“Merci, Jules. Cette victoire est pour toi”. Con queste parole, pronunciate via radio subito dopo aver tagliato il traguardo, Sebastian Vettel ha voluto festeggiare il secondo successo stagionale alla memoria di Jules Bianchi. A volte, infatti, certi avvenimenti sembrano proprio frutto del destino, come in un film già scritto che segue inconsapevolmente il suo copione. Un mix di emozioni contrastanti ha caratterizzato il Gran Premio d’Ungheria, la decima prova del Mondiale di Formula 1 2015: una giornata iniziata con il toccante ricordo dello sfortunato pilota francese, proseguita con una gara avvincente e ricca di colpi di scena, ed infine conclusasi con il trionfo della Ferrari.

E forse è giusto così, ricordando come Bianchi fosse proprio parte integrante della scuderia di Maranello, per esserne stato membro della Driver Academy e, con ogni probabilità, destinato ad occupare presto un posto da titolare in pista. Gioia profonda, ma al tempo stesso commossa, contenuta, per gli uomini in rosso, per un successo fortemente voluto da Vettel, conquistato grazie ad una partenza magistrale, una sapiente condotta di gara ed un impeccabile controllo negli ultimi giri, dopo l’ingresso in pista della Safety Car per il crash di Hulkenberg che avrebbe potuto scombinare i piani. E sarebbe potuto essere un trionfo ancora più completo per la Ferrari se Kimi Raikkonen non fosse stato, ancora una volta, vittima privilegiata della sfortuna, questa volta manifestatasi sotto forma di un guaio al Kers che lo ha privato di un secondo posto che, ad un certo punto della gara, sembrava realmente a portata di mano.

Già, perchè è stata anche la giornata nera della Mercedes, con Hamilton protagonista di errori a ripetizione, non degni di un campione del mondo né tantomeno di colui che era apparso, almeno fino a dopo le qualifiche, un marziano imprendibile per tutti gli altri. A mangiarsi le mani c’è però anche Rosberg, il quale pur nella giornata forse più difficile avrebbe potuto acciuffare la testa della classifica, se non fosse incappato in un contatto nelle fasi finali con Ricciardo, quando i due erano in lotta per la seconda posizione. Con una Mercedes per la prima volta nell’anno giù dal podio, ad approfittarne è stata la Red Bull, capace di piazzare Kvyat e Ricciardo alle spalle di Vettel, ma anche un incredibile Max Verstappen, quarto al termine di una gara regolare ma bravo ad approfittare soprattutto dei guai altrui. Gara splendida anche per Fernando Alonso, inaspettatamente quinto dopo i guai accusati ieri in qualifica, davanti a Hamilton, Grosjean, Rosberg, Button ed Ericsson a chiudere la zona punti. Nonostante una gara ricca di errori, per quanto riguarda la classifica piloti Hamilton può comunque sorridere, avendo incrementato il proprio margine in classifica nei confronti del compagno, pur consapevole che durante la sosta estiva dovrà lungamente meditare su una domenica da dimenticare.

