Ayrton Senna. Chi tra le vecchie e nuove generazioni può dire di non averlo sentito mai  nominare? Probabilmente nessuno tra coloro che hanno avuto la fortuna e il piacere di vederlo correre e chi, invece, si è dovuto affidare a dei ricordi, tra i numerosi filmati sul web ed i racconti di chi lo ha potuto conoscere.

Ma al di là dei suoi strepitosi numeri in carriera, ottenuti contro una concorrenza davvero agguerrita, com’era il Senna fuori dalle piste? Proviamo a ripercorre le abitudini, le curiosità e le vicende extra-Formula 1 del brasiliano, a 26 anni dalla sua scomparsa in quel tragico 1 maggio 1994.

L’ULTIMA GARA

Se ne sono dette tante su quell’ultimo giorno di Ayrton. Di sicuro molto turbato da quanto successo il venerdì al giovane connazionale Barrichello ed il sabato allo sfortunato Ratzenberger, Senna si era calato nell’abitacolo della sua Williams come lo status da professionista che era gli imponeva di fare. Ma il suo sguardo era pensieroso e spento, non come quello a cui aveva abituato i suoi fans. La stagione, poi, non era iniziata nemmeno alla grande, con due zero rimediati nelle prime due gare. Che ci fosse qualcosa di diverso lo si era intuito anche dal fatto che Ayrton si sfilò il casco prima della partenza, un gesto che non aveva mai fatto prima.

LA DEDICA A RATZENBERGER E LA PREMONIZIONE SINISTRA

No, non voleva correre Senna quella domenica. Nel sabato in cui a perdere la vita è un onesto pilota austriaco, Roland Ratzenberger, coetaneo di Ayrton e arrivato in tarda età alla massima espressione dell’automobilismo, il brasiliano è uno dei primi ad accorrere sul luogo dell’incidente. Nel tentativo di imporre il proprio blasone per non far disputare una gara che, semplicemente, non ci sarebbe dovuta essere. Ma il business ancora una volta prevale su tutto e ad Ayrton non resta che un’unica cosa da fare per onorare la memoria del collega scomparso: vincere. Infila nel suo abitacolo una bandiera austriaca da sventolare nel giro d’onore al termine della gara, ma… non la sventolerà mai.

Solo pochi anni prima Senna, assieme al suo grande amico e compagno di scuderia Gerhard Berger, si era recato alla Curva del Tamburello per constatarne la pericolosità del muro di recinzione che, a suo dire, era troppo vicino alla pista e non permetteva alle vetture di avere un’ampia via di fuga. Lo stesso austriaco, infatti, proprio in quel punto il 23 aprile 1989 ebbe un incidente quando la sua Ferrari si schiantò, causa un cedimento meccanico, prendendo fuoco.

IL LEGAME CON DIO

Molto lontano dal clichè del pilota di Formula 1, Senna era solito leggere dei passi della Bibbia il mattino prima della gara. La sorella Vivane rivelò mesi dopo la scomparsa del fratello che, la mattina di Imola, Ayrton lesse un versetto. In esso si diceva che, quel giorno, avrebbe ricevuto da Dio il dono più grande: ossia Dio stesso. Una fede incrollabile e mai nascosta, che fece sbottare il suo rivale storico Alain Prost che, nel corso della loro rivalità, affermo: “Ayrton pensa di non poter morire perchè crede in Dio“. E in effetti Senna non aveva paura né di morire e nemmeno di correre. In un’intervista realizzata con il Corriere della Sera anni prima, lui stesso aveva affermato: “La morte non mi fa paura con il mestiere che faccio. Ma ogni volta che parlo con Dio, che un giorno me la presenterà ufficialmente, lo prego di questo: fallo subito e bene. Mi terrorizza un’ipotesi: di farmi male e di finire il mio tempo in carrozzella. Regazzoni e Williams sono due eroi, io no“.

MATRIMONIO MAI CONSUMATO CON LA ROSSA E LA CURIOSITA’ MINARDI

Come tutti i Campioni che si rispettano, anche Senna sarebbe salito su una Ferrari. A confermarlo è Luca Cordero di Montezemolo che, dopo Cesare Fiorio, tentò assieme a Jean Todt di portare il brasiliano sulla Rossa: “Il mio più grande rimpianto è Senna: venne a casa mia, a Bologna, il mercoledì prima del tragico incidente di Imola. Non solo mi disse che voleva correre a tutti i costi con la Ferrari, ma che voleva trovare il modo per liberarsi dalla Williams. Ci saremmo dovuti sentire dopo Imola, sarei stato ben lieto di averlo in squadra, sarebbe stata la ciliegina sulla torta che poi è arrivata comunque con Schumacher. Una coppia Senna-Schumacher? Non avrebbe funzionato, sarebbe stato un gran colpo di teatro ma non buono per la Ferrari”.

A dimostrazione della sensibilità di Ayrton e dell’attaccamento al nostro paese (la madre è di orgine napoletana) c’è un curioso aneddoto svelato dal padre di Senna, che raccontò del desiderio del figlio di correre almeno una stagione con la Minardi, a titolo gratuito. I motivi erano la grande stima che Ayrton nutriva per Gian Carlo Minardi, e nella voglia di contribuire allo sviluppo della sua vettura.

L’IMPEGNO NEL SOCIALE E LA FONDAZIONE SENNA

Quello che Senna non amava pubblicizzare della sua vita privata erano le opere di beneficenza con cui il brasiliano, in forma strettamente anonima, faceva donazioni agli orfanotrofi brasiliani. Pochi mesi prima di Imola, ad Ayrton venne in mente di strutturare queste donazioni in un progetto più strutturato, istituendo una fondazione che porta il suo nome (Instituto Ayrton Senna), con la quale il pilota avrebbe potuto continuare ad aiutare i più bisognosi.

IL FORTE LEGAME CON IL GIAPPONE

Dopo il Brasile, uno dei paesi dove Senna era maggiormente idolatrato è il Giappone. In primis perchè Ayrton aveva vinto i suoi titoli mondiali con un motore giapponese, quello Honda. E il legame con la il colosso nipponico, infatti, proseguiva anche fuori dalle piste. Il brasiliano, assieme a Bobby Rahal, contribuì allo sviluppo del telaio e delle sospensioni della prima generazione della Honda NSX. Che la Honda puntasse su di lui lo confermò anni dopo la sua morte l’eterno rivale Alain Prost, che ammise la gelosia per il compagno di squadra ai tempi della McLaren. “cenai al circolo del golf di Ginevra con il presidente della Honda, Kawamoto,… lui mi confidò che avevo ragione nel pensare che i nipponici stavano puntando più su Senna che su di me… una cosa che mi fece comprendere che la nuova generazione di motoristi stava dalla parte di Ayrton. Ecco, lui impersonava più la figura del samurai, lottava sempre con i denti, dava tutto se stesso in ogni singolo momento della corsa, io invece ero più calcolatore, più remissivo…”

Ed è probabilmente questo suo atteggiamento, questo suo modo di fare, questo spirito battagliero, che ha consegnato Ayrton Senna alla leggenda dell’automobilismo e della Formula 1.

F1 | SE AYRTON SENNA AVESSE OGGI 60 ANNI…

Vincenzo Buonpane

 

 

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