Caro Babbo Natale,
anche quest'anno sono qui con carta, penna e calamaio per scriverti la letterina, densa di desideri e speranze per il futuro: ti vorrei chiedere qualche dono immateriale legato alla Formula 1, anche perché per quelli materiali sono piuttosto turbato. Pensavo infatti che il merchandise si limitasse a cappellini o magliette, invece un giro su Internet mi ha fatto scoprire che, tra le varie amenità potenzialmente impacchettabili e donabili, il tavolinetto in vetro da salotto con base in vero copertone usato e certificato è un evergreen popolarissimo: la cosa che mi ha fatto cadere la mandibola è stato l'apprendere che più il battistrada è usurato e più ti fanno pagare l'opera d'arte, se così possiamo chiamarla.

 

Durante l’anno trascorso ho fatto il bravo quasi sempre, seguendo i buoni propositi che mi ero fissato prima del Gran Premio d’Australia, ovvero moderare il turpiloquio quando le cose in gara si mettevano male per la mia scuderia preferita. Ho scritto “quasi sempre” perché più di una volta mi è partito qualche accidente che ha fatto tremare i vetri di casa, ma penso ti sia comprensibile come determinate situazioni insulse in cui si è cacciata la Ferrari abbiano tirato fuori certe parole dalla bocca. Siccome la natura umana non è la perfezione, anche se ci sono dei momenti in cui l’imperfezione è cronica, mi sono redento (o almeno lo spero) con la convinzione che in AMG Mercedes abbiano complessivamente lavorato meglio. In tutta onestà ti confiderò che c’è voluto davvero poco a convincersi, visto cosa hanno fatto da Silverstone in poi. Tieni conto di questo dettaglio nelle tue tabelle di valutazione per la consegna dei regali.

Ti rinnovo la richiesta dello scorso anno, la quale, evidentemente, è andata persa: per la prossima stagione mi piacerebbe vedere una sfida per il campionato che vada ben oltre la pausa estiva. Come vedi non ti domando di mettere le mani in pasta e favorire un risultato piuttosto che un altro (anche se non nego che mi sono un po’ stufato di tornare a casa con le pive nel sacco), perché nello sport c’è chi arriva primo e c’è chi arriva ultimo: chi lavora meglio deve essere premiato, anche quando il nome non riecheggia nella nostalgia del tempo che fu (Williams e McLaren, per dirtene due che mi ricordo bene quando scrivevano pagine di storia sportiva) o assomiglia a quello di una catena di supermercati… Detto tra noi: ma che fantasia si può avere per chiamarsi Racing Point, Racing Point Force India? Boh.

Immagino che al Polo Nord non ci siano problemi con ciò che viene prodotto dai social network, ma qui le cose vanno diversamente e se una volta Twitter allietava i pomeriggi formulistici (anche quelli di vana gloria sportiva), oggi la discussione va sempre in vacca perché parlano e scrivono in stragrande maggioranza quelli che fanno grattare il cambio ogni volta che innestano una marcia. Non sai quanto mi piacerebbe zittire il megafono, regalato dalla rivoluzione digitale, di questi personaggi, ma prima di venire additato come luddista o che mi venga consigliato di tornare a giocare con la lippa mentre comunico con il telegrafo, ti chiedo tre cose: due per i “megafonari”, ovvero un libro di scuola guida (di quelli vintage con gli esplosi del motore per vedere se c’è e dov’è lo spinterogeno) e uno di grammatica, e uno per me, cioè che il ritrovo del lunedì de #lanostraf1 rimanga un porto tranquillo per parlare civilmente del nostro sport preferito.

Come era prevedibile, siamo sopravvissuti alla rimozione forzata delle grid girls, ma poi in Brasile ci siamo ritrovati con le ballerine in perizoma sul podio che facevano andare il sedere o le ragazze in Texas vestite come Daisy Dukes a far vedere la mercanzia. Ora, io e il bigottismo siamo due pianeti molto lontani e questo esempio è un’iperbole esteticamente appagante per dire che Liberty Media aveva promesso chissà quale rivoluzione nella gestione del giochino Formula 1 e invece, nella sostanza, è rimasto tutto come prima, come quando c’era Bernie Ecclestone al timone e spesso il tutto si piegava su trame politiche e commerciali che non sono mai riuscito a capire fino in fondo. Per questo ti chiedo cortesemente di irrompere in una riunione nella stanza dei bottoni di Liberty Media e di dire loro che io, come appassionato, vorrei un approccio rivoluzionario davvero, uno spazzare via tutti gli ingranaggi arrugginiti del passato recente: “My name is Santa Claus and we need change, we need it fast, before F1’s just part of the past, ‘cause lately it all sounds the same to me. Oh oh oh!”

Caro Babbo Natale, grazie anche quest’anno per aver dato la falsa speranza di aver letto anche solo per qualche minuto il delirio, con tanto di citazione dei Ramones, di un appassionato di corse. Che ci sia un seguito o meno a queste richieste poco importa: la Formula 1 è fatta di auto, piloti, meccanici, ingegneri, gomme, piste e… tifosi. In fondo, il regalo più grande è la passione per questo sport.

Buone Feste!

Luca Colombo

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