La cronaca. Prima del via viene dedicato un minuto di raccoglimento alla memoria di Jules Bianchi, alla presenza dei familiari del pilota e con tutti i colleghi stretti a cerchio in griglia di partenza. Un momento estremamente toccante, che precede l’accensione dei motori nel caldo pomeriggio di Budapest. Al via Massa sbaglia il posizionamento sulla propria piazzola, costringendo la Direzione Gara a ripetere il giro di formazione e ad infliggere al brasiliano una penalità di 5″. Al secondo start tutto fila liscio, con le Ferrari che hanno uno scatto incredibile, mentre Hamilton è nettamente più in difficoltà: l’inglese percorre ruota a ruota con Vettel l’intero rettifilo, ma il tedesco è più efficace in frenata andandosi a prendere la testa. Subito dietro s’infila anche Raikkonen, che sfrutta un errore in frenata di Rosberg alla curva 2 per salire in seconda posizione davanti al tedesco. Passano solo poche curve, ed ecco che Hamilton sfiora il patatrac, quasi tamponando Rosberg alla frenata della curva 7 e finendo lungo nella ghiaia. Vettel conclude il primo giro davanti a Raikkonen e Rosberg, con Hamilton scivolato in decima posizione. Le Rosse mostrano subito un passo eccellente, con Rosberg che fatica alle loro spalle, mentre più staccati seguono Bottas, Hulkenberg, Kvyat, Ricciardo, Perez, Massa ed Hamilton. Kvyat cede il passo al proprio compagno di squadra, quindi Hamilton riesce ad avere la meglio nei confronti di Massa, proprio mentre Ricciardo scavalca anche Hulkenberg e sale in quinta posizione. Inizia il valzer dei pit stop, con Vertappen, Button, Grosjean e Massa tra i primi a rientrare, mentre nel giro 18 si verifica un contatto tra Maldonado e Perez, con il messicano che riesce a ripartire dopo essere finito in testacoda. Anche Hamilton effettua la sosta montando le Soft, ma al rientro in pista accompagna verso l’esterno Bottas con una manovra un po’ al limite che gli consente di conservare la quinta piazza. Le Ferrari continuano ad avere un ritmo inavvicinabile per Rosberg, mentre Hamilton prosegue la propria rimonta sfruttando un errore dell’australiano all’ultima curva ed infilandolo lungo il rettifilo box. L’inglese è scatenato e a suon di giri veloci si riporta sotto a Rosberg, mentre Raikkonen accusa un calo di potenza che consente ad Alonso di sdoppiarsi. Poco più tardi Hulkenberg è vittima di un brutto incidente, quando perde l’ala anteriore in fondo al rettifilo dei box andando ad impattare contro le barriere. Nessuna conseguenza ma sicuramente un bello spavento per il pilota della Force India. La Direzione Gara chiama dapprima la Virtual Safety Car, tutti ne approfittano per effettuare la sosta ma la pista è piena di detriti: entra così in azione la Safety Car che annulla il vantaggio accumulato sino a quel momento dalle Ferrari. Al restart Raikkonen è subito costretto a cedere la posizione a Rosberg, mentre poco più dietro Hamilton subisce l’attacco di Ricciardo: l’inglese sbarra la strada al rivale in uscita dalla prima curva con il risultato di danneggiare la propria ala anteriore. Hamilton perde terreno venendo scavalcato in rapida sequenza da Kvyat e Bottas, con quest’ultimo che però fora uno pneumatico, “pizzicato” nel caos dall’ala di Verstappen. Il pilota Mercedes dapprima rientra ai box per sostituire l’ala, dopodiché viene penalizzato con un drive-through che ne compromette ulteriormente la gara. Davanti, intanto, è lotta a tre con Vettel, Rosberg e Ricciardo racchiusi in meno di 2″. Raikkonen è definitivamente costretto al ritiro, mentre ad approfittare della situazione è anche Verstappen e le due McLaren, che risalgono posizioni. Rosberg sembra poter gustare un inaspettato ritorno in scia a Hamilton nel Mondiale, sino a quando Ricciardo decide di attaccarlo con una staccata tiratissima in curva 1: l’australiano arriva lungo, Rosberg gli rientra davanti ma le due vetture si toccano, con il tedesco che fora uno pneumatico ed il pilota Red Bull costretto a rientrare per sostituire l’ala. Ad approfittarne è quindi Kvyat, che sale in seconda posizione nonostante una penalità di 10″, mentre Hamilton nell’arco di due giri scavalca Ericsson, Button e Grosjean, salendo in sesta piazza. Vettel va a vincere indisturbato, precedendo sotto la bandiera a scacchi le Red Bull di Kvyat e Ricciardo, quindi Verstappen, Alonso, Hamilton, Grosjean e Rosberg, che porta comunque a casa 4 punti iridati.

Marco Privitera

{jcomments on}

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.