f1 danni coronavirus

Alla fine anche le gloriose Olimpiadi hanno dovuto capitolare. L’emergenza coronavirus, ormai incubo globale, paralizza tutto lo sport professionistico, con il rinvio dei Giochi che sancisce, si teme, il calo del sipario su tutto lo sport professionistico per tutto il 2020. La Formula 1 è ferma, con 8 GP finora cancellati o rinviati ed un calendario che è diventato un vero e proprio rebus. Cosa rischia in questa fase il circus dal blocco del mondiale?

POSSIBILI SCENARI

Il via della stagione è previsto a giugno, in Canada. Ma in questo scenario quale paese avrà il coraggio di affrontare l’assembramento tipico di decine, centinaia di migliaia di persone che si radunano per un Gran Premio? Lo scenario attuale è liquido; ammesso di non voler contemplare lo scenario di gare a porte chiuse, allo stato attuale nessun paese nè in Europa, nè in Asia o in America potrebbe permettersi raduni di questo tipo. Chase Carey, capo della F1, ha dichiarato di voler comunque puntare ad un calendario di 15/18 gare. Utopia al momento, ma scenario verosimile nel caso in cui l’emergenza dovesse rientrare in tempi ragionevoli. Per la validità del campionato ne basterebbero comunque otto. Ma tutto il circus, dal blocco del mondiale, rischia davvero grosso.

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INTROITI E DIRITTI TV

Milioni di mancati introiti per gli organizzatori e tifosi scontenti non sono che una faccia della medaglia. L’altra sono i pesantissimi diritti tv, che le emittenti versano puntualmente a Liberty Media. Tante, e non solo in Italia, le disdette che giungono alle pay tv in seguito alla cancellazione delle prime gare e ad una situazione che, al momento, non lascia presagire un avvio di stagione chiaro e definito. Del doman, insomma, non v’è certezza.

SPONSOR

Altro tema da considerare riguarderà gli sponsor. Il rallentamento dell’economia mondiale imporrà senza dubbio robuste cure dimagranti ai bilanci delle aziende più grandi e delle multinazionali, costringendo a rivedere i budget per le sponsorizzazioni. Situazione questa che costringerà gli organizzatori del campionato e dei singoli GP ad un lavoro più intenso di ricerca di sponsor e che non potrà che, in considerazione delle riflessioni precedenti, portare a rivedere inevitabilmente al ribasso i faraonici listini che hanno caratterizzato l’attuale epoca della Formula 1.

Stefano De Nicolo’

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