Achille Varzi

Achille Varzi è uno di quei piloti che ha corso in un periodo in cui la Formula 1 ancora non esisteva e in un mondo ormai molto lontano dal nostro. Un pilota che ha regalato sfide spettacolari con Nuvolari, la cui carriera è partita dalle due ruote. Varzi nasce a Galliate nel 1904, terzo figlio di una famiglia agiata. Il padre e lo zio, successivamente divenuto senatore, avevano fondato la Manifatture Rossari e Varzi.

Inizio nelle due ruote e rivalità con Nuvolari

L’italiano comincia la sua carriera in motocicletta, a 17 anni, e dopo un anno ottiene la sua prima vittoria sul circuito di Tigullio. A 19 anni, Achille è campione nella classe senior della 350cc e conquista la vittoria di classe sul circuito del Lario. Nel 1924 partecipa al Tourist Trophy e vince nuovamente al Lario, mentre l’anno successivo è incoronato campione nella classe 500 italiana. Sulle due ruote si accendono le prime sfide con Nuvolari, che successivamente si sposteranno sulle quattro ruote.

Il passaggio alle quattro ruote

Nel 1926 Varzi “assaggia” le quattro ruote, guidando una Bugatti ed ottenendo le sue prime vittorie al Reale Premio di Roma ed al Circuito del Garda. Dopo questo rodaggio passa all’Alfa Romeo, con la P2 appartenuta a Campari, e diventa campione d’Italia nel 1929 e 1930.

Alla Mille Miglia del 1930, Nuvolari nel cuore della notte spegne i fari della sua auto per cogliere di sorpresa Vanzi e sorpassarlo. La rivalità con Nuvolari diventa sempre più accesa ed i due piloti si sfidano in varie gare che infiammano il popolo. Varzi prende la sua rivincita al Gran Premio di Monaco del 1933, in cui i due danno vita a una sfida fatta di reciproci sorpassi, interrotta dal ritiro di Nuvolari per problemi meccanici. Varzi replica anche a Tripoli e all’Avus.

Nel 1934 è convinto da Enzo Ferrari a passare ufficialmente all’Alfa Romeo: ottiene la vittoria sia alla Mille Miglia che alla Targa Florio. In quell’anno conquista ancora una volta il titolo di Campione d’Italia.

L’arrivo in Auto Union e la caduta

Nel 1935 Varzi passa all’Auto Union e vince al suo debutto al Gran Premio di Tripoli, tra l’altro affermandosi per primo con una macchina che monta un motore posteriore. Vince anche sul circuito di Pescara, ma dopo comincia il suo declino.

La storia d’amore clandestina con Ilse Hubitsch, già moglie del pilota Paul Pietsch, e soprattutto il consiglio di utilizzare la morfina come antidolorifico per placare un attacco di appendicite (che lo avrebbe tenuto lontano temporaneamente dalle gare), portano Varzi alla dipendenza e al declino sportivo. Il rapporto con Auto Union s’interrompe e per Varzi comincia nel 1938 un lento e faticoso periodo di disintossicazione. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, decide di riprendere a correre.

La rinascita

Nel maggio del 1945, Varzi riunisce piloti, tecnici e giornalisti con l’intento di formare un comitato per rilanciare il motorsport dopo gli orrori della Seconda guerra mondiale. Nel 1946 si presenta di nuovo come pilota sul circuito di Torino, vincendo la gara al volante di una Maserati 1500 e aprendo una nuova striscia vincente.

Nel 1948 partecipa alla Temporada Argentina, cogliendo un secondo posto nel Gran Premio di Mar de Plata. Ad inizio luglio Varzi guida sul circuito di Bremgarten per svolgere le prove del Gran premio di Svizzera, svolte sotto la pioggia.

Varzi, a bordo dell’Alfa 158, viene investito da una cospicua quantità d’acqua e va in testacoda presso la curva di Jordenrampe a più di 170 km/h. La monoposto impatta con le barriere e si rovescia. Achille Varzi, purtroppo, muore sul colpo. Al suo funerale partecipano circa quindicimila persone, a testimonianza di quanto fosse amato come pilota.

Chiara Zaffarano

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