E’ stato uno dei maggiori interpreti del mondo Endurance negli ultimi anni, dopo una lunga carriera in monoposto che lo aveva anche visto protagonista in Formula 1 con la Toyota nel 2002. Ma alla soglia dei 44 anni, Allan McNish ha deciso di dire basta. Lo scozzese lascia le corse come tutti i piloti sognerebbero di fare, ovvero con un titolo mondiale in tasca, quello conquistato in questa stagione nel WEC al volante dell’Audi. Una carriera ricca di successi, ma segnata anche da incidenti tanto spaventosi quanto incruenti. Nato a Dumfries il 29 dicembre 1969, ha iniziato la propria avventura in monoposto nel 1987 nella F.Ford britannica, per poi conquistare l’anno successivo il titolo in F.Vauxhall ed il secondo posto nella F.3 britannica nel 1989. E’ stato in seguito protagonista per ben cinque stagioni nel campionato di F.3000: un periodo durante il quale ha avuto la soddisfazione di testare la McLaren e la Benetton di F.1, ma anche di essere sfortunato protagonista di un terrificante incidente a Donington, in occasione del quale un commissario di pista è rimasto ucciso. Nel 1996 ha iniziato la sua carriera nelle ruote coperte, conquistando due anni dopo la sua prima 24 Ore di Le Mans al volante della Porsche GT1. Nel 2001 è stato scelto come pilota collaudatore dalla Toyota per il nuovo programma della casa giapponese in Formula 1: McNish si distinse positivamente nei test, al punto di essere scelto come pilota titolare l’anno seguente. Nella massima formula ha disputato 16 Gran Premi ottenendo un settimo posto come miglior risultato, ed uscendo miracolosamente illeso da un terribile incidente alla curva 130R di Suzuka, gara alla quale non prese poi parte. Dopo un anno come collaudatore della Benetton, lo scozzese è tornato alle ruote coperte, costruendo al volante dell’Audi una nuova carriera ricca di successi: campione ALMS 2006 e 2007, vincitore della 12 Ore di Sebring nel 2009 e nel 2012, vincitore della 24 Ore di Le Mans nel 2008 e 2013 (dove è stato autore di uno dei crash più spettacolari degli ultimi anni nell’edizione 2011) ed infine campione nel World Endurance Championship: il modo migliore per chiudere in bellezza.

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