2020 Turkish Grand Prix, Sunday - LAT Images

Proprio laddove la sua stella aveva iniziato a brillare anche agli occhi del grande pubblico, Lewis Hamilton completa il suo ciclo vincente eguagliando Michael Schumacher nell’Olimpo della Formula 1. Il settimo titolo mondiale è arrivato a Istanbul, a distanza di quattordici anni dalla gara che in GP2 lo aveva messo sotto i riflettori grazie ad una prestazione maiuscola. E con una gara altrettanto straordinaria, il britannico ha messo il sigillo su un’epoca contraddistinta dal dominio di un binomio destinato ad entrare nella leggenda.

DA ISTANBUL A ISTANBUL

Hamilton e la Mercedes. Mercedes ed Hamilton. Ormai un connubio diventato inossidabile nell’immaginario collettivo, capace di travalicare il semplice aspetto sportivo ed abbracciare direttamente le masse. L’ennesima perla è arrivata in Turchia, con il settimo titolo mondiale del re indiscusso della Formula 1 moderna. A voler suggellare il trionfo tra i Costruttori colto dal team di Brackley soltanto un paio di settimane fa.

Una dimostrazione di forza impressionante, evidenziata anche dal gap nei confronti del malcapitato Bottas (finito doppiato) e del resto della concorrenza, in una gara dove la sfida principale sembrava essere quella di riuscire a rimanere in pista. E Hamilton c’è riuscito alla perfezione, senza mai commettere una sbavatura mentre tutti gli altri sembravano somigliare a degli acrobati su una pista di pattinaggio. Con una prova inizialmente attendista, ma capace di venire fuori alla distanza nella seconda parte. Tanto da chiudere con un vantaggio di oltre 30″ sul resto del gruppo.

50 GIRI CON LE INTERMEDIE

Ma c’è di più. Perchè Hamilton (al pari del solo Perez, autore anch’egli di una prestazione maiuscola) è riuscito a rimanere in pista per ben 50 giri con lo stesso set di pneumatici intermedi. Il tutto mentre gli altri accusavano più o meno evidenti problemi di degrado. Una gestione delle gomme perfetta che rappresenta la vera e propria chiave della gara, grazie soprattutto alla capacità del pilota di interpretare al meglio le condizioni della pista. Una dote che Hamilton ha mostrato in più occasioni, battendo i propri avversari anche quando sembrava impossibile. Tirando fuori dal cilindro delle prestazioni impensabili per molti altri colleghi presenti sulla griglia.

Le lacrime a fine gara sono state il simbolo evidente del valore che per Lewis costituisce questo traguardo. Perché, almeno nei numeri, d’ora in avanti non potrà davvero essere secondo a nessuno. In attesa di capire quale sarà il suo futuro, che per molti sembra già scritto. Per matrimonio destinato a durare, ancora non si sa per quanto, ma sicuramente pronto per scrivere nuove pagine vincenti.

Marco Privitera

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