L’11 giugno è un giorno di due compleanni importanti per il mondo della Formula 1, ovvero quelli di Jackie Stewart e Jean Alesi: due volti assai conosciuti nel panorama motoristico e nel Circus, protagonisti della storia più o meno recente del motorsport. Il primo, tre volte campione del mondo e pioniere delle battaglie “sindacali” dei piloti a tutela della sicurezza; il secondo, amatissimo protagonista dai tifosi Ferrari nella prima metà degli anni Novanta.




Auguri Jackie! Sir John Young “Jackie” Stewart compie oggi  80 anni. Il tre volte campione del mondo di Formula 1, dopo la morte di John Surtees, avvenuta il 10 marzo 2017, è diventato il più anziano pilota di Formula 1 iridato ancora in vita. Ritiratosi dalle corse, ha svolto le attività di giornalista, collaudatore automobilistico, consulente pubblicitario e team manager, rimanendo sempre presente nei paddock con il suo inconfondibile e caratteristico stile Scottish.

Jacky è stato legato al nome Tyrrell sin dai suoi inizi e per tutta la sua carriera, a partire dal lontano 1964 quando esordì in F3 e vinse il suo primo campionato.

Nel 1965 esordì in F1 su BRM e alla sua prima gara in Sud Africa ottenne il suo primo punto mondiale. Alla fine della sua prima stagione in F1 collezionò quindi una vittoria (Gran Premio d’Italia 1965), tre secondi posti, un terzo, un quinto e un sesto posto, concludendo il Campionato del mondo terzo dietro Graham Hill e al vincitore Jim Clark.

Il 1968 fu l’anno del ritorno alla scuderia di Ken Tyrrell, che al momento schierava nel Mondiale di F1 delle Matra MS10-Cosworth. Il suo talento gli permise di vincere a Zandvoort sotto un diluvio e al Nürburgring nella nebbia, dove si impose con un distacco di quattro minuti sul secondo. Quest’ultima gara è considerata uno dei suoi capolavori: quell’anno non vinse il mondiale a causa di un infortunio che gli fece saltare dei Gran Premi e un guasto meccanico, ma il 1969 fu l’anno della consacrazione. Sempre con le Matra di Ken Tyrrell, Stewart mostrò una superiorità schiacciante: vinse con due giri di vantaggio in Spagna, poi in Sud Africa, Olanda e Italia e si laureò così campione del mondo e, fino al titolo di Alonso con Renault nel 2005, rimase l’unico pilota ad aver vinto il mondiale per un marchio francese.

Nel 1970, a causa di diverse vedute, la Tyrrell abbandonò il marchio francese per comprare dei telai dalla March Engineering e mantenere i motori Cosworth; con la nuova vettura, Stewart vinse subito a Jarama, ma Jochen Rindt si rivelò molto superiore in quella stagione. Anche con la nuova Tyrrell 001 Cosworth, apparsa a fine campionato, Stewart non poté impedire a Rindt di vincere il mondiale (l’austriaco morì a Monza quell’anno, ma vinse il titolo postumo grazie al grande vantaggio accumulato).

Una serie di incidenti occorsi ad amici e colleghi gli fecero capire che bisognava fare qualcosa per rendere l’automobilismo uno sport sicuro e divenne uno dei più attivi sostenitori della sicurezza nella F1. Le sue battaglie non lo resero popolare tra gli organizzatori dei Gran Premi, giornalisti e anche alcuni dei suoi colleghi.

Nonostante una stagione deludente, Stewart ebbe fiducia nella Tyrrell, che per il 1971 sfornò la 003-Cosworth, con cui vinse i GP di Spagna, Monaco, Francia, Gran Bretagna, Germania e Canada, e con cui si laureò campione del mondo per la seconda volta.

All’inizio della stagione 1973 Stewart aveva già deciso di ritirarsi dalle corse alla fine dell’anno, ma ciò non gli impedì di vincere ancora in Sud Africa, Belgio, Monaco, Paesi Bassi e Germania. Quest’ultima fu anche la sua ventisettesima vittoria in carriera, che lo avvicinò al suo terzo titolo iridato. In occasione dell’ultimo GP della stagione, dopo la morte del suo compagno e amico Cevert durante le qualifiche, Stewart decise di non correre, mancando così il suo centesimo GP in carriera.

In seguito divenne un consulente della Ford e uomo di rappresentanza di industrie di svariato tipo. Allo stesso tempo divenne un sostenitore della sicurezza in Formula Uno. Tra gli anni Settanta e Ottanta ha lavorato come commentatore per le televisioni americane e australiane. Nel 1997 Stewart ritornò in Formula 1 con la Stewart Grand Prix, come proprietario di scuderia in società con suo figlio, Paul, e la Ford. Il risultato migliore fu al Gran Premio di Monaco dello stesso anno, quando Rubens Barrichello ottenne uno stupefacente secondo posto sotto la pioggia. L’affidabilità lasciava comunque molto a desiderare e risultati potenzialmente ottimi furono vanificati da rotture meccaniche.

