Nonostante in Ungheria la Ferrari abbia portato a casa l'undicesimo podio stagionale con il terzo posto ottenuto da Sebastian Vettel, il fine settimana ha lanciato un chiaro segnale agli uomini di Maranello: durante la pausa estiva bisognerà lavorare per ritornare ad essere la seconda forza del mondiale ed assicurarsi almeno una vittoria nel resto delle gare da correre. Oggettivamente parlando, l'obiettivo mondiale (pur essendo ancora matematicamente possibile) è pura utopia.

La tabella dei tempi dei ferraristi all'Hungaroring è impietosa: con un pit-stop in meno rispetto ai primi due, Hamilton e Verstappen, i piloti della Rossa hanno rimediato più di un minuto sotto la bandiera a scacchi e l'unica nota positiva sarebbe quella di non aver subito l'onta del doppiaggio. Troppo poco per una scuderia che ad inizio stagione si poneva come la rivale più minacciosa dell'AMG Mercedes.

Addentrandoci nell'analisi dei giri più veloci, notiamo come Vettel e Leclerc abbiano rimediato più di due secondi dalla prestazione di Verstappen (1'17.103): certo, l'olandese ha giocato la carta del pit-stop negli ultimi tre giri esclusivamente per siglare il GPV, ma comunque le distanze rimangono inaccettabili anche prendendo il riferimento di Hamilton, 1'18.528, con un gap superiore al secondo e due decimi.

All'Hungaroring la Ferrari ha corso da terza forza in campionato e poco importa se la classifica Costruttori dice diversamente: le prestazioni di Gasly azzoppano la scuderia di Milton Keynes, ma la tabella di marcia di Verstappen ormai lo vede a meno sette punti dalla seconda posizione di Bottas nel Piloti, obiettivo che fino a un mese e mezzo fa pareva irraggiungibile.

In Ferrari erano consci che l'Ungheria non fosse il posto migliore dove ottenere prestazioni eccezionali, infatti Sebastian Vettel nel dopo gara ha dichiarato: "Lasciamo l'Ungheria e per alcune settimane possiamo consolarci con il fatto di essere saliti sul podio in una gara in cui sapevamo che avremmo lottato. Oggi, semplicemente non siamo riusciti a eguagliare il ritmo dei nostri rivali". Al tedesco fa eco Leclerc, che parla di degrado anomalo delle gomme, soprattutto quelle posteriori: "Il mio obiettivo ora è capire come migliorare la gestione delle gomme, specialmente su lunghe distanze e su circuiti in cui il degrado è elevato".

Secondo Binotto c'è una spiegazione all'avvilente prestazione odierna: "Non possiamo trarre soddisfazione dal risultato di oggi, quando la colpa principale era la mancanza di carico aerodinamico, che al momento ci penalizza ancora di più in gara che in qualifica. Le condizioni calde non hanno aiutato e in realtà ci hanno causato più problemi in termini di livello di grip ridotto".

La pausa estiva dovrà servire ai ferraristi per cercare di trovare il bandolo della matassa e ritornare in pista per la seconda parte di campionato in maniera più competitiva, quantomeno riprendendo di fatto la posizione di seconda forza e conquistando almeno una vittoria. Secondo Binotto nella prossima settimana a Maranello si dedicheranno all'analisi dei dati e alla preparazione dei prossimi due Gran Premi, a Spa-Francorchamps e a Monza.

Effettivamente non è chiaro se in Ferrari riusciranno a trovare una soluzione tecnica per proseguire la stagione decentemente e negli anni precedenti la pausa estiva non ha molto aiutato la Rossa. Non è detto che la storia si ripeta, di sicuro urge trovare una soluzione: lo chiede la storia del blasone, che tende a dimenticare i periodi di magra (come negli Anni Novanta, il 2014 o il 2016) e lo chiedono i tifosi che non sanno spiegarsi come sia stato possibile il sorpasso di fatto della Red Bull - Honda.

Luca Colombo