Monza 1922
Credit: profilo Twitter Autodromo di Monza

Due giorni fa all’Expo di Dubai è stato presentato in anteprima il logo dedicato al centenario del “Tempio della Velocità”, quell’Autodromo di Monza che dalla fondazione, risalente al 1922, ha visto e raccontato numerose storie di automobili, piloti, pubblico, meccanici e persone.

Il logo

Il logo del centenario ha fatto il suo debutto nel corso della “Bellezza dello Sport, Italian Sports Day”, giornata dedicata allo sport italiano, organizzata dal CONI al Padiglione Italia dell’EXPO 2020 di Dubai.

L’amministratore delegato della Formula 1, Stefano Domenicali, ha così commentato: “In tutto il mondo, quando si pensa alla Formula 1 non si può non ricordare il grande contributo che l’Italia ha dato a questo sport, ed i primi 100 anni del circuito di Monza ne sono una importante testimonianza. Monza è speciale, Monza è casa per la Formula 1, ha da sempre scritto tra le pagine più importanti di questo sport che da 71 anni regala emozioni, passione e sorriso. Ci prepariamo ad entrare in una nuova era per F1, con nuovi regolamenti e nuove macchine che creeranno gare ancora più avvincenti e siamo entusiasti di avere nel calendario ufficiale del 2022, ancora una volta l’Italia grande protagonista con due tappe a Imola e Monza.”

Gli albori

Il primo disegno del tracciato risale al Gennaio del 1922. L’autodromo doveva celebrare i venticinque anni dell’Automobile Club di Milano e rilanciare l’industria automobilistica italiana. Scartate le ipotesi di locare l’impianto a Gallarate o alla Cagnola si optò per l’ubicazione nel Parco di Monza attorno alla Villa Reale. L’Autodromo diventa così il terzo circuito permanente realizzato al mondo, dopo Brooklands (UK, 1907) e Indianapolis (USA, 1909).

Nel Maggio 1922 incominciano i lavori di realizzazione dell’impianto che dureranno solo cento giorni. Giusto in tempo per l’inaugurazione del 3 Settembre 1922, con una gara per vetturette. Il tracciato comprende due piste da percorrere alternativamente: uno stradale di 5500 m (simile al circuito odierno) ed un anello di alta velocità lungo 4500 m con due rettilinei di 1070 metri ciascuno e due curve sopraelevate appoggiate su terrapieno. Le due piste hanno un rettilineo in comune.

Anni Trenta

Nel corso del Gran Premio d’Italia e d’Europa del 1928 si verifica il primo grave incidente nella storia dell’automobilismo italiano. Il pilota Emilio Materassi e ventisette spettatori perdono la vita: per motivi di sicurezza, tra il 1929 e il 1931 si disputano gare soltanto sul catino. Altri incidenti mortali tra il 1932 e il 1933 spostano le edizioni del GP dal 1934 al 1938 sul circuito Florio, ovvero un tracciato di circa 6680 m ottenuto raccordando mediante un vialetto la sopraelevata sud con buona parte del circuito stradale.

La prima ristrutturazione avviene nel 1938. Le curve sopraelevate del catino subiscono l’abbattimento. Per quanto riguarda i miglioramenti vanno notate nuove strutture per il pubblico. Inoltre, all’ingresso sul rettilineo principale, trovano spazio due nuove curve ad angolo retto chiamate, per via della pavimentazione, curve in porfido.

Il ritorno del catino

La seconda ristrutturazione risale al 1955. Finita la guerra viene ripristinata la configurazione a 10 km. Qui vediamo la ricostruzione del catino ad alta velocità e la sostituzione delle due curve in porfido una curva a falda unica, a lieve inclinazione trasversale e caratterizzata da un raggio crescente verso l’uscita. Questa diventerà la Parabolica, dal 2021 intitolata ad uno dei migliori interpreti dell’automobilismo italiano: Michele Alboreto.

