Da adesso si gioca a carte scoperte. La sessione di test che scatterà domani in Bahrain sarà l’ultima occasione per testare le monoposto 2014, prima di imbarcare tutto il materiale alla volta dell’Australia. Fino a Domenica 2 Marzo, piloti e team saranno nuovamente impegnati sul tracciato di Sakhir, per una prova conclusiva che non concede appello: la pre-tattica servirà a poco, anche perché occorrerà avere un quadro più chiaro delle forze a propria disposizione in vista dell’esordio in campionato. Ma se al termine di questa quattro giorni avremo un’idea senz’altro più definita in merito allo stato di forma delle varie scuderie, come si presentano gli undici team a questa sessione finale? Dopo otto giorni di test disputati (quattro a Jerez e quattro in Bahrain) di quali risposte sono in cerca i protagonisti del Mondiale 2014? Andiamo a scoprirlo, analizzando la situazione team per team.

Red Bull. Vettel ha definito la situazione in maniera emblematica: “Abbiamo dinnanzi a noi una montagna da scalare”. E non ha per niente torto. 21 giri percorsi a Jerez, 116 a Sakhir: poco più di due Gran Premi in totale. A Milton Keynes è allarme rosso. Al punto che si vocifera l’arrivo di una versione B della RB10 da schierare a Melbourne, visti gli innumerevoli problemi sin qui emersi. In parte derivanti dal motore Renault e in parte da una vettura forse troppo estrema per i regolamenti odierni, secondo lo stile di Newey. Di fatto, per il team campione del mondo il dominio dello scorso anno, almeno per il momento, sembra solo un lontano ricordo.

Mercedes. Anziché la Red Bull, le ali sembrano averle messe loro. La W05 sembra affidabile e, soprattutto, va forte. 2935 km sin qui percorsi da Hamilton e Rosberg, ma anche la capacità di scendere a tempi inavvicinabili per la concorrenza. Vero è che il “tempone” del tedesco è stato ottenuto in condizioni da qualifica, ma basterebbe proprio questo dato a far riflettere: ovvero che a Stoccarda si sono già concessi il lusso di guardare alla prestazione nel giro singolo, mentre gli altri sono ancora indietro. Che la lunga rincorsa al vertice della Mercedes sia finalmente finita?

Ferrari. Soddisfazione e ottimismo. Sono questi gli stati d’animo che trapelano da Maranello, dopo un inizio di stagione che sembra promettere bene. Pochissimi i guai accusati finora dalla F14T, la quale ha girato con regolarità e su tempi di assoluto livello. Da sottolineare che finora il team non si è concentrato sulla prestazione da qualifica, bensì sull’ottimizzazione delle componenti aerodinamiche e, soprattutto, elettroniche che caratterizzano la generazione-2014 delle Formula 1. Ma una qualità è già emersa: la nuova Rossa in rettilineo va come un missile. La politica del “fai-da-te” sembra già dare i propri frutti.

Lotus. Un oggetto ancora misterioso. Arrivata (volutamente?) in ritardo, la E22 si è confrontata con i rivali soltanto nella sessione di Sakhir. La vettura presenta soluzioni tecniche innovative e molto interessanti: dal muso asimmetrico a tricheco al tubo di scarico in posizione decentrata. Ma è ancora presto per dire quanto saranno efficaci: questa sessione sarà decisiva per capirne qualcosa in più.

McLaren. Dopo la Mercedes, la nuova monoposto di Woking sembra complessivamente la più convincente. Button e Magnussen hanno percorso in totale 2564 giri, appena 20 in più rispetto alla Ferrari, ma segnando tempi di tutto rilievo. Il rookie sembra andare forte, e con un pilota esperto al proprio fianco non potrà che crescere in fretta. I tempi bui sembrano finiti, grazie anche ad una vettura equilibrata che fa di alcune indovinate soluzioni tecniche (vedi sospensione posteriore) il proprio punto di forza.

Force India. Potrebbe essere la sorpresa della stagione, almeno nella fase iniziale. Ha due piloti affamati come Hulkenberg e Perz, ma soprattutto una vettura che, spinta dall’eccellente V6 Mercedes, potrebbe davvero dire la sua nelle posizioni di vertice. Unica pecca, qualche limite di affidabilità mostrato finora: ma c’è ancora tempo per rimediare.

Sauber. Il team elvetico sembra aver risolto i problemi al brake-by-wire che avevano spedito due volte Sutil a muro durante i test di Jerez. D’ora in avanti, si dovrà cercare anche di trovare le prestazioni, anche perché finora la C33 è rimasta nel gruppone, complice qualche problema di troppo (vedi sostituzione del telaio nell’ultima giornata).

Toro Rosso. La situazione a Faenza (e speriamo che rimanga tale, visto le voci di un trasferimento del team in Inghilterra) non è molto dissimile rispetto a quella di casa Red Bull. 943 km percorsi fin qui e tanti stop: non certo la situazione migliore per un debuttante come Kvyat, alle prese con la necessità di dover prendere confidenza con la nuova monoposto. Anche se è la situazione “politica” del team a preoccupare: non sempre le rivoluzioni in Formula 1 portano ad ottenere risultati migliori.

Williams. Probabilmente è la vettura che sembra aver fatto il miglior salto prestazionale rispetto all’anno scorso. La scelta di passare ai motori Mercedes è stata quantomai azzeccata, al punto da consentire al team di piazzare Nasr per la prima volta alla guida e fargli percorrere 87 giri in una sola giornata. Per non parlare dei rinforzi tecnici e dei nuovi sponsor in arrivo: patron Frank potrà tornare a sorridere.

Caterham. E’ vero: tra i team spinti dalla power unit Renault è quello che ha percorso più chilometri: 1621 in totale, di cui ben 1347 in Bahrain. Ma affidabilità non è sempre sinonimo di competitività: e i tempi, almeno per il momento, non lasciano presagire nulla di buono per la monoposto (esteticamente parlando) più brutta del Mondiale. Attendiamo di capirne di più non appena il motore non girerà “strozzato” come accaduto nei giorni scorsi…

Marussia. La situazione rimane costante. Arrivata a Jerez soltanto in extremis, a Sakhir ha praticamente fatto da comparsa, percorrendo la miseria di 29 giri. Un disastro, al punto che gli stessi uomini del team si interrogano sul fatto di riuscire a presentarsi in condizioni adeguate a Melborne. Sicuramente qualcuno sperava che la rivoluzione regolamentare 2014 avrebbe potuto contribuire a mescolare i valori in campo, ma almeno per quanto riguarda la Marussia ciò pare non essere avvenuto. In bocca al lupo.

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