Nel 1999 la scuderia venne acquistata dalla Ford e si trasformò in Jaguar Racing nel 2000; essa a sua volta sarebbe diventata Red Bull Racing nel 2005. Stewart è diventato Cavaliere nel 2001 ed è stato presidente dal 2000 al 2006 del British Racing Drivers’ Club, associazione che gestisce il circuito di Silverstone e l’organizzazione del Gran Premio di Gran Bretagna di F1.

Ora lo si vede con piacere in visita nei paddock in occasione dei Gran Premi più importanti come icona leggendaria di un motorsport sempre vivo e presente, che cambia ma permane nel tempo.

Accomunato a Stewart dal legame con il nome Tyrrell, un altro pilota assai popolare compie oggi gli anni: si tratta di Jean Alesi, che festeggia 55 anni.

Il francese di Avignone è uno dei piloti più amati dai ferraristi, nonostante sia salito solo una volta sul gradino più alto del podio in 201 gran premi disputati in Formula 1. Nonostante fosse dotato di un indiscusso talento, per una serie di circostanze sfavorevoli ha indubbiamente raccolto molto meno di quanto avrebbe meritato.

Approdato in F1 nel 1989 per sostituire Michele Alboreto (alle prese con problemi di sponsor) al volante proprio della Tyrrell, centrò un clamoroso quarto posto. Nel 1990 Alesi si migliorò ancora, cogliendo due secondi posti e raccogliendo l’interesse dei migliori team. Nonostante un pre-contratto già siglato con Frank Williams, la Ferrari riuscì a portarlo alla propria corte dalla stagione 1991.

Durante la sua permanenza a Maranello, anche a causa di una vettura che in quel periodo faticava molto a essere competitiva, Alesi non ottenne grandi risultati.

Nella prima stagione con la Rossa conquistò tre terzi posti (Monte Carlo, Germania e Portogallo), ma nel 1992 Alesi ebbe a che fare con una Ferrari ancora meno competitiva, dovendosi accontentare di due terzi posti in Spagna e in Canada.

Negli anni successivi, anche in coppia con Gerhard Berger, continuarono gli alti e bassi. Il 1995 fu l’anno della prima e unica vittoria in F1 di Jean Alesi: il trionfo nel GP del Canada, arrivato nel giorno del suo 31esimo compleanno, è ancora oggi ricordato con affetto da molti tifosi del Cavallino.

Nel 1996 Alesi passò alla Benetton insieme a Berger, disputando la migliore stagione della sua carriera, giungendo quarto nel mondiale grazie a numerosi piazzamenti importanti. A fine carriera corse per Sauber, Prost e infine Jordan, con la quale chiuse la propria avventura in F1.

Una volta terminata la sua carriera nella massima serie, il pilota transalpino si è cimentato in altre categorie: ha corso in DTM, è passato alla Speedcar Series, quindi nel 2010 è stato tra i protagonisti della Le Mans Series a bordo di una Ferrari 360 della scuderia AF Corse.

Il trionfo di Alesi sulla pista del mitico Gilles Villeneuve con il suo stesso numero (il 27) contribuì a cementare lo splendido rapporto tra il pilota transalpino e i tifosi italiani.  Nonostante tanta sfortuna e un’unica vittoria, infatti, Jean Alesi ha sempre incarnato, con il suo spirito combattivo, il suo attaccamento alla causa e la sua generosità, l’idolo della folla del cavallino rampante, diventando un ferrarista per sempre.

Il nome Alesi è legato alla Ferrari oggi anche tramite il figlio Giuliano, portacolori della Ferrari Driver Academy, ora impegnato in F2 con il team Trident.

Alesi, passato alla storia anche per la sua proverbiale sfortuna, con autoironia decise di associare al suo marchio, ai tempi di Sauber e Prost, l’immagine di uno dei cartoni Looney Tunes, ovvero Willy il Coyote, logo poi ripreso anche nel nuovo progetto lanciato con Matteo Bobbi lo scorso inverno: la Jean Alesi eSports Academy, progetto in cui mette a disposizione la propria esperienza in favore dei piloti digitali, seguendoli in preparazione, training, alimentazione, per portarli poi a misurarsi anche su pista.

Auguri a questi due grandi campioni di vita e di motorsport, che spesso sono presenti nel paddock ancora oggi…

Anna Mangione

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