Qatar analisi tecnica
Credit: profilo Twitter McLaren F1

La terzultima gara del campionato di Formula 1 si corre in Qatar: una novità assoluta per il Circus e la nostra analisi tecnica andrà a parlare del tracciato nuovo per il Mondiale, le rotture riscontrate nelle prove e la vicinanza telemetrica dei pretendenti al Mondiale.

Qatar e gomme

Il tracciato mediorientale, pensato perlopiù per le gare motociclistiche, entra nel giro della Formula 1 in sostituzione del GP d’Australia, sfruttando il posizionamento geografico della fase finale del Mondiale. Per questo motivo le scuderie non hanno riferimenti, se non quelli dei simulatori, così come non ne ha Pirelli. Dalle simulazioni la sede stradale dovrebbe essere abrasiva, mentre la configurazione medio-veloce della maggior parte delle curve porta elevate sollecitazione sugli pneumatici. Per questo Pirelli ha portato le mescole più dure della scala (C1, C2 e C3).

Il meteo si prevede stabile nell’arco del fine settimana, con un’escursione di temperatura sensibile tra il pomeriggio (prove) e la sera (gara). La poca gommatura e la sabbia del deserto che va a depositarsi sulla sede stradale potranno costituire un problema, con livelli previsti di grip non ottimali e soggetti ai venti (che trasportano la sabbia). L’assetto aerodinamico migliore prevede un carico medio-alto, con la possibilità di tentare l’azzardo di scaricare l’ala per le scuderie a centro gruppo. Ancora una volta, le proiezioni prevedono una strategia ottimale sul singolo pit-stop.

Velocità e non troppe novità

La parte termica del motore subirà una discreta sollecitazione (si stimano circa i due terzi del tracciato percorsi a tavoletta). Quest’ultima affermazione può essere facilmente verificata con i dati disponibili della telemetria di Max Verstappen durante le FP1, che mostra la “distribuzione” di velocità e frenata lungo il tracciato.

Le scuderie non hanno portato grossi aggiornamenti sulle vetture (ormai la maturità del progetto è stata raggiunta), se non allineamenti di micro-aerodinamica sul fondo piatto delle vetture. Lo smaltimento del calore potrebbe diventare un parametro chiave per puntare alla vittoria e non sollecitare troppo la componentistica delle PU.

Rotture in FP1

Le prove cronometrate che hanno visto numerosi problemi sulle monoposto, spesso ferme sui cavalletti. La maggior parte dei danneggiamenti ha visto come vittime le appendici alari anteriori e il fondo vettura. La causa di questi frequenti problemi va ricercata nella configurazione dei cordoli in uscita di parecchie curve. La particolare geometria a doppio scalino ha amplificato le vibrazioni indotte da passaggi troppo “generosi” sui cordoli stessi, innescando i meccanismi di rottura. Gli effetti hanno coperto tutto lo spettro dell’evidenza, spazzando da un Mazepin che ha saltato la seconda sessione di prove, fino ad una McLaren sulla quale hanno ceduto gli elementi in titanio di “bloccaggio” dei profili alari anteriori.

Max vs Lewis in FP2, la telemetria

Volendo approfondire meglio il concetto di conoscenza del tracciato, diventa molto interessante comparare geograficamente i giri migliori di Verstappen ed Hamilton delle FP2.

Max ha girato in 1:23.498, Lewis in 1:23.570. Praticamente il miglior tempo dei due è sovrapponibile. Nella telemetria del giro si può notare come i profili di velocità siano simili, con Hamilton più veloce nella prima parte e Verstappen in quella finale. Va notato come le frenate di Max avvengano sempre più tardi rispetto a quelle di Lewis (potrebbe diventare una chiave di lettura dei primi giri di gara?), che però rilascia prima ed è molto più progressivo sull’acceleratore. Anche l’utilizzo del motore (marcia e numero di giri) è parecchio differente nelle curve veloci e nel settore centrale, ma il risultato cronometrico è praticamente lo stesso. I due rimarranno così vicini anche nel resto del fine settimana? Vedremo un’altra gara tiratissima? Ai posteri l’ardua sentenza.

Luca Colombo

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