Il management della Formula 1 sta monitorando la situazione in Australia, facendo seguito all’emergenza provocata dagli incendi che hanno martoriato il territorio del continente, in vista del Gran Premio inaugurale che si terrà nel fine settimana del 13 – 15 Marzo. Gli incendi, i peggiori mai registrati in Australia, hanno bruciato, a partire da Settembre, un’estensione di terreno più vasta della Scozia, provocando (per ora) venticinque vittime e la distruzione di circa duemila case, ma soprattutto causando una catastrofe naturale: tra le zone colpite risulta anche lo stato di Vittoria, la cui capitale è Melbourne, sede della gara di Formula 1.




Qualità dell’aria

Stando a quanto è stato confermato alla stampa inglese, la Formula 1 sta monitorando attentamente la situazione sull’area di Melbourne, tenendosi in stretto contatto con gli organizzatori della gara: la qualità dell’aria viene tenuta costantemente sotto controllo dato che, secondo i report ufficiali, nella zona la classificazione è peggiorata, passando da “very poor” a “hazardous”.

Nel quadro dell’emergenza incendi, l’impegno della Formula 1 non dovrebbe limitarsi solo al Gran Premio: si parla di un piano (congiunto tra F1, team e organizzatori dell’evento) di supporto per le vittime di questa catastrofe, anche se, per ora, è tutto molto vago e i dettagli sono da finalizzare.

Alcuni piloti, tra i quali Daniel Ricciardo, si sono fatti sentire via social media per esprimere empatia verso le vittime e sensibilizzare l’opinione pubblica ad adoperarsi, nei limiti del possibile, per aiutare chi è stato colpito da questa catastrofe.

Logistica

Ad oggi mancano più o meno due mesi all’appuntamento inaugurale della stagione e, oggettivamente, c’è tempo perché la situazione evolva verso un miglioramento, soprattutto per la popolazione e il territorio locale.

Per quanto riguarda la gara, se la situazione non dovesse migliorare e rimanere “a rischio”, il GP d’Australia (che costituisce una grossa sfida logistica per le scuderie, bene o male tutte localizzate nel Vecchio Continente) potrebbe seguire le sorti del Rally d’Australia, dato che sul territorio australiano non ci sono altri tracciati omologati per ospitare la Formula 1 (quindi non si potrebbe organizzare un evento una-tantum) e nel calendario a 22 gare del 2020 difficilmente si troverebbe spazio per spostare la gara di Melbourne.

La svolta “green”

Come viene fatto notare da più parti, questo comportamento da parte della Formula 1 sembra essere sproporzionato: effettivamente mancano due mesi alla data della gara, il tracciato di Melbourne si trova comunque protetto da una vasta “cintura” cittadina (a titolo di esempio la 12 Ore di Bathurst si trova più a contatto con aree boschive e, a quanto pare, verrà disputata alla fine di Gennaio), per quanto riguarda la qualità dell’aria… si è corso anche in India e la F1 si è spesso dimostrata poco sensibile verso argomenti che non riguardano il business.

In realtà, il problema sollevato dagli incendi è più subdolo: con la svolta “green” che la Formula 1 ha pronosticato per il futuro e sulla quale ha investito parecchio (almeno dal punto di vista dell’immagine) negli ultimi mesi, arrivare sul suolo australiano senza dire nulla sarebbe un brutto colpo d’immagine. La Formula 1 fa parte del “pacchetto” FIA, per la quale Jean Todt ha recentemente dichiarato come “sicurezza e ambiente” siano “punti cruciali per garantire il futuro dello sport motoristico”.

Gli incendi, di cui si è verificata la natura dolosa, sono stati aiutati dalle temperature mediamente più alte, risultato del cambiamento climatico: se la parte automobilistica dei Gran Premi contribuisce in una frazione minima alle emissioni nocive (le vetture di Formula 1 attuali sono parecchio efficienti, dal punto di vista energetico e, delle 257’000 tonnellate di CO2 prodotte nel 2018 hanno contribuito per meno dell’1%), la parte logistica ha un impatto esagerato.

Atterrare (letteralmente) in Australia in un contesto simile e vicino alle aree devastate senza dire nulla, sarebbe quasi sicuramente controproducente in termini di immagine a questa nuova veste della Formula 1, indipendentemente da quello che il personale stesso della Formula 1 potrà fare (o non fare) nei confronti delle vittime di questo disastro.

Luca Colombo

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