Santa Devota anche stavolta ci ha messo una pezza. E Felipe Massa avrà pure concluso il week-end monegasco senza raccogliere nemmeno un punto, ma se non altro ad uscirne ferito è stato solo il suo l’orgoglio. Perché l’incidente di sabato mattina, nelle prove libere, nella curva intitolata alla patrona del Principato, ha spaventato un po’ tutti. Ma ancora più paura, se possibile, ha suscitato il ripetersi dell’episodio ad appena ventiquattr’ore di distanza, in gara: stesso punto, stessa dinamica, stessi seri danni alla vettura. Adesso, in Formula 1 spesso siamo abituati a vederne di tutti i colori, ma è possibile che tra i due botti non ci sia stato alcun collegamento, alcuna causa comune, ma solo una pura e semplice coincidenza? Per la Ferrari, sì. Secondo quanto dichiarato dal Cavallino, infatti, all’indomani di un’attenta analisi sui resti della F138 incidentata, mentre il primo crash sarebbe imputabile ad un errore umano (leggasi, del pilota), quello del giorno seguente si sarebbe verificato in seguito ad un’anomalia verificatasi nella zona anteriore sinistra. Di quale tipo di cedimento si sia trattato, non è dato di sapersi. Eppure i dubbi rimangono: troppe analogie tra i due episodi, troppi i punti ancora oscuri dopo aver analizzato la dinamica dei due incidenti. In entrambi i casi, infatti, si nota la vettura partire improvvisamente verso sinistra, non appena iniziata la fase di frenata, e dirigersi incontrollata contro le barriere a ruote bloccate. Interessante anche notare come in prossimità dello stesso punto entrambe le Ferrari abbiano utilizzato, per tutto l’arco del week-end, una traiettoria anomala rispetto a quella delle altre vetture: mentre tutti, infatti, tagliavano abbondantemente la linea gialla di uscita dalla corsia box con oltre mezza macchina, le due F138 si mantenevano ben lontane da tale traiettoria, scegliendo (essendo costrette?) di utilizzare una linea di approccio alla prima curva molto più “rotonda”. Una scelta sulla carta penalizzante, visto che di fatto imponeva la percorrenza di un numero maggiore di metri, ma che per la Ferrari potrebbe essersi rivelata obbligatoria. Il motivo? Tenersi alla larga da una fastidiosa “gobba” presente sull’asfalto in quel punto, che per gli altri sembrava essere ininfluente ma che per la Rossa evidentemente rappresentava un problema. E qui entra in gioco il fattore tecnico. Le due F138 hanno evidenziato, durante il fine settimana di Monaco, un assetto particolarmente rigido, caratterizzato dalla necessità di utilizzare un’altezza da terra particolarmente ridotta. Due elementi che, uniti tra loro, potrebbero aver rappresentato la causa di quanto accaduto, innescando il bloccaggio delle ruote anteriori che ha spedito la vettura di Massa due volte contro il rail. Certo, è solo una chiave di lettura, eppure pare che questa tesi sia stata appoggiata da molte voci nel paddock monegasco. Ma allora perchè la Ferrari “avrebbe” deciso di dare una versione alternativa di quanto accaduto, scegliendo di assumersi in toto le responsabilità dell’incidente avvenuto in gara? Una semplice ipotesi sarebbe la seguente: vedendo coinvolto il proprio pilota più “debole” e viste le lacune caratteriali mostrate da Massa in passato (con tanto di supporto da parte dello psicologo nella scorsa stagione, il team avrebbe scelto di mascherare eventuali ed ulteriori “colpe” del brasiliano per non correre il rischio di coprirlo di responsabilità eccessive, in una fase della stagione in cui il rischio di “perdere” l’apporto prestazionale di quest’ultimo risulterebbe quantomai deleterio. Per la Ferrari, ma anche per Alonso. Il quale ha già, per conto suo, dimostrato un’arrendevolezza a dir poco sorprendente nelle stradine del Principato. Ma questa è un’altra storia.

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