Bella l’attività del motoblogger, soprattutto se interpretata con passione pura e sano divertimento. Ingredienti profusi da Alex Dibisceglia, trentaduenne centauro di Roma che, da dieci anni, parla, scrive, fotografa, commenta ed analizza a caldo e a motori spenti le dinamiche a due ruote più interessanti di tutto il panorama attuale.

Bandolero, questo il suo nickname, guida parecchio, presentandosi agli appuntamenti mondiali di spicco: “Certo, come ad Imola SBK 2019, per esempio. Ragazzi che viaggio: da Roma al Santerno sotto e sopra la pioggia in una esperienza fantastica. Dicono che le moto italiane patiscano spesso di problemi elettrici… Bè, con la mia MV Agusta Brutale 910 ho fatto tanta di quella strada in ogni condizione, senza mai accusare impicci e noie. E non passo inosservato, il seguente aspetto è piacevole”.

Che marchio è MV Agusta?

“La MV è cambiata con gli anni. Ai tempi di Agostini, le vittorie di Mino in pista determinavano le vendite finali, in un mercato in continuo movimento, con la produzione che andava avanti. Mano a mano, la MV Agusta è diventata una sorta di Lamborghini a due ruote, con pezzi esclusivi e splendidi da ammirare, dedicati ad una fascia d’utenza medio – alta. Non tutti possono permettersi un modello della Casa di Schiranna.

Dopo l’accordo con la Loncin, penso che potremmo vedere giovani motociclisti avvicinarsi al marchio MV, anche perché il motociclista non si crea a 40 anni, ma va ‘coltivato’ sin dalla tenera età”.

Tu ne sei un esempio.

“Sì, nonostante i miei genitori risultassero in totale disaccordo ma, avendo io due fratelli maggiori che già in moto ci andavano, diciamo che ebbi la ‘strada spianata’, anche se non è stato semplicissimo convincerli. La situazione migliorò progressivamente, dato che mamma a papà videro come fossi un ragazzino pacato ed attento. Di quei tempi, ricordo il mio primo giro da passeggero. Avevo 16 anni, mio fratello Nico mi portò a spasso con la sua Hornet 2005, di cui mi innamorai immediatamente. Ai tempi della scuola, visitammo la fabbrica Honda e niente: la Hornet mi piaceva proprio”.

Cosa decidesti di fare?

“A 21 anni, conseguita la patente A, decisi di copiare mio fratello, prendendomi una Hornet del 2005, perché notai quanto la sua moto fosse semplice da guidare e dotata di grande affidabilità. Pensa, riuscii a percorrere più di 50000 chilometri in sella a quel modello, alternando città, percorsi extraurbani e autostrada. In ogni condizione: pioggia, sole, vento…”

Sino ad arrivare alla Brutale.

“Da Honda passai a Ducati, poi provai un piccolo sbandamento per la Triumph. Mi trovavo benissimo con quelle moto, ma io volevo lei: due anni fa riuscii a coronare il mio piccolo sogno, chiamato MV Agusta Brutale 910. Adoro la mia moto, in poco tempo ci ho percorso quasi 28000 chilometri e la uso tutti i giorni, anche per andare al lavoro. Sono responsabile commerciale di Cooltra Motos, una soluzione di noleggio per le due ruote. I colleghi mi invidiano, dato che arrivo sempre in sella e non in auto o coi mezzi pubblici”.

Il nostro Alex Dibisceglia in sala stampa a Misano

Quando hai cominciato a seguire le gare?

“Sin da bambino. Ero più tipo da Superbike che da MotoGP. Certo, mi piaceva Valentino Rossi ed il Motomondiale, seguivo le gesta del Dottore e mi divertivo. Però, scoperta la SBK, grazie alle telecronache di Vignando e Sanchini… basta, decisi che l’ambiente e la mentalità delle derivate di serie fossero proprio a misura mia”.

Anche nei panni del blogger trovi la giusta taglia.

“Sono passati 10 anni esatti. Iniziai aprendo un mio blog personale: ero un neofita – appassionato, scrivevo e pubblicavo le mie cose, in piena libertà. Dopo due anni, mandai il mio primo articolo ad una testata ufficialmente registrata e, da all’ora sino ad oggi, non mi sono mai fermato”.

Cosa hai notato in anni di lavoro?

“Il mondo delle due ruote è mutato nelle corse e pure nel modo di scriverlo e raccontarlo. Alcuni mondiali ora somigliano tanto alla Formula 1, prima era tutto una questione di motore, perché c’era poca elettronica.

La creatività costruttiva e lasciata ai preparatori oggi lascia spazio ad una certa ‘calmierizzazione’ tecnologica, nella quale vanno avanti gli ingegneri elettronici. L’estro dei preparatori è messo da parte in questo periodo storico. Rispetto al passato, non è più o meno bello, né più o meno brutto. Semplicemente, è diverso”.

Sentiamo la tua voce in radio, in appuntamenti fissi per ogni appassionato.

“Motorbike Circus è un bel progetto, ho bravi colleghi e ci divertiamo nel proporre temi e idee sempre nuove. Stiamo pensando di organizzare una sorta di ‘birra alla radio’, in vesti e connotazioni meno sobrie e serie, anzi, più informali e disinvolte. Arriverà anche un radio giornale la domenica sera, questo dedicato ai risultati del weekend motoristico ed il programma sarà ancora più esaustivo e soddisfacente”.

La più grossa soddisfazione nelle vesti da blogger.

“Tante, in particolare nell’ultimo anno, in cui ho intervistato piloti come Ryuchi Kiyonari, re in SBK sul bagnato. Poi, Shane ‘Shakey” Byrne, idolo BSB ed uomo Eurosport. Della MotoGP, Jorge Lorenzo e Alex Rins e poi lui, il più vincente della storia; Giacomo Agostini, il mito, non per caso icona MV Agusta”.

Quale è il tuo obiettivo per i prossimi 10 anni?

“Mi piacerebbe dedicare più tempo alla sezione prodotto. Ho già svolto alcuni test per diverse testate, l’esperienza mi è piaciuta. Vorrei passare le mie sensazioni ai lettori, adoro parlare di qualcosa che capisco, trasmettendo informazioni e idee.

Oltre a guidare le moto, vorrei recarmi almeno ad una tappa del mondiale Endurance: ho sempre visto quell’ambiente attraverso la TV, la prossima volta lo raggiungo con la mia Brutale”.

Intervista a cura di Mirko Colombi

(Fox Sports Journalist, Motosprint Journalist, TV Commentator, Press Officer)

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