I motori si spengono, le serrande si abbassano, i camion delle scuderie ripartono verso le rispettive destinazioni. Un'altra domenica di motori va in archivio, con l'adrenalina che lascia nella mente immagini frenetiche e convulse, fatte di sorpassi, incidenti, strategie, emozioni. Il silenzio che cala inesorabilmente sulle piste viene accompagnato dal buio della notte, illuminato solo da qualche stella che oggi brilla in maniera più intensa delle altre.

Perchè parlando di 1° Maggio la mente non può che tornare indietro di ventidue anni, a quel maledetto week-end di Imola che ci ha portato via per sempre Ayrton Senna e Roland Ratzenberger. Da allora, tante cose sono cambiate, ma anche molte altre sono rimaste pressoché identiche: come il rito domenicale, che ogni fine settimana vede i piloti sfidarsi in pista, i cronisti commentare quanto accade e i tifosi assiepati sulle tribune. Tutti, semplicemente, accomunati da una sola parola: passione. L’amore per le corse, il fascino della velocità, l’ebbrezza della sfida: sensazioni che erano proprie anche di Ayrton e Roland, capaci di condurli dalle piste di kart al principale palcoscenico mondiale, quello della Formula 1.

Oggi, più che mai, appare opportuno ricordarli come se fossero una cosa sola, seppur separati da mille differenze: il campione affermato e il rookie alla prima esperienza, la star famosa in tutto il mondo ed il giovane sconosciuto, il pilota più veloce e rispettato ed il meno esperto del lotto. Accomunati da un tragico destino, una fine drammatica, che li ha visti andarsene in mondovisione, davanti ad un pubblico ancora incredulo, angosciato, attonito.

Ventidue anni durante i quali il ricordo non si è affievolito, anzi è servito per tenere viva in tutti noi la necessità di non dimenticare, per continuare ad andare avanti anche nel loro ricordo. Così diversi, così distanti, ma cosi uguali: perchè in fondo siamo tutti un’unica grande famiglia, riunita in un enorme rito colletivo che ne celebra la memoria ed il ricordo di anno in anno. Nella speranza e nell’auspicio che il Paradiso delle corse abbia esaurito, una volta per tutte, i propri conti col destino.

Marco Privitera

 

 

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