In una giornata caratterizzata dalla conquista del terzo titolo Costruttori consecutivo, ottenuto con ben quattro gare d'anticipo, la Mercedes è riuscita a rendersi protagonista anche dopo la bandiera a scacchi. Al centro dell'attenzione è infatti finito l'episodio verificatosi nel corso del penultimo giro di gara, con l'attacco sferrato da Lewis Hamilton che ha visto la "dura" replica da parte di Max Verstappen all'altezza della celeberrima Chicane del Triangolo.

Una manovra che ha consentito al giovane olandese della Red Bull di mantenere il secondo posto fino al traguardo, con il campione del mondo in carica che si è invece dovuto accontentare di un terzo posto finale che, complice il successo di Nico Rosberg, vede drasticamente diminuire le sue possibilità di conquistare il terzo iride consecutivo.

Eppure, se per molti la manovra di Verstappen stavolta era sembrata aggressiva ma comunque entro i limiti, qualcuno deve averla pensata diversamente. A fine gara, il pilota della Red Bull è stato difatti “richiamato” a colloquio da Charlie Whiting e dai Commissari FIA, per un incontro informale volto a discutere ed analizzare la manovra. Dopo quanto accaduto in Belgio, gli uomini della Federazione stanno infatti tenendo sotto controllo il comportamento del piccolo fenomeno di Hasselt. Un “richiamo” comunque non finalizzato ad infliggere alcun tipo di penalità, visto che al termine della gara quanto accaduto non è finito “under investigation” da parte dei Commissari.

Poco dopo, però, la Mercedes ha sporto un reclamo ufficiale nei confronti di Max Verstappen, il quale automaticamente ha visto mettere in discussione il proprio secondo posto, conquistato al termine di una prova solida e concreta. Essendo impossibilitata ad ascoltare come da prassi entrambe le parti coinvolti, avendo nel frattempo i piloti già abbandonato il circuito, la FIA ha comunicato che qualsiasi decisione sarebbe stata presa in occasione del weekend di Austin, tra due settimane. Ergo, fino al Texas la classifica sarebbe rimasta in un certo senso “sub-judice”, nell’attesa di capire se a Verstappen sarebbe stata inflitta o meno una penalità per il cambio di direzione in fase di frenata.

Negli stessi istanti, Hamilton via Twitter ha tenuto ad esprimere la propria posizione, scagionando il giovane collega e sottolineando come le voci di un possibile reclamo da parte del team fossero state messe in giro da qualche “idiota”: una mancanza di comunicazione che ha evidenziato come il campione del mondo fosse in realtà all’oscuro dell’azione intrapresa in quei momenti dalla propria scuderia. Ma una volta appreso che una decisione sull’episodio non sarebbe arrivata prima di Austin, la Mercedes ha deciso di soprassedere, rinunciando alla conferma del reclamo e di fatto confermando l’ordine d’arrivo scaturito al termine della gara di Suzuka.

Dal canto suo, Hamilton ha pensato bene di cancellare il tweet incriminato e di riproporlo in una versione più “soft”, correggendo parzialmente il tiro: “Non c’è nessuna protesta da parte mia – ha scritto – ho appena sentito che il team lo ha fatto ma gli ho detto che non è quello che dobbiamo fare. Noi siamo i campioni, dobbiamo andare avanti. Fine della discussione”. Una presa di posizione che evidenzia una certa discordanza di vedute tra le parti, ma che di sicuro avrebbe potuto essere gestita in un modo migliore per evitare una situazione piuttosto imbarazzante.

Marco Privitera

 

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