Spesso nel cuore e nella mente di una persona si celano ricordi legati a bellissime imprese sportive, gesta eroiche di atleti che rimangono per sempre nella memoria e nella leggenda. Ma purtroppo ogni sport ha i suoi angeli, quegli atleti caduti in circostanze anche sfortunate e che sono nel cuore di tutti per quello che hanno dato al loro sport. Anche il motorsport non è esente da questa tradizione e tra piloti che compiono sorpassi impossibili, vincono mondiali e gare, ci sono quegli eroi che cadono facendo ciò che amano di più: correre, che sia in auto o in moto non ha importanza, perché in grado di restare nella memoria di tutti gli appassionati. Quest’anno abbiamo già avuto modo di ricordare Roland Ratzenberger, Ayrton Senna e Gilles Villeneuve, eroi in circostanze diverse e morti in incidenti tanto terribili quanto sfortunati per le cause degli stessi. Oggi siamo qui a ricordare un giovane pilota della provincia di Perugia che amava il suo sport e che ha dato la vita per il suo sport. Il 21 luglio di un anno fa Andrea Antonelli stava disputando la sua gara della Supersport sul tracciato del Moscow Raceway in condizioni climatiche decisamente sfavorevoli (quel giorno pioveva davvero a dirotto e la pista moscovita era allagata ma gli organizzatori hanno comunque dato il via libera per correre sul tracciato). Di quell’incidente fatale che si è portato via per sempre Andrea Antonelli poco si è potuto capire dalle immagini ufficiali Superbike: ciò che si è riuscito a scorgere nella nube d’acqua è stato qualcosa di veramente drammatico. Si è visto infatti la moto di Zanetti e Antonelli stesso saltar via, non si sa bene come, mentre il corpo del pilota rotolava esanime all’esterno della pista.

Da quello che si è venuto a sapere dopo, la dinamica dell’incidente è stata veramente assurda: la moto di Roccoli si pianta in mezzo alla pista, Antonelli lo centra e cade strisciando sull’asfalto, a quel punto arriva Zanetti che travolge Antonelli. La dinamica è la stessa che ha portato via Tomizawa e Simoncelli: l’investimento. Anche Andrea è stato investito riportando né più né meno gli stessi traumi che sono costati la vita al Sic. Antonelli era un ragazzo che aveva le moto nel sangue e le gare in moto erano ciò che più amava, un grande talento. Si era unito da poco al team GoEleven Kawasaki ottenendo un quarto posto nella seconda gara in sella alla verdona e stava disputando la sua seconda stagione nel Mondiale Supersport dopo essersi fatto le ossa in Superstock 600 e 1000, lottando con piloti come Ayrton Badovini, Davide Giugliano e Loris Baz. Come sempre, quando muore qualcuno si cerca di cambiare per rendere circuiti più sicuri ed evitare altre tragedie come questa. Se si fosse usato un po’ di buonsenso annullando la gara e il round Superbike, si sarebbe evitata la morte di Andrea. In ogni caso, Andrea non verrà mai dimenticato per quello che ha saputo dare in pista in un anno e mezzo di Supersport, battagliando con grandi esperti della categoria come Sofuoglu, Lowes e tanti altri. Ciao Andrea e mi raccomando divertiti lassù insieme a Simoncelli, Kato, Tomizawa e gli altri eroi.

Marco Pezzoni

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