Elio De Angelis
Elio De Angelis al volante della Brabham BT55

Il 15 maggio del 1986 ci lasciava Elio De Angelis, in seguito ad un incidente avvenuto il giorno precedente durante una sessione di test privati a Le Castellet. La sua carriera è legata strettamente alla Lotus, con cui disputa ben 6 stagioni, ma proprio nell’anno della sua scomparsa il pilota romano approda in Brabham, che schiera una vettura molto particolare: la BT55.

LA ‘SOGLIOLA’

Per la stagione 1986 la Brabham “partorisce” la BT55, soprannominata “sogliola” per la sua forma molto sottile. Questa particolare conformazione della monoposto, progettata da Gordon Murray e David Nord è dovuta ad un particolare motore quattro cilindri BMW. Tuttavia i risultati non sono per niente esaltanti, ma quelle idee innovative vengono riprese successivamente dallo stesso Murray per la McLaren MP4/4 del 1988, una delle auto più vincenti della storia della F1.
Quel progetto, quantomeno rivoluzionario, viene abbracciato da Elio De Angelis, in cerca di nuovi stimoli dopo un 1985 molto particolare. In quell’anno infatti il suo compagno di squadra è l’arrembante Ayrton Senna: ormai il team Lotus punta tutto sul brasiliano, nonostante le ottime prestazioni di Elio. Passando in Brabham, l’italiano trova non poche difficoltà nell’adattarsi ad una nuova posizione di guida (quella sdraiata), oltre che ad una serie di problemi legati alla gioventù del progetto.

Diverse tuttavia le rivoluzioni apportate dal team britannico, come la monoscocca interamente in fibra di carbonio, ma soprattutto il particolarissimo propulsore BMW turbo, montato longitudinalmente e inclinato a 70°, grazie al quale la vettura risulta “schiacciata”.

La coppia di piloti chiamata a portare in pista la BT55 è formata da De Angelis e Riccardo Patrese, ma i risultati dei due italiani non sono per niente incoraggianti, con ben 6 ritiri nelle prime 4 gare stagionali ed un solo punto raccolto dal padovano nel Gran Premio di San Marino (ottenuto peraltro in seguito ad un ritiro).

LA SCOMPARSA DI ELIO

Nonostante le numerose difficoltà, Elio De Angelis, da vero professionista qual è, cerca di sviluppare al meglio la BT55, prendendo parte a sessioni di test privati. E quel 14 maggio il romano è in pista proprio per delle prove, quando perde l’alettone posteriore, si schianta e rimane intrappolato nell’abitacolo della vettura capovolta. I soccorsi tardano ad arrivare, il pilota è vivo ed altri colleghi cercano inutilmente di prestare soccorso. L’elicottero arriva dopo ben 30 minuti, ma la mancanza di ossigeno, dovuta al fumo della monoposto in fiamme, causa la morte di Elio, che avviene il giorno successivo nell’ospedale di Marsiglia. La sua dipartita rappresenta un triste capitolo della Formula 1 degli anni ’80, in cerca di continue innovazioni dal punto di vista prestazionale ma non della sicurezza.

Di Elio De Angelis resta il ricordo di un pilota molto talentuoso, quanto sfortunato in pista. Un ragazzo gentile e raffinato, legato ad un tragico destino.

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Carlo Luciani

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