Frank Williams
Credit: profilo Twitter di Lewis Hamilton

Con la scomparsa di Frank Williams se ne va l’ultimo dei “garagisti”, termine piuttosto dispregiativo coniato da Enzo Ferrari per descrivere i suoi rivali britannici nel Circus. Proprio il Drake rappresenta la figura più avvicinabile a quella di Frank Williams, creatore dal nulla della seconda scuderia di Formula 1 più vittoriosa di sempre.

Diciassette anni e un sogno

Folgorato dalle corse in automobile, Frank lascia la scuola a 17 anni per inseguire la sua passione. Come molti, prima tenta la strada come pilota. I risultati con un casco in testa non sono entusiasmanti, tuttavia vanno sottolineate le varie occupazioni che trova per pagarsi le corse. Fa il meccanico in Formula 3 e vende parti di automobili da corsa in Europa.

La rete di contatti e le capacità manageriali dimostrate insinuano in Frank la convinzione di poter “fare qualcosa” dall’altra parte della barricata, cioè come proprietario di scuderia. Da qui parte tutto. Per quanto la leggenda racconti che l’ufficio iniziale di Williams fosse una cabina telefonica, Frank riesce a mettere in pista nel 1969 una ex Brabham con Courage al volante.

Alti e bassi

Il cammino di Frank Williams in Formula 1 viene connotato da un susseguirsi perpetuo di discese ardite e risalite. Il percorso è vincente, ma non lineare: l’ambizione c’è, ma il destino si mette sempre in mezzo. Nel 1970, ad esempio, si accorda con De Tomaso per far correre una monoposto disegnata da Gianpaolo Dallara, ma Courage perirà in un incidente a Zamdvoort.

Frank Williams ha sempre dimostrato come Costruttore di essere un passo più avanti rispetto alle avversità e con lo sguardo proiettato verso il futuro. Come Enzo Ferrari, dopo tutto. Esautorato dalla scuderia che porta il suo nome, per problemi finanziari, torna in auge, firma accordi con sponsor provenienti dall’Arabia Saudita e arriva il primo successo con Clay Regazzoni a Silverstone nel 1979. Poi arriveranno i primi titoli iridati.

Firmerà un accordo, nel 1983, con Honda. Inspiegabile e infruttuoso, inizialmente. Tremendamente vincente nel biennio 1986/1987.

L’incidente

Proprio nel 1986 Frank subirà un incidente stradale che lo paralizza. A valle di questo Honda gli volterà le spalle, accasandosi con Senna alla McLaren. Di nuovo Williams vedrà più avanti di tutti, accordandosi con Renault (dopo un paio di anni con Judd) e dominando i primi Anni Novanta.

La capacità di Frank Williams si nota anche nella scelta del personale. Il rapporto con Patrick Head, l’altra metà del box. La carta bianca lasciata ad un relativamente giovane Adrian Newey, che firmerà i progetti di monoposto dominanti. O il credere nel progetto e nelle capacità di Antonia Terzi, donna in un ruolo di solito coperto da uomini, per la monoposto del 2004, il famoso “Tricheco”.

Chi all’epoca frequentava i box racconta delle presentazioni con “tea and biscuits” nei box ed attenzione focalizzata sulla vettura. Perché in fondo a chi vive di corse interessa solo vedere ciò che gli ingegneri e i meccanici hanno messo assieme. Per non parlare degli anni della partnership con Renault e un programma che spaziava in più discipline e progetti al di fuori della Formula 1.

Il finale

Negli ultimi anni la salute di Frank Williams è andata peggiorando. Già nel 2012 Frank aveva dovuto fare un passo indietro, lasciando il timone alla figlia Claire e assumendo un ruolo di rappresentanza. Purtroppo la salute cagionevole dell’uomo corrispondeva a quella della scuderia.

Ad oggi, ora che Frank non è più tra noi, della scuderia Williams Racing rimane solo il nome. Di quello che fu quasi più nulla di tangibile. Eppure, la memoria di Frank Williams, un “garagista” assimilabile ad Enzo Ferrari, rimarrà un patrimonio inestimabile di questo sport.

Luca Colombo

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