L'autodromo 'Enzo e Dino Ferrari' di Imola

Sono passati ormai 26 anni dal weekend più tragico della storia della Formula Uno, andato in scena dal 29 aprile al 1º maggio 1994 all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola. Dopo quel fine settimana maledetto, il tracciato subì diverse modifiche per aumentare la sicurezza dei piloti in pista.

L’appuntamento di Imola era il terzo in programma per la stagione ’94, ed è passato alla storia per le tragiche fatalità che uccisero il sabato Roland Ratzenberger e la domenica Ayrton Senna, idolo delle folle e ancora oggi punto di riferimento per tutti coloro che si mettono dietro il volante di una vettura da corsa. Ma queste non furono le uniche circostanze gravi di quel fine settimana; già nelle prove libere del venerdì mattina, infatti, Rubens Barrichello perse il controllo della sua Jordan all’ingresso della Variante Bassa, volando contro le reti di protezione e distruggendo la vettura.

Il giovane brasiliano miracolosamente ne uscì senza danni gravi, a parte la frattura del setto nasale, ma dovette stare comunque alcune ore in osservazione in ospedale. Sabato, durante le qualifiche, l’ala anteriore della Simtek di Ratzenberger si staccò all’altezza del curvone Villeneuve, rendendo ingovernabile la monoposto. Lo schianto fu violentissimo, e l’austriaco morì praticamente sul colpo. Una cappa scura calò sulle rive del Santerno: era dalla morte di Elio de Angelis nel 1986 che nessun pilota perdeva la vita in pista.

Era purtroppo solo un antipasto della folle giornata di domenica. In partenza, JJ Letho stallò la sua Benetton e fu centrato in pieno dalla Lotus di Pedro Lamy. I detriti volarono in tribuna, ferendo alcuni spettatori. Due giri dopo la ripartenza, vi fu il tragico schianto di Senna al Tamburello, con la Williams del brasiliano resa ingovernabile dal cedimento del piantone dello sterzo. Non finì qui, dal momento che Alboreto perse una ruota della sua Minardi in uscita dai box, ferendo quattro meccanici.

Il circuito di Imola fino all’edizione 1994

Questa tragica serie di eventi fece riflettere il mondo dei Gran Premi e tutto il motorsport. A Imola, per continuare ad ospitare la Formula 1 si resero indispensabili importanti modifiche al layout del tracciato, rimasto comunque uno dei più impegnativi anche dopo le variazioni. Si partì dal teatro della morte di Senna, il curvone del Tamburello. In quel punto, già negli anni precedenti si era sfiorato il dramma, con gli spaventosi crash di Piquet, Alboreto e Patrese ed il rogo di Gerhard Berger nel 1989.

In quel caso, fu proprio Senna che sottolineò la pericolosità di quella curva, per l’asfalto sconnesso e il muro molto vicino. Il problema sorse soprattutto per quanto riguardava la via di fuga; oltre il muro, infatti, scorre il Santerno, torrente che non permette l’allargamento della pista e della run-off area. Si optò quindi per una chicane, più lenta e meno spettacolare del curvone, ma certamente più sicura.

Proseguendo lungo la pista, fu modificato anche il curvone intitolato a Gilles Villeneuve. Anche in questo caso, si optò per una sinistra-destra, che rallentò significativamente le vetture dai 315 km/h del passato. In questo modo, si tolse anche molta velocità alla staccata del tornante della Tosa, ora molto meno impegnativa del passato.

Imola è sempre stato un tracciato molto tecnico e per questo amato dai piloti; anche il complesso delle Acque Minerali è sempre stato considerato difficile ed impegnativo. Per questo motivo, si decise di togliere la chicane di ingresso per sostituirla con una più dolce piega verso destra che immette nella vera curva, alla cui uscita è necessario sfruttare tutto il cordolo esterno. Non fu toccata la successiva Variante Alta, che però subì nei primi anni 2000 una modifica che la snaturò completamente, togliendole tutte le sue caratteristiche di velocità e difficoltà.

Le due curve Rivazza videro l’allargamento della la via di fuga, mentre alla Variante Bassa si concentrarono in particolar modo gli sforzi degli organizzatori. Il complesso era formato da due chicanes in realtà; la prima era velocissima, e fu proprio qui che Rubens Barrichello volò prima sul cordolo e poi sulle reti di protezione. Questa prima porzione venne eliminata, sostituita da una piega destrorsa che immetteva direttamente sulle ultime due curve del tracciato.

L’attuale configurazione del circuito di Imola

Oggi, purtroppo, quest’ultima sezione è stata modificata su disegno dell’architetto tedesco Hermann Tilke, e la Variante Bassa non esiste praticamente più per gli eventi automobilistici. E’ stata sostituita da una lunga piega che porta direttamente sul traguardo, snaturando completamente l’ultima porzione di pista, dopo le due Rivazza. Quando si corse il campionato Superbike, però, l’organizzatore decise di inserire nel layout la vecchia variante, per questioni di sicurezza.

Quel tragico weekend primaverile del 1994 ci portò via due piloti, uno sconosciuto ai più (Ratzenberger), l’altro idolo delle folle in odore di Ferrari (Senna). Il Circus, dopo quella data, prese più seriamente la questione relativa alla sicurezza dei piloti, e anche l’autodromo di Imola fu certamente reso più sicuro. Oggi resta una delle piste con più storia ad essere esclusa dai grandi eventi motoristici. Il management sta spingendo affinché le cose cambino. Non resta che augurarsi che questo accada al più presto.

Nicola Saglia

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