Jody Scheckter con la Ferrari 312T4, nel corso dell'esibizione al Gran Premio d'Italia del 06.09.2019

Jody Scheckter occupa un posto speciale nel cuore dei tifosi della Ferrari. Il titolo vinto a Monza nel 1979, scortato dal team mate Gilles Villeneuve ha reso il sudafricano una leggenda del motorsport, la cui portata è stata amplificata dai successivi 21 anni di digiuno iridato.




Nato a East London il 29 gennaio 1950, Scheckter crebbe circondato dal rombo dei motori. Il padre, infatti, era titolare di una concessionaria Renault, e Jody cominciò a lavorarvi come apprendista sin da ragazzo, imparando ben prima dei 18 anni canonici a guidare. I primi contatti con le gare vere e proprie, però, li ebbe con le moto, altra sua grande passione, per poi passare alle gare con le berline, fino a diventare nel 1970 campione nazionale di Formula Ford.

Non era certo facile avere a che fare con Scheckter in pista; spesso, infatti, la sua guida aggressiva lo portava ad esagerare e a coinvolgere altri piloti in incidenti e contatti. Nel 1971 concluse al terzo posto il Campionato britannico di Formula 3, garantendosi un contratto per l’anno successivo in Formula 2 con la McLaren. La stagione vedrà solo una vittoria all’attivo a Silverstone, ma sarà sufficiente per convincere Teddy Mayer a far esordire Jody nel GP degli Stati Uniti di quello stesso anno.

Nel 1972, il sudafricano corse cinque GP in McLaren come wingman di Danny Hulme, affiancando questi impegni al campionato di Formula 5000, vinto all’esordio, impresa non facile. In F.1, però,le cose non furono così semplici. Vari incidenti in cui Scheckter è protagonista (tra cui uno che porrà fine alla carriera di Andrea De Adamich) lo misero sotto i riflettori della Direzione Gara, che lo squalificò fino al GP del Canada. Proprio qui al rientro, un altro contatto lo vide protagonista insieme a Francois Cevert, con conseguente scazzottata degna di una rissa da saloon in un film western.

Fu questo episodio a segnare la finE della sua esperienza in McLaren. Ken Tyrrell, però, aveva intuito le potenzialità del sudafricano, e lo ingaggiò al fianco proprio di Cevert. La morte di quest’ultimo al Glen ’73, decretò il ruolo di prima guida per Scheckter nel team inglese per i successivi tre anni, in cui arrivarono tre vittorie. Nel ’76, inoltre, portò in pista l’iconica Tyrrell a sei ruote, frutto del genio ingegneristico dello “Zio” Ken.

Dopo due anni passati alla Wolf, con cui nel ’77 lottò per il titolo con Niki Lauda, Jody venne chiamato a Maranello nel ’79 per sostituire Carlos Reutemann. La prima parte di stagione sorrise più al suo team mate Villeneuve, ma Scheckter, una volta presa confidenza con la 312 T4, mise da parte le intemperanze tipiche della sua guida, agguantando tre vittorie e una serie di piazzamenti che gli permisero di vincere il Titolo piloti a Monza davanti ad una folla adorante vestita di Rosso. L’anno successivo, la 312 T5 si rivelò sotto le aspettative, e al termine della stagione Jody optò per il ritiro dalle competizioni.

Tutto finito, dunque? Assolutamente no, c’è un altro tassello da aggiungere per completare il puzzle, e bisogna fare un balzo avanti di quarant’anni. Settembre 2019, un Autodromo di Monza pieno all’inverosimile di fans che di lì a poche ore vedranno Leclerc resistere agli attacchi furiosi delle due Mercedes. Attorno a mezzogiorno, un rombo fortissimo si fa largo tra le tribune: è il potentissimo 12 cilindri della 312 T4, e alla guida c’è proprio lui, Jody Scheckter da East London, invecchiato nel fisico ma non nell’animo, e con il piede ancora pesante. I giri programmati sarebbero due, ma alla fine del secondo Jody non va ai box; i cilindri continuano a ruggire, la 312 n.11 vola e da quel ’79 sembrano passati 40 secondi, non 40 anni.

Quando si ferma e si toglie il casco, Scheckter si lascia scappare una lacrima, davanti al pubblico che non smette di urlare il suo nome. “Sono più emozionato di allora!”, dichiara ai microfoni della TV, sempre senza smettere di salutare i Tifosi.

Auguri dunque, Campione!

Nicola Saglia

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