SBK Honda RC51

Operazione nostalgia da parte di Honda Pro Racing, che nella giornata di oggi ha deciso di riportare alla luce la storia della RC51, la bicilindrica che ha battuto Ducati sul suo terreno nei primi anni 2000 con Colin Edwards. Nel dettaglio, si tratta della prima ed unica Superbike bicilindrica di casa Honda.

A 20 anni esatti dal primo titolo di Colin Edwards, Honda, la più grande azienda di moto al mondo, apre il cassetto dei ricordi per raccontarci la storia della sua prima Superbike bicilindrica, la RC51 (conosciuta nelle sue iterazioni come VTR1000SPW o SP1 ed SP2) che con il texano, nel 2000 e 2002, è riuscita a battere Ducati sul suo terreno, il bicilindrico, marchio di fabbrica della Rossa di Borgo Panigale fin dall’esordio nel 1988.

Quando Honda si impegna sul serio lo fa per vincere e così succede. Nel 2000 Honda si presenta al via del Mondiale Superbike con la nuovissima RC51 (sigla americana e giapponese) o VTR1000SP1, bicilindrica a V di 90° gradi di 999 cc di cilindrata. Titolo subito al debutto e bissato poi nel 2002 con l’epico finale di Imola tra Edwards e Bayliss.

Storia 

La storia dietro alla nascita della RC51 è molto semplice. Honda sentiva che dopo il titolo del ’97 con John Kocinski e la RC45 (4 cilindri di 750 cc) la strada dei 750 era pressochè segnata contro i 1000 bicilindrici. Da qui l’idea di creare e sviluppare ad hoc una moto bicilindrica che potesse vincere subito, fermando l’egemonia di Ducati nel Mondiale Superbike. Il progetto RC51 nasce dunque all’inizio del 1998 ed inizia a girare in pista già all’inizio del ’99. L’input successivo lo da involontariamente Aprilia nel ’99, con la competitività mostrata dalla sua RSV1000 bicilindrica. Honda quindi nel 2000 si presenta al via del Mondiale con la nuova RC51, la prima ed unica bicilindrica della sua storia. Nei tre anni di presenza nel Mondiale, la RC51, nelle sue iterazioni del 2000-2001-2002, raccoglie 26 vittorie, 30 podi ed i 2 titoli mondiali piloti del 2000 e 2002 con Colin Edwards.

Piloti  

Il neozelandese Aaron Slight ed il texano Colin Edwards sono stati i primi a fare il passaggio dalla RC45 4 cilindri alla RC51 bicilindrica, moto con supporto full di Honda Giappone, nonostante la base del team HRC Castrol fosse inglese. Una moto completamente giapponese considerando anche le sospensioni Showa ed i freni Nissin.

Ricordi 

E’ proprio il texano Colin Edwards ad aprire l’album dei ricordi con una lunga intervista ad Honda Pro Racing per celebrare i 20 anni del suo primo titolo in Superbike. In questa intervista Colin ha raccontato della nascita del progetto RC51, delle fasi di progettazione, del primo approccio con la 1000, della difficoltà con le gomme durante la stagione 2000 (una  stagione non semplice) e del lavoro fatto per arrivare al titolo mondiale.

Nascita del progetto RC51

Racconta Edwards: “Prima che firmassi con Honda ero in Yamaha e chiedevo ai tecnici di fare un bicilindrico. Quando poi sono arrivato in Honda hanno deciso subito di farlo ed ero ovviamente felice perché sappiamo cosa può fare una azienda come Honda. Sono riusciti a fare una moto con tanta potenza ed ero eccitato dalla cosa.