La nuova configurazione riduce la lunghezza del catino a 4250 m, ricorrendo a due soprelevate con raggio leggermente differente. La sede stradale sul banking risulta divisa in cinque sezioni con inclinazione crescente rispetto all’orizzontale (da 12% fino a 80% nella porzione più esterna). Le novità tecniche delle sopraelevate sono ragguardevoli: guardrail in acciaio rinforzato poggiante su supporti elastici e dotazione di impianto di illuminazione.

Velocità, Ascari e cinema

Il battesimo dell’impianto così ristrutturato avviene con il Gran Premio d’Italia del 1955. Nel 1957 e 1958 venne organizzata la 500 Miglia di Monza – Trofeo dei Due Mondi, formula USAC. L’evento raggiunge la media di 284,916 km/h, consacrando Monza come il circuito più veloce del mondo. Nel 1955, però, durante una sessione di prove private, alla curva del Vialone perde la vita Alberto Ascari.

La dinamica dell’incidente resta ancora un mistero, dato che non assistette alcun testimone. Da quel giorno, la curva del Vialone diventa l’Ascari. Il 1959 vede la realizzazione di un tracciato più breve per le Formula Junior. Il Monza Junior (ancora esistente) prevede dopo i box un raccordo dall’andamento sinuoso che si va ad allacciare subito dopo l’uscita della Ascari.

Dal 1961 la Formula 1 abbandona il catino. Cinque anni più tardi arriva definitivamente la gloria dell’ovale con le riprese del film Grand Prix di Frankenheimer.

Anni Settanta e Anni Novanta

Dopo gli incidenti mortali di Von Trips e Rindt (1961 e 1970) risulta chiara l’eccessiva velocità delle F1 (il Gran Premio del 1971 supera la media dei 240 km/h). Tre chicane posticce entrano nel layout, che poi diverranno permanenti: Parliamo della Variante del Rettifilo (successivamente Variante Goodyear e Variante Schumacher), la Variante della Roggia e la Variante Ascari.

In seguito ai tragici avvenimenti di Imola 1994 e a lavori di riammodernamento delle strutture già richiesti dalla FIA, negli ultimi venticinque anni il circuito di Monza ha subito alcune piccole variazioni che lo hanno portato al disegno attuale di 5793 metri. La variante della Roggia arretra, in maniera tale da garantire una via di fuga più ampia. Lesmo 2 subisce un arretramento e un rallentamento. Se una volta si usciva da Lesmo 1 in pieno per lanciarsi su Lesmo 2 e quindi scollinare verso il Serraglio, oggi si entra a Lesmo 2 toccando i freni e riaccelerando in uscita.

Un equilibrio delicato

Quest’ultima modifica è stata una delle meno digerite da parte dei tifosi, che si assiepavano sulle tribune di Lesmo 2 per vedere chi aveva abbastanza pelo da farla in pieno. Per dirla tutta, parliamo di un buon compromesso per mantenere il patrimonio ambientale del Parco di Monza e garantire al tempo stesso la presenza dell’Autodromo nel calendario della Formula 1 (senza il GP d’Italia, Monza chiuderebbe finanziariamente i battenti).

Infine il 2001 vede ridisegnata la prima variante, in modo tale che la curva presenti una via di fuga più ampia ed un corridoio di emergenza in asfalto. Prima le auto arrivavano in accelerazione dal traguardo e dopo una leggera piega a destra entravano nella doppia sinistra-destra. Dal cambio di layout i piloti devono affrontare una lenta destra-sinistra con entrata a gomito e una seconda curva che chiude. Questi sono gli anni di Schumacher in Ferrari, con il grande cuore rosso dei tifosi che viene esposto lungo il rettilineo principale, sul quale si affaccia a picco il podio.

Nonostante i cambi di layout di questi primi cento anni, il Tempio della Velocità mantiene intatto il suo fascino, che passa attraverso cambi tecnologici, tragedie e giorni di gloria, nella sublimazione più totale del rapporto tra automobili, piloti e pubblico.

Luca Colombo

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