Abu Dhabi 2010

Renato Zero canta che “il tempo ruba i contorni a una fotografia”, ma tra le immagini che descrivono Abu Dhabi 2010 ce n’è una che, dieci anni dopo, rimane ancora bene a fuoco nella memoria dei ferraristi. Essa ritrae Luca Cordero di Montezemolo accerchiato dai reporter, illuminato dalle luci della stampa che squarciano la notte negli Emirati Arabi, come se fosse la scena di uno di quei film polizieschi degli Anni ’70.

La storia di quella sera la conosciamo tutti. Al via, nel Mondiale, Alonso dispone di un +8 su Webber, +15 su Vettel e +24 su Hamilton. Alla bandiera a scacchi l’asturiano dispone di un +10 su Webber, +12 su Hamilton, ma paga quattro punti a Vettel. Sfortunatamente il Mondiale finiva negli Emirati Arabi e la storia finisce lì.

Abu Dhabi rappresenta una delle sfide commerciali vinte da Ecclestone. Il circuito offre poche occasioni di sorpasso e anche un Petrov può diventare un ostacolo insormontabile, ma il glamour del contorno raggiunge vette inarrivabili. Sì, c’è qualcosa di forma equivocabile nei pressi dell’impianto, un parco divertimenti a tema Ferrari che in pianta somiglia a… un tanga, ma il tracciato passa spettacolarmente proprio sotto il lussuoso Yas Marina Hotel.

La leggenda vuole che, quel 14 Novembre 2010, Montezemolo abbia seguito la gara da una stanza dell’albergo. Calata la bandiera a scacchi, una volta fuori dall’hotel affronta i media, immortalato nella fotografia che ci ricordiamo così bene, dichiarando: “Dire che siamo giù di morale è poco.” Troppo poco, verrebbe da obiettare, per chi poteva permettersi di controllare la situazione.

Nel corso degli anni parlare di Ferrari e Abu Dhabi 2010 equivale a guardare con un velo di rancore ciò che avrebbe potuto essere. Nessuno (non i tifosi, non la stessa Ferrari) ha mai voluto analizzare con onestà intellettuale come si sia arrivati a quel punto e perché si sia deciso di agire in quella maniera.

Il risultato di questo modo di fare ha portato a Maranello lo sport del tiro al piccione. A tal proposito Luca Colajanni, nel suo blog, ricorda il trattamento riservato a Dyer: Pagò per tutti Chris, il che non fu giusto. Anche lui aveva avuto le sue responsabilità e lo ammise con grande onestà, ma fu troppo facile scaricare sul singolo un errore che aveva più padri.” E ritornarono pure gli attriti interni, quasi a livelli fantozziani.

Abu Dhabi 2010 non è una pagina buia della storia Ferrari. Il concetto di buio si applica a situazioni ben peggiori, per cui la pagina deve essere definita traumatizzante, nel senso più psicologico del termine. Quel giorno, in un certo senso, ha incrinato qualcosa nelle persone e nelle entità coinvolte. E gli effetti gli abbiamo visti con il tempo. Forse li stiamo vedendo anche oggi.

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Luca Colombo

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