Dopo le qualifiche del GP di Gran Bretagna nessuno avrebbe potuto prevedere un secondo posto per la Red Bull con Max Verstappen. Per buona parte della gara l’olandese ha visto solo gli scarichi delle Mercedes, ma nel bailamme degli ultimi giri Max ha potuto guadagnare la piazza d’onore. Con il senno del poi, il secondo posto di Verstappen avrebbe potuto essere, forse, una vittoria.

Una gara soporifera

Sin dalle prime fasi, il GP di Silverstone si era instradato sui binari della noia, con le Mercedes a dettare un passo inavvicinabile per chiunque. Anche per la Red Bull di Max Verstappen, saldamente in terza posizione. Due turni di safety-car avevano portato ad un appiattimento delle strategie ai box, con i primi cinque del gruppo a montare le gomme dure al 13° giro.

Pochi giri al termine

Quando mancano poche tornate al termine della corsa, l’anteriore sinistra di Valtteri Bottas cede di colpo, senza dare alcun segnale al pilota della scuderia di Brackley. Mentre Valtteri cerca di guadagnare lentamente la corsia box, nello stesso giro, Verstappen viene richiamato dal muretto per un pit-stop veloce, dove monta le gomme morbide. Max rientra in seconda posizione.

All’ultimo giro anche sulla Mercedes di Lewis Hamilton cede la copertura, costringendo l’inglese ad un giro lentissimo e ad ottenere una vittoria su tre ruote.

Il senno del poi

Con il senno del poi, se Max Verstappen non avesse fatto il pit-stop, probabilmente ora staremmo parlando della prima vittoria per la Red Bull – Honda nel 2020?

Stando a quanto riporta la scuderia di Milton Keynes, il pit-stop sarebbe stato dettato dalla volontà di segnare il giro più veloce, constatato che in quel momento la prima posizione fosse fuori portata. Vista così sarebbe una decisione poco lungimirante del box Red Bull.

In realtà la scuderia diretta da Chris Horner non ha la sfera di cristallo. Così come non l’abbiamo noi. Oggettivamente, il set di gomme montato da Max aveva gli stessi giri dei set montati dalle Mercedes e nessuno ci può assicurare che le gomme di Max fossero in una condizione migliore.

In altre parole, constatata la situazione, il muretto avrebbe fatto una “chiamata” cautelativa sensata, così da proteggersi da chi inseguiva e instillando un dubbio su chi stava davanti. Effettivamente, se Hamilton avesse sofferto il cedimento qualche decina di metri prima, probabilmente oggi parleremmo di una strategia perfetta elaborata dalla scuderia di Milton Keynes.

La verità probabilmente sta nel mezzo, ma di sicuro non vorremmo essere protagonisti nel debriefing del team di Chris Horner.

Luca Colombo

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