Per la Ferrari 668, nome del progetto relativo alla monoposto 2017, il neo-direttore tecnico del Cavallino Mattia Binotto potrà contare anche sul prezioso aiuto di Rory Byrne, il padre delle rosse che dominarono incontrastate nei primi anni Duemila con Michael Schumacher al volante. Il sudafricano però ha già riferito di non voler prendere ulteriori impegni, oltre a quelli della semplice consulenza, per la rifinitura di un progetto chiamato a risollevare la scuderia di Maranello dopo un'annata non all'altezza delle aspettative.

La stagione 2016 del Mondiale di Formula Uno volge ormai al termine. Il titolo costruttori è stato assegnato da tempo, mentre quello piloti potrebbe risolversi già in Brasile domenica. I team sono già al lavoro da tempo per le vetture del prossimo anno, momento in cui il cambio di regolamento potrebbe mischiare completamente le carte in tavola.

Ma partiamo da più lontano. Alla fine di luglio di quest’anno James Allison lasciava il suo ufficio a Maranello, e con esso l’incarico di capo tecnico. Il progetto 2017, che all’epoca stava per nascere, venne affidato a Simone Resta ed al suo entourage. Marchionne decise poi di rottamare l’assetto piramidale, che vedeva al vertice l’inglese, per passare ad uno schema orizzontale, formato da ben quattordici gruppi di lavoro. Ognuna di queste unità risponde direttamente all’ingegner Mattia Binotto, ex-capo motorista diventato Chief Technical Officier o, più in breve, CTO. 

Ma torniamo ora al cambio di regolamento previsto per il prossimo anno. Gomme e carreggiate più larghe saranno le caratteristiche più vistose. Caratteristiche che conosce molto bene una vecchia conoscenza di Maranello: Rory Byrne. L’ingegnere di Pretoria fece le fortune del Cavallino Rampante, progettando le vetture che surclassarono la concorrenza negli anni dal 1999 al 2004: monoposto che presentavano caratteristiche simili a quelle che rivedremo dal 2017.

Già nel 2014 Byrne scovò il problema che affliggeva la tutt’altro che irresistibile F14T. Attraverso un’analisi dei dati derivanti dalle simulazioni in galleria del vento e della telemetria di gara, l’ex capo progettista riscontrò un’anomalia nella meccanica della sospensione pull rod, la quale rendeva estremamente instabile il retrotreno della vettura in uscita dalle curve, soprattutto quelle lente. Grazie all’aiuto di Byrne, quindi, il problema venne corretto, cambiando il punto di attacco del braccio superiore per migliorare il recupero di camber e l’effetto pro-squat.

Ora, capiranno tutti la volontà dell’ingegnere di Pretoria, il quale non ha la minima intenzione di rimettersi in gioco alla sua età. Infatti, appena può se ne vola in Thailandia, per rilassarsi e godersi una meritata pensione. Ma, comunque, se e quando a Maranello riterranno necessaria una consulenza, soprattutto per avvantaggiarsi con soluzioni innovative in un progetto che parte da zero come quello della 668, Mr. Rory non si tirerà di certo indietro, e la sua esperienza potrebbe essere il proverbiale asso nella manica che il Cavallino potrebbe giocarsi per partorire, finalmente, una nuova monoposto in grado di tornare ai vertici della categoria.

Quindi, in conclusione, la Ferrari 2017 non sarà figlia della matita che diede i natali alle auto di Schumi. Ma comunque ne porterà l’approvazione.

Alessandro Gazzoni

 

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