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Credits: Scuderia Ferrari Official Website

Nel fine settimana che sta per iniziare, la Haas dovrebbe annunciare Nico Hulkenberg come pilota titolare per il 2023 al posto di Mick Schumacher. Una scelta che, di fatto, significherebbe nessun sedile per un pilota della Ferrari Driver Academy nel Campionato del prossimo anno.

Dopo Antonio Giovinazzi, messo alla porta al termine della scorsa stagione dall’Alfa Romeo, la Ferrari potrebbe perdere in ottica 2023 anche un altro membro della sua Academy, Mick Schumacher, che quasi certamente sarà sostituito in seno al team Haas dal rientrante Nico Hulkenberg.

TANTE PERPLESSITA’

Una scelta, per quanto sia condivisibile o meno, che lascia però tanti dubbi. Non per quanto riguarda la Haas, liberissima di scegliersi i piloti che ritieni più idonei (tecnicamente ma pure finanziariamente) per il proprio progetto, ma per la Ferrari che da qualche anno a questa parte pare aver accantonato il progetto Academy, non avendo battuto ciglio la scorsa stagione dopo il siluramento di Giovinazzi e dando l’impressione di non farlo nemmeno se, come pare probabile, la Haas non dovesse confermare Schumacher.

SCARSO PESO POLITICO?

Dopo Charles Leclerc, infatti, coccolato fino dalla Formula 3, il Cavallino ha decisamente smesso di puntare sui suoi giovani piloti come se nel monegasco avesse trovato ciò che cercava. Ma, non ce ne voglia Carlos Sainz, perchè non puntare su un giovane del vivaio da affiancare e far crescere a fianco del titolare? Magari “parcheggiandolo” in un altro team lontano da pressioni e senza l’assillo del risultato. Ed è proprio su questo punto che la Ferrari pare abbia perso quel peso politico che gli permetterebbe di poter “imporre” ad una scuderia a cui fornisce i motori un proprio pilota, sulla falsariga di quanto fatto dalla Mercedes con George Russell all’epoca della Williams.

CAMBIO DI ROTTA

Un deciso cambio di rotta quello del Cavallino che, come detto, dopo Leclerc ha decisamente puntato poco o nulla sui prodotti del proprio vivaio. In alcuni casi per ragioni tecniche, ma in altri casi la sensazione è che sia mancata quella decisione e quella volontà ben precisa di far affermare un proprio pilota. E l’elenco di giovani dalle belle speranze che hanno solo “assaggiato” la massima formula è piuttosto corposo: Sergio Perez, Lance Stroll, Raffaele Marciello, Antonio Fuoco, Guanyu Zhou e Giuliano Alesi solo per citarni alcuni.

IL CASO SHWARTZMAN

Emblematico è il caso del pilota russo, arrivato alla FDA nel 2018, e coetaneo di Mick Schumacher che, dopo aver ottenuto il secondo posto in Formula 2 proprio dietro al tedesco è rimasto sempre nell’orbita Ferrari, ma senza mai avere la possibilità di poter debuttare come pilota titolare in Formula 1 dovendosi accontentare di sporadiche apparizioni in sessioni di libere (come nel GP Stati Uniti) o in sessioni di test.

POCHI POSTI DISPONIBILI

Siamo consapevoli delle ridotte opportunità per i nostri giovani piloti, come Ferrari cerchiamo di dare loro le migliori opportunità per entrare nel mondo della F1. Con la nostra Driver Academy stiamo ottenendo ottimi risultati in tutte le categorie e siamo fieri dei nostri ragazzi. Ovviamente c’è da essere realisti ed al momento c’è poco spazio”, il commento del team Principal della Ferrari Mattia Binotto in un’intervista di qualche mese fa. Ma la domanda che viene da farsi è per quale motivo Mercedes (con De Vries recentemente e con Russell nel recente passato) e persino Red Bull con Alexander Albon (tralasciando ovviamente l’Alpha Tauri) riescano a far valere il proprio volere imponendo un loro pilota, mentre la Ferrari non riesce a perseguire lo stesso obiettivo? Una domanda che, con tutta probabilità, rimarrà senza una precisa e motivata risposta.

Vincenzo Buonpane

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