Fasi del progetto 

“Abbiamo sentito nel 1998 che la stavano costruendo”, prosegue Colin. “Siamo andati a testarla in Australia, a Phillip Island e ad East Creek nel febbraio 1999. Ci è voluto un anno intero prima che la moto uscisse dalla fabbrica. L’ho guidata due giorni a Phillip Island. La moto era molto lenta; era in qualche modo una moto standard in quel momento e non aveva alcun kit applicato. I nostri tempi sul giro erano circa tre decimi dietro l’RC45 e stavamo andando circa 20-25 km / h più lenti in rettilineo. Sapevamo che era lenta solo perché non avevano avuto il tempo di svilupparla. Sapevamo di poterne ricavare più potenza, ma a quel tempo avevamo appena iniziato a giocare con il rifornimento e la mappatura.”

Gomme e set up 

Racconta ancora Texas Tornado: “Era una moto facile da settare. Il bicilindrico era molto gentile con le gomme, ma c’era comunque tanto lavoro da fare con le Michelin. Ognuno aveva carta bianca sulla scelta del compound. Era una sorta di ‘prova questa e se non va provane un’altra’. Michelin arrivava e diceva ‘A Fogarty piace questa, perché non la provi?’ Non avevamo due o tre tipi tra i quali scegliere come oggi, era leggermente diverso allora.” Colin ricorda anche come Dunlop fosse forte all’epoca in alcune piste: “Era stressante, a Sugo o Donington, dove Dunlop andava forte, non c’era nulla da fare. Abbiamo avuto brutti weekend e bisogna uscire dai brutti weekend nel miglior modo possibile

La stagione 2000 

Come tutti sappiamo, la stagione 2000 inizia con il botto. In Australia il campione in carica Carl Fogarty è vittima di un brutto incidente mentre sta doppiando un pilota lento. L’inglese cade rovinosamente procurandosi seri danni al braccio destro ed annunciando il ritiro dalle competizioni di lì a pochi mesi. La stagione vive tutta sul duello Edwards-Haga per il titolo, risoltosi a favore del texano, che chiude la cavalcata con 400 punti ed 8 vittorie. Ricorda Colin: “Eravamo pronti a vincere, sia io che la moto. Ho chiuso al secondo posto l’anno precedente e sono migliorato di anno in anno, il mio modo di guidare è arrivato al top e mi sentivo pronto per lottare per il titolo. Allo stesso tempo la moto era bella da guidare, ma non perfetta, la SP2 lo era. Con la SP1 abbiamo dovuto giocare di più. 

Colin apre il suo album dei ricordi partendo dal primo round stagionale: “Nella prima gara, in Sud Africa, ho vinto; Haga era con me e poi Fogarty. Nella seconda gara Haga ha vinto con ampio margine mentre io non sono riuscito a tenere il suo ritmo. Perché non l’ha fatto anche nella prima gara? Set up diverso? Era un po’ anomalo… A Brands Hatch tutto quello che dovevo fare era raccogliere due decimi posti… E’ Brands Hatch e di solito vinco, quindi ero rilassato.

Lavoro fatto da Honda e dal team Castrol

Colin elogia il team e lo sforzo fatto da Honda per centrare un titolo incredibile con una moto “appena” nata: “Adrian Gorst era il mio capo tecnico sin dal 1998 e Neil Tuxworth il team manager, una bella squadra. Honda quell’anno ha messo in campo tutto il possibile per raggiungere l’obiettivo. I tecnici giapponesi venivano ad ogni gara, nulla veniva lasciato al caso. E’ stato anche l’anno della prima 8 ore di Suzuka, vinta con Valentino Rossi. Tutto è stato concentrato sullo sviluppo della moto, uno sforzo importante che andava ripagato al meglio.

Continua Colin: “Abbiamo vinto il Mondiale, battuto Ducati e la moto è stata perfetta. La SP2 è stata ancora meglio, è stato tutto lavoro di sviluppo. Abbiamo corso i primi due anni con la SP1 per capirne i punti deboli, dove potevamo migliorare ed abbiamo portato tutto nello sviluppo della SP2 del 2002. E’ stato puro lavoro di R&D, da dove è partito tutto nel 2000 – direi una buona base – e abbiamo vinto il titolo.

Marco Pezzoni

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