Fine dei giochi. Dopo ben 21 tappe, gli Emirati Arabi spengono i riflettori del palcoscenico della Formula Uno per questo 2019, con il verdetto di gara che, nonostante tutto, rimane sempre il solito: vince di nuovo Hamilton, seguito a distanza siderale da Verstappen e Leclerc. Ottimo Bottas che si gioca il podio dopo essere partito ultimo, con Vettel a Albon rispettivamente al quinto e sesto posto.




Gara scontata: parliamoci chiaro, analizzare la corsa è quasi inutile. A parte qualche screzio fra i big nei primissimi giri ed escludendo la sontuosa rimonta di Bottas, Abu Dhabi non offre grandissimo spettacolo. Il poleman Hamilton infatti, già con la partenza al palo numero 88 ottenuta il sabato, fa capire da subito che il suo passo è ben altra storia. Il sei volte campione del mondo mette a segno un weekend particolarmente “illuminato”, con un cronometro imbarazzante che per tutta la corsa permette agli addetti di misurare i distacchi più col calendario che con i sensori millesimali. L’inglese vola letteralmente e il giro più veloce messo a segno a fine gara con gomme sbriciolate, che avevano percorso una distanza pari… a quella tra la terra e il sole, la dice lunga sul reale potenziale del fenomeno.

Commentare oltre è a dir poco superfluo: 88 pole position (+20 sul record di Schumacher), 84 vittorie (-7 da Schumacher), 6 titoli iridati (-1 da Schumacher). E con la voglia di andare oltre dimostrata ad Abu Dhabi, sapendo che la carriera del “Re Nero” potrebbe essere ancora lunga, preparate i taccuini perché siamo di fronte all’uomo forte che marchierà a fuoco col suo nome, per i prossimi decenni, tutti i primati della massima categoria. Siete suoi detrattori? Davvero vogliamo parlarne?

Cara Ferrari, c’è da preoccuparsi: visto che siamo all’ultima gara è tempo di bilanci reali, senza peli sulla lingua. Non ce ne vogliano quindi i tifosi o gli uomini in rosso. Iniziamo col dire, con molta delicatezza, che la stagione è stata un disastro. Le aspettative d’inverno erano ben altre, specie considerando a dove si era l’anno scorso e allo “schianto” di tutti alla presentazione della SF90H, con il velo che svelava una monoposto “cattiva”: già dall’opacità della vernice faceva venir voglia di spaccare qualcosa dall’adrenalina.

Purtroppo però, già a Melbourne si capì che si trattava di una vettura concettualmente sbagliata. Una super efficienza aerodinamica, per carità… ma non siamo in America in competizioni dragster. In Formula Uno ci sono anche le curve. E se porti in pista una macchina da velocità della luce in rettilineo, che però in curva ha la stabilità di un trattore munito di rimorchio, bisogna che due domandine te le fai. Poi ok che durante l’anno gli aggiornamenti hanno funzionato, ma con un Hamilton che va a punti in tutte le tappe, non puoi permetterti di rimanere indietro nemmeno per un giorno. In più, tralasciando di proposito il discorso piloti per i quali ci siamo espressi in lungo e in largo, vogliamo parlare anche dei pitstop? Leggetevi le puntate precedenti dei nostri “Focus” e noterete che sono mesi che critichiamo il team di Maranello per questa preoccupante tendenza di incepparsi al cambio gomme. Lo fanno da una stagione intera e anche ad Abu Dhabi, puntualmente, è successo con Vettel. Ragazzi ma cosa succede? Eravate considerati i migliori della corsia box. Dove sono andate a finire quelle capacità?

Aggiungiamo inoltre la valanga di noie meccaniche avute durante l’annata e le strategie del muretto che spesso hanno fatto acqua da tutte le parti. Un esempio? Binotto al sabato di Abu Dhabi: “Abbiamo diversificato le strategie tra i piloti per avere più possibilità durante la corsa, infatti Charles parte con le medie e Sebastian con le Soft”. Fin qua tutto bene, ma quindi allora perché poi me li fermi entrambi ai box nel medesimo giro durante la corsa? Dove sarebbe la diversificazione? A Maranello bisogna lavorare su tutto il team. E tanto anche. Perché con queste premesse, contro questa Mercedes, non si va da nessuna parte neanche nel 2020.

Red Bull in crescita: in chiusura di stagione, i bibitari hanno dimostrato di aver raggiunto il livello della Ferrari. E se pensiamo che lo stanno facendo con un propulsore che “sulla carta” vale un quarto di quello in Rosso, fossimo in Binotto ci preoccuperemmo. Mercedes pare ancora lontana, questo è vero. Ma se Honda fa quell’ultimo step che serve, siamo convinti che Max Verstappen può fare un bel casino. L’omonimo di “Davy Jones” è ormai arrivato alla maturità, portando avanti un piede super pesante ed una tendenza all’errore che oramai rasenta lo zero. Adesso si che è quel fenomeno di cui tutti parlavano negli anni precedenti e, anche se non starà molto simpatico ai più, è innegabile che il figlio di Jos abbia classe da vendere. Con una vettura decente, potrebbe essere lui (insieme a Leclerc) il nuovo figo del Circus.

Il resto della griglia: per concludere Focus e stagione, vogliamo fare innanzitutto un grosso in bocca al lupo a Nico Hulkenberg, che ad Abu Dhabi ha concluso (almeno per ora) la sua carriera in Formula Uno. Grandi applausi vanno poi a Woking, con una Mclaren capace di riportarsi nelle posizioni che contano dopo un baratro durato anche troppo. Ottimi risultati anche per Toro Rosso e Alfa Sauber, nonostante cronometri spesso altalenanti. Deludentissimi invece Racing Point, Haas e soprattutto Williams, con quest’ultima che manda in pensione il povero Kubica in una maniera che non meritava. Senza voto la Renault, in quanto l’anonimato avuto durante tutta la stagione rende difficile persino valutarla.

Federazione e speranze future! Ah dimenticavamo: penalità incostanti, eterni “under investigation”, verdetti che arrivano dopo ore di ritardo, DRS che va in palla, regolamento pieno di buchi e chi più ne ha più ne metta. Bisogna fare chiarezza e cercare soluzioni, perché anche durante questa stagione, spiace dirlo, ma siamo spesso caduti sul ridicolo. Speranze future invece (specie pensando al cambio drastico di regole dal 2021)? Solo due: rifornimento ai pitstop per dare più senso agli overcut (girare si con gomme più vecchie, ma scarichi di benzina) e piazzare la ghiaia pesante in ogni via di fuga. Così vediamo quanti sono i fenomeni che tirano le staccate suicida. Pensateci Todt e Brawn.

Ci sentiamo l’anno prossimo.

Daniel Limardi

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