Abu Dhabi Perez Hamilton
Credit: profilo Twitter Red Bull Racing

Tra i numerosi temi relativi al GP di Abu Dhabi che ha regalato il Mondiale a Max Verstappen, vale la pena andare ad analizzare la strenua copertura di Sergio Perez su Lewis Hamilton. Il messicano ha contenuto per due giri il ritmo dell’inglese: sul momento il sorpasso di Verstappen non ha avuto luogo, ma nel computo totale degli episodi del Gran Premio il contributo di Checo ha avuto il suo “peso”.

Perez meglio di Bottas?

Cominciamo subito con il sottolineare come il contributo di Perez nel GP di Abu Dhabi abbia avuto un certo rilievo nell’economia della gara in casa Red Bull. Checo è apparso competitivo sin dalle qualifiche, con un buon posizionamento in griglia. In casa Mercedes, Bottas non ha mostrato gli stessi numeri, risultando lontano dal compagno di squadra e dal ritmo per il podio.

La classifica finale del Piloti vede Bottas terzo con 226 punti e Perez quarto con 190. In termini di risultato, sicuramente Valtteri ha avuto più efficacia di Perez. Nell’episodio decisivo di Abu Dhabi, però, la Red Bull poteva contare sul contributo del messicano. Con la sua azione di rallentamento, Checo ha contribuito a far perdere tempo “totale” ad Hamilton. In altre parole, senza quei cinque secondi fatti guadagnare a Max e con l’appiattimento del ritmo di Lewis in quel frangente, hanno trovato posto alcune fondamenta per l’ottimale posizionamento di Verstappen con la decisiva chiamata della Safety Car a pochi giri dal termine.

L’analisi

Max Verstappen via radio ha definito Sergio Perez una “leggenda” per come abbia contenuto Lewis Hamilton nelle fasi immediatamente successive al pit-stop del duo di testa.

Perez prende il comando delle operazioni al quindicesimo giro, dopo il pit-stop di Verstappen e quello di Hamilton. L’inglese ha un passo migliore rispetto all’olandese anche con le gomme dure nuove. Il muretto Red Bull lascia deliberatamente in testa Perez con gomme usurate per rallentare la cavalcata di Lewis. I corsi e ricorsi storici si sprecano, perché l’azione assomiglia tantissimo a quella di Bottas su Raikkonen durante il GP d’Italia del 2018.

Come si nota nei grafici delle differenze temporali (sul giro e totali, dove i valori negativi sono “a vantaggio” di Perez), Hamilton esce dai box con uno svantaggio di dieci secondi da Checo. Lewis recupera con un ritmo migliore di circa due secondi a giro, ricucendo velocemente lo strappo. Quando si fa sotto a Perez, Sergio si mette in modalità difensiva e un sorpasso facile sulla carta diventa una questione di due giri e più o meno cinque secondi persi.

Giri a confronto

In aria libera (giro 17, ad esempio) non c’è storia. Il diagramma telemetrico del giro di Hamilton presenta una curva migliore praticamente dovunque rispetto a quello di Perez, alle prese con una monoposto molto probabilmente scivolosa nel lento. Checo “non esiste” in frenata ed in trazione, dove Lewis sfrutta le nuove coperture. Hamilton può essere più aggressivo anche sull’utilizzo di freno e acceleratore.

Quando Perez controlla la rimonta di Hamilton (giro 20, per esempio), la storia cambia. Sergio riesce a far valere una maggior prestazione della PU Honda in rettilineo, per poi rallentare notevolmente il ritmo di Hamilton nelle parti guidate, costringendo l’inglese ad una cospicua perdita di tempo nei confronti di Verstappen.

Sergio finirà la sua gara come DNF, strategicamente ritirato dalla Red Bull per motivi precauzionali. Sulla sua vettura si erano manifestati problemi, che avrebbero potuto causare un intralcio in pista (bandiere gialle, ad esempio) sull’ultimo assalto di Verstappen al Mondiale Piloti in Formula 1. Sergio Perez, a fine gara, ha dichiarato: “[La tattica, ndr] ha funzionato perfettamente in un momento cruciale della gara, perché sapevo che Lewis aveva sotto controllo il Gran Premio”.

Luca Colombo

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