è impossibile non spendere due parole. Il samurai ormai naufraga nelle retrovie da parecchio tempo, e la sua carta d’identità, in una Formula Uno come quella di oggi, lo sta spostando nella categoria “anziani”. Ma proprio quando si pensa che per lui non ci sia più niente da fare, o che avrà sicuramente perso motivazione e abitudine a lottare sul serio, Fernando smentisce subito con la sua solita “devastante” eleganza: lo spagnolo c’è eccome. Nonostante un propulsore ridicolo rispetto alla concorrenza, il pilota McLaren in Messico ha reso la vita “durissima” a Lewis Hamilton, difendendosi dal sorpasso in un modo che riporta la mente alla Formula Uno di un tempo. Alonso è una tigre in gabbia, un falco nella notte che non può andare a caccia a causa di un’ala spezzata, ma pronto all’attacco non appena le condizioni lo permetteranno. Lo diciamo da parecchio tempo, e continuiamo a ribadirlo: “Date una macchina a quell’uomo”. La Formula Uno ha bisogno di lui, e se la power unit Renault (dimentichiamo per un attimo la pessima affidabilità dimostrata in quest’ultima gara) sarà all’altezza, potremmo davvero recuperare al vertice quello che forse, per gli altri, è il “peggiore” degli avversari.

Appuntamento ora in Brasile, dove con tutti i titoli ormai assegnati si correrà senza nulla da perdere e solo per vincere la corsa. Le “sportellate” dunque, saranno sicuramente gratuite e senza alcun timore reverenziale. Non mancate…

Daniel Limardi   

 

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