Sono trascorsi esattamente trent'anni anni dalla scomparsa di Didier Pironi, avvenuta in seguito ad un incidente durante una gara di offshore. Una data che rappresenta l'occasione per ricordare la sua figura negli episodi che più hanno segnato la sua carriera in Formula 1 ed, in particolar modo, con la tuta rossa di Maranello. Un uomo tradito dalle onde del destino, ma al tempo stesso dalla voglia di emergere e di far sentire anche la sua voce in quel tempestoso mare rosso che è il mondo Ferrari.

Didier Joseph Louis Pironi era nato il 26 marzo 1952 in Francia, anche se il padre era di origini fruliane. Dopo una breve parentesi nel nuoto, Pironi comincia la sua carriera come pilota, correndo prima sulle due ruote e poi passando alle auto. Nel 1977 vince il prestigioso Gran Premio di Montecarlo di Formula 3 e corre in Formula 2 con l’Ecurie Renault Elf, chiudendo in classifica al terzo posto. 

L’anno dopo debutta in Formula 1 con la Tyrrell, conquistando i primi punti nel Gran Premio del Brasile e terminando la sua prima stagione con sette punti e il 15° posto, trovando anche il tempo per vincere la 24 ore di Le Mans. Nel 1979 continua a essere il pilota del team britannico e ottiene due terzi posti in Belgio e negli Stati Uniti Est, grazie ai quali finisce la stagione all’undicesimo posto. Nel 1980 passa alla scuderia francese Ligier, ottenendo la prima vittoria in carriera in Belgio e conquistando altri quattro piazzamenti a podio (tre terzi posti e un secondo in Francia).

Nel Gran Premio d’Italia, Enzo Ferrari annuncia che Pironi sarebbe diventato il nuovo compagno di squadra di Gilles Villeneuve, dopo aver stretto un accordo con il francese già nel mese di marzo. La prima stagione di Pironi con la Ferrari si rivela molto difficile, non solo per il rodaggio del primo motore turbo della Ferrari, ma anche per la popolarità di Gilles che durante il 1981 conquista le due ultime vittorie in carriera a Montecarlo e in Spagna, oltre che un incredibile terzo posto in Canada.

Un ambiente dove Pironi voleva emergere a tutti i costi, per dimostrare alla Ferrari e ai suoi tifosi che anche lui poteva essere veloce e un candidato al titolo come Gilles. L’occasione sembra proprio essere rappresentata dall’annata 1982 con la nuova Ferrari 126 C2, un monoposto con cui Pironi sentiva la possibilità di mettersi in luce ed essere uno dei concorrenti al titolo. Nelle prime tre gare, Pironi riesce ad ottenere punti solo nel Gran Premio del Brasile con il sesto posto, mentre Gilles non ottiene punti e viene squalificato nell’appuntamento statunitense per ala irregolare.

Dopo questo magro raccolto, arriva il Gran Premio di San Marino sulla pista di Imola e sembra che questa sia l’occasione ideale per centrare la sua prima vittoria con una Ferrari, anche grazie allo “sciopero” messo in atto da una parte dei team. I piloti e la scuderia concordano che nelle prime battute i piloti avrebbero potuto darsi liberamente battaglia, per poi congelare la classifica e non prendere rischi nella fase finale.
Ma qualcosa va storto, al punto che si consuma il celebre “strappo” di Imola: il francese infatti vede la vittoria a portata di mano e durante l’ultimo giro di gara, nonostante gli accordi e l’ambiguo cartello “Slow” esposto dai box, sorpassa deciso Gilles e si va a prendere il successo. Questo episodio gli costa la rottura dei rapporti con il canadese e il rancore del popolo ferrarista. 

Solo quindici giorni più tardi a Zolder, Gilles Villeneuve perde la vita durante le qualifiche. L’opinione pubblica si spacca in due: chi lo vede indirettamente colpevole della morte del canadese tanto amato dal pubblico e chi invece lo sostiene nella rincorsa al titolo. Pironi prosegue, pur con tutta la pressione per quanto accaduto e continua a macinare punti per avvicinarsi sempre più a quel sogno di diventare campione del mondo.

Arriva quindi il Gran Premio di Germania, al quale Pironi si presenta ampiamente in testa alla classifica piloti: ma il destino è pronto a colpirlo nuovamente. Il sabato mattina, mentre si svolge il warm-up sotto la pioggia, il pilota francese supera Derek Daly e non si accorge della Renault di Prost davanti a sé, coperta da una nuvola d’acqua. L’impatto è tremendo: la Ferrari decolla e con una dinamica drammaticamente simile a quella dell’incidente mortale di Villeneuve si ribalta più volte, provocando gravi fratture alle gambe del pilota francese.

L’incidente rappresenta la fine della carriera di Pironi e della sua speranza di diventare campione del mondo. Il titolo sarebbe andato a Keke Rosberg che, in quell’anno così infausto per la Ferrari, conquista una sola vittoria nel Gran Premio di Svizzera corso sul circuito francese di Digione. Pironi si sottopone a una trentina di interventi chirurgici, ma nonostante la lunga e difficile riabilitazione e la sua forte determinazione non riesce a guarire completamente per tornare ancora a correre sulle monoposto di Formula 1, nel tentativo di chiudere il suo conto aperto con il destino.

La sua volta di velocità lo spinge verso il mare e alle gare di motonautica con un offshore. Pironi può assaporare ancora una volta il sapore della sfida, ma durante una gara sull’isola di Wight il 23 Agosto 1987 si ribalta alla velocità di 90 nodi: per lui non c’è scampo. A 35 anni Pironi lascia così questo mondo e, poche settimane dopo la tragedia, la sua compagna Catherine Goux mette alla luce due gemelli che chiama Didier e Gilles: un modo forse per ricordare il suo compagno di squadra o per chiudere un rimpianto portato troppo a lungo, sin da quel maledetto giorno di Zolder.

Chiara Zaffarano

 

 

